Cerreto Sannita è un comune di 4.198 abitanti della provincia di Benevento; dista circa 35 km dal capoluogo di provincia.
È situato su di un colle nell'alta valle del Titerno, circondato dai torrenti Turio e Cappuccino, alle porte del Parco regionale del Matese. Fa parte della comunità montana del Titerno.
Nel paese è importante la produzione di ceramica artistica, tradizione che risale al Settecento. Nel settembre 2004 il Touring Club Italiano l'ha insignito della Bandiera arancione, marchio di qualità turistico ed ambientale per l'entroterra.
Attualmente, Cerreto Sannita è all'avanguardia per quanto riguarda la raccolta differenziata, che sfiora il 70% del totale. Il comune ospita diversi uffici distrettuali e decentrati, ed è sede della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti.
A Cerreto Sannita si sono tenute le riprese di tre importanti film: Maddalena (con Gino Cervi e Marta Thoren); La bella mugnaia (con Sophia Loren, Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica); I briganti italiani (con Vittorio Gassman ed Ernest Borgnine).
Geografia fisica
Territorio ed idrografia
Il comune di Cerreto Sannita si estende su una superficie di 33,3 km². Sino all'Unità d'Italia tale estensione era molto più ampia e comprendeva anche i due casali (frazioni) di Civitella Licinio e San Lorenzello, il primo divenuto frazione di Cusano Mutri ed il secondo comune autonomo.
Il territorio comunale, prevalentamente collinare, è cinto da ovest a est da alcuni rilievi siti alle pendici del massiccio del Matese. A ovest vi è Monte Erbano, la cui quota massima arriva a 1.385 m ed a nord-ovest Monte Cigno con un'altitudine di 675 m, separati dal corso del Titerno. A nord vi è Mont'Alto ed a nord-est Monte Coppe con circa 1.200 m di altezza.
I corsi d'acqua che attraversano il comune sono prevalentamente di carattere torrentizio. Essi, chiamati anche valloni, sono:
- il fiume Titerno che nasce a Pietraroja e giunge a Cerreto Sannita dopo aver attraversato la gola esistente fra i monti Erbano e Cigno. Sulle sue sponde un tempo si ricavava l'argilla usata dai ceramisti locali per le loro manifatture;
- il torrente Turio che sorge nei pressi della località Madonna della Libera e dopo un breve tratto sotterraneo bagna il centro abitato a ovest per poi confluire nel Titerno;
- il torrente Cappuccini che nasce nei pressi di monte Coppe. Il suo nome deiva dal fatto che il suo corso lambisce il convento della Madonna delle Grazie, dei Padri Cappuccini;
- il torrente Selvatico così chiamato perché con le troppe piogge straripava ed inondava i terreni circostanti. In alcuni documenti del XVII secolo è chiamato "torrente Vagno".
Storia
Dall'antichità al medioevo
Il territorio circostante Cerreto Sannita fu abitato sin dalla preistoria, come testimoniano alcuni scavi archeologici compiuti nel 1882 dal De Blasio in località Morgia Sant'Angelo, comunemente detta «la leonessa», e che portarono alla luce alcuni reperti dell’età del bronzo (lance, vasi cinerari, sarcofagi costituiti da lastre di tufo, ed i resti di un arcaico forno con frammenti di cocci).
Lo storico romano Tito Livio nei suoi scritti citò il villaggio sannita di Cominium Ocritum, toccato da Annone, generale di Annibale, durante la seconda guerra punica. Successivamente il nome Cominium Ocritum fu volgarizzato in Cominium Cerritum. Di epoca antica rimangono il basamento di un Tempio dedicato alla Dea Flora (in località Madonna della Libera) ed un ponte dove secondo la leggenda passò lo storico condottiero cartaginese. Cominium Cerritum venne poi distrutta dai saraceni assieme alla vicina Telesia.
Il nuovo centro abitato, chiamato Cerrito, viene oggi indicato dagli storici locali con la denominazione "vecchia Cerreto", per distinguerla dalla "nuova" Cerreto, l'attuale, ricostruita dopo il terremoto del 5 giugno 1688. Del borgo non si hanno però notizie storiche durante il dominio longobardo prima e normanno poi salvo un documento del X secolo in cui si citava l'esistenza di una chiesa dedicata a San Martino.
Una prima notizia certa si ebbe nel 1151 quando il paese risultava essere possedimento del normanno Raone, capostipite della dinastia dei Sanframondo che, con il titolo di Conti di Cerreto, l'ebbero in feudo per oltre quattro secoli e sino alla venuta degli Aragonesi. Il 3 gennaio 1369 Francesca Sanframondi, secondo il Rotondi sorella di Tommaso II, conte di Cerreto Sannita, e moglie di Pietro de Cadenet, collaterale e ciambellano della regina Giovanna I di Napoli, fondò il monastero delle Clarisse nel castello dei feudatari di Cerreto, successivamente sede anche dei frati conventuali di Sant'Antonio.
Sotto questa potente dinastia Cerreto conobbe un rapido sviluppo urbanistico, dei commerci e delle arti, che nel 1480 le valse la conquista del titolo di città, concesso dal re di Napoli perché:
« [...] residenza dei vescovi da più secoli, capo della contea, illustre per la nobiltà dei cittadini possessori di feudi, dovizioso per le ricchezze, ameno per l'aria, fertile per li terreni. Riguardevole per la magnificenza delle chiese e conventi, ornato di case palaziali [...] »
Età moderna
Dall'avvento dei Carafa al 1688
A seguito della ribellione e della successiva sconfitta di Giovanni Sanframondi, promossa contro gli aragonesi nel 1460, la contea di Cerreto venne devoluta alla Regia Corte sino al 1483 quando il Re Ferrante ne investì Diomede Carafa, nobile cavaliere che aveva contribuito, assieme al padre Antonio, alle conquiste aragonesi nel meridione d'Italia.I Carafa, che ressero la città ed i suoi feudi per oltre tre secoli cioé sino all'abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1806, nominarono Cerreto Civitas totius superioris state metropolis, città capoluogo della contea superiore.
Le numerose liti esistenti fra i feudatari Carafa ed i cittadini indussero il conte Diomede III, nel 1541, a concedere gli Statuti, una raccolta di norme che comprendevano disposizioni di diritto penale, civile, processuale, amministrativo, di igiene, di imposte e di annona. Essi furono scritti in latino, mentre le successive grazie o placet furono redatte in volgare con diverse frasi in napoletano.
Con l'approvazione degli Statuti venne riconosciuto ai cerretesi il diritto ad amministrarsi autonomamente nell'ambito della Universitas (amministrazione comunale dell'epoca). Essa era amministrata e rappresentata da quattro eletti (di cui almeno un licteratus) e da dodici consiglieri, rinnovati per metà ogni anno a seguito di elezione da parte del pleno concilio formato da tutti i capifamiglia, senza differenza di ceto.
A partire dal XV secolo Cerreto conobbe un importante sviluppo economico dovuto alla fiorente industria della produzione e del commercio dei panni lana cerretesi che aveva dato vita ad una ricca borghesia commerciale che resisteva ai continui attacchi feudali.Secondo lo storico Di Stefano il numero complessivo dei capi di bestiame cerretesi ammontava a duecentomila.
La lavorazione dei panni di lana aveva creato un vero e proprio indotto con diversi opifici ciascuno competente per una determinata fase della produzione. Esistevano infatti le gualchiere dove si eseguivano la sodatura e la follatura dei panni per rendere la tela di lana impermeabile infeltrendola, le tintorie per tingerli, soprattutto con l'estratto di mallo di noce che dava un colore marrone, le cartoniere dove si svolgeva un procedimento precursore della calandratura, con cartoni infuocati, stretti a forza di braccia, i panni tinti si ponevano sotto la "soppressa". La sola Universitas possedeva nel 1625 quattordici gualchiere date in fitto a privati cerretesi.
Episodio simbolo delle prepotenze dei feudatari contro la popolazione cerretese fu nel 1650 l'assassinio del diacono Francesco Magnati, per ordine del Conte Diomede V Carafa, colpevole di aver sollevato la propria voce contro i suoi eccessi e le sue prepotenze.
Dal 1688 alla Repubblica partenopea
Intorno alle ore 18,30 del 5 giugno 1688, un terribbile terremoto, classificato fra il X el'XI grado della Scala Mercalli, rase al suolo Cerreto e la maggior parte dei paesi del Sannio. Nella sua Relazione, il Vescovo De Bellis, così si espresse:
« [...] Hor questa terra con le Chiese, Monasteri, e tutto [...] in tanto tempo, quando porria dirsi un Credo, cadde tutta, tutta, tutta, senza che vi rimanesse pure una casa da desolarsi [...] cosa che chi non la vede, stenteria crederla [...] »
Le case caddero una sull'altra e la distruzione fu totale. "Il remanente picciolo avanzo de' cittadini" si riversò nelle campagne circostanti, nella zona dove sorge l'attuale centro abitato. Arrivata la notizia del disastro a Napoli, i feudatari inviarono a Cerreto medici, viveri e nettovaglie.
Il conte Marzio Carafa e suo fratello Marino indussero i cittadini a non ricostruire le proprie cose dove era il vecchio abitato, e con la consulenza di più periti ingegneri decisero di ricostruire il paese più a valle, su di un terreno maggiormente stabile e secondo un progetto redatto dal regio ingegnere Giovanni Battista Manni.
Il nuovo abitato fu costruito occupando diversi suoli di proprietà privata fra cui quelli di maggiore estensione erano quelli di proprietà del Barone Pietro Petronzi e del dr. Emilio Magnati e nel 1696, solo otto anni dopo il terribile terremoto, il Vescovo Mons. De Bellis scrisse che gran parte della cittadina era completata e che ogni cittadino aveva la propria casa.
Con la ricostruzione della cittadina giunsero a Cerreto diverse maestranze artigiane, specie napoletane, fra cui diversi ceramisti che contribuirono alla rinascita della ceramica cerretese, anche grazie alle agevolazioni fiscali che il Conte Marzio Carafa concesse.
Nel 1737 l'Universitas, gravata da diversi debiti pregressi e stanca di dover pagare innumerevoli imposte e diritti feudali, intentò una nuova lite contro i feudatari di Cerreto presso il Sacro Regio Consiglio presentando trentacinque capi di gravame riguardanti principalmente gli esosi donativi concessi ai feudatari, al viceconte ed ai suoi protetti, le carcerazioni arbitrarie e le imposte sui panni lana. In risposta i conti Carafa, inviarono centoventi soldati che, guidati dal viceconte Casselli, irrupperò durante un'assemblea di cittadini arrestando e punendo molti dei partecipanti. Tutta la popolazione, tranne i pochi che apoggiavano i Carafa, in prenda al panico, si rifugiò nelle Chiese. Le persone più colte furono incriminate con l'intento di far ritirare la lite. Per quaranta giorni nessuno uscì per strada e nessuno lavorò finché il Re Carlo III, raggiunto da alcune suppliche, ordinò alla Regia Camera della Sommaria di verificare se ci fosse stato uso di giustizia, e la stessa Corte provvide tempestivamente richiamando gli atti e ordinando la scarcerazione dei detenuti.
Età contemporanea
Dalla dominazione francese all'unificazione italiana
Nel 1799, giunte delle truppe napoleoniche nella vicina Solopaca, alcuni cerretesi vi si recarono il 15 gennaio. Ivi, il generale di brigata Dufrese, in nome del Generale Championnet, nominò tre cittadini incaricati di governare il comune e "di dire la verità al popolo, di rassicurare i buoni, di dar animo ai timidi e di vigilare contro i malvagi". La patente di nomina aggiungeva che i francesi riconoscevano il rispetto dovuto alla proprietà, alle persone ed alla religione, ordinando a tutti gli abitanti della città di riconoscere i cittadini Giovanni Di Lella, Gregorio Mastracchio e Giuseppe Mazzacane come loro magistrati e di prestare ad essi rispettosa ubbidienza.
Fu sotto la dominazione francese, ed in particolar modo con il regno di Gioacchino Murat, che vennero attuate diverse ed importanti riforme che giovarono anche a Cerreto come l'istituzione delle scuole primarie d'obbligo, l'abolizione del feudalesimo e la creazione dei municipi.
Caduto Napoleone, combattuto e vinto Gioacchino Murat, tornò sul trono Ferdinando di Borbone, ponendo così fine al decennio di riforme e di cambiamenti sociali che aveva investito il meridione d'Italia.
Il 9 febbraio 1852 Ferdinando II delle Due Sicilie giunse a Solopaca per l'inaugurazione del ponte pensile "Maria Cristina" sul fiume Calore. Nel pomeriggio il Re ed il suo seguito si fermarono senza avviso a Cerreto, dirigendosi verso la Cattedrale:
« Eran quivi in quell'ora i soli Sacrestani [...] Un di loro nondimeno corse rattamente nel vicino Seminario ad avvisarne il Rettore Signor Teologo Nicola Ciaburri, il quale primamente il giudicò un sognatore [...]; per lo che ne venne subitamente giù nella Chiesa, come gli era stato detto, tra lo stupore, vi trovò l'augusto Sovrano, che lo stava addocchiando con compiacimento. Si cominciò immantinente un lietissimo scampanio, e pure incontinente ne discorse per la città la fama, sempre crescendo. Di ogni età pertanto, di ogni condizione e grado trasse giù la gente smemorata, ed in tanta folla, che ne fu pieno subitamente il Duomo, e poco dopo anche la Piazza. »
L'augusto sovrano si recò poi nel seminario visitandolo interamente e permettendo ai seminaristi di baciargli la mano. Successivamente si affacciò da una finestra dell'edificio rivolta verso la piazza ascoltando gli "evviva" di una folla festosa (dovuti anche per la notizia che aveva elargito 100 ducati da distribuire ai poveri).
Il clero locale colse l'occasione della visita di Ferdinando II per denunciargli la difficile situazione in cui versava la Diocesi non avendo avuto vescovi dal 1800 al 1810 ed essendo stata successivamente unita a quella di Alife, più giovane e piccola rispetto a quella cerretese. In data 6 luglio 1852 il Papa, su istanza del "carissimo nostro figlio in G. C. Ferdinando II, illustre Re del Regno delle Due Sicilie", ordinò il ripristino della cattedra vescovile a Cerreto.
Dalla nascita del Regno d'Italia al fascismo
Nel 1860 i liberali di Cerreto, assieme a quelli dei paesi vicini, si organizzarono in un comitato provvisorio che ricercava armi e raccoglieva denaro per allestire la legione del Matese, che il 3 settembre, capitanata dal De Marco, entrò in Benevento proclamandovi un governo provvisorio.
Con decreto del 25 ottobre 1860, firmato in nome del dittatore Garibaldi dal generale Giorgio Pallavicini, Benevento venne eretta in provincia del Regno. Successivamente e con decreto luogotenenziale, il 17 febbraio 1861, Cerreto fu tolta dal distretto di Piedimonte e aggregata alla Provincia di Benevento in qualità di capoluogo di distretto.
Già negli ultimi mesi del 1860 alcuni briganti comandati dal cerretese Cosimo Giordano incitarono la popolazione alla rivolta contro l'esercito piemontese. Il più importante tentativo di rivolta avvenne nei vicini comuni di Casalduni e Pontelandolfo il 14 agosto 1861 quando il Giordano fu autore dell'omicidio di quaranta soldati, cinque carabinieri e quattro cittadini. In risposta un battaglione di cinquecento bersaglieri, comandato dal colonnello Gaetano Negri, poi sindaco di Milano, massacrò oltre duecento cittadini, fu autore di numerosi stupri ed incendiò Pontelandolfo.
A cavallo fra l'800 ed il '900 la vita politica del paese fu divisa fra due fazioni: il partito di sopra, capeggiato da Giuseppe D'Andrea, deputato per cinque legislature, presidente della Provincia di Benevento e dal 1910 Senatore del Regno, ed il partito di sotto, stretto attorno ad Antonio Venditti, consigliere provinciale e deputato per tre legislature, rispettivamente sostenitori di Sonnino e di Giolitti a livello nazionale. Gli scontri fra queste due fazioni arrivarono diverse volte a vere e proprie risse alimentate dai sostenitori del Venditti, che al grido di "è o non è, viva Venditti" occuparono addirittura la sala delle votazioni del 1902. Il D'Andrea si lamentò di tali avvenimenti nella seduta della Camera dei Deputati del 30 marzo 1903 ottendo dal Giolitti la risposta "Sulle elezioni di Cerreto [...] sono i costumi che bisogna cambiare".
L'ultima amministrazione comunale democratica fu quella retta dal sindaco Domenico Pilella che durò sino al giugno 1926, anno in cui le camicie nere irruppero nella sede municipale ponendo fine al periodo liberale iniziato con l'unificazione italiana nel 1860.
Dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri
Durante gli avvenimenti della Seconda guerra mondiale Cerreto ospitò alcune truppe italiane per delle esercitazioni su monte Coppe, ricevendo in visita anche il Principe Umberto II.
Nel 1943, i tedeschi in ritirata isolarono il paese facendo saltare con dell'esplosivo i tre ponti rivolti verso Guardia Sanframondi, Telese Terme e Cusano Mutri. Contestualmente la popolazione fu invitata a donare metalli e materiali ferrosi per fonderli e costruire armi da guerra. Il Comune deliberò di donare anche il vecchio monumento ai caduti della prima guerra mondiale, raffigurante un soldato, e le cancellate laterali del pronao della Chiesa di San Gennaro.
Al termine della seconda guerra mondiale la prima amministrazione provvisoria fu guidata dall'ing. Antonio Biondi in attesa del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che, contrariamente all'epilogo nazionale, vide a Cerreto la vittoria delle forze per il mantimento della monarchia. Le stesse elezioni per l'Assemblea Costituente videro nel paese una netta vittoria delle forze popolari e conservatrici con 1.250 voti alla Democrazia Cristiana (circa il 49%), 625 al Partito Repubblicano Italiano (circa il 25%) e solo 24 voti al Partito Comunista Italiano.
L'interesse per il passato e la riscoperta dell'antica tradizione ceramica cerretese portò alla nascita dell'Istituto Statale d'Arte "Nicola Giustiniani" nel 1957 aumentando le strutture scolastiche presenti sul territorio assieme al Liceo ginnasio Luigi Sodo, nato nel 1938, all'Istituto Magistrale ed all'Istituto Tecnico e Commerciale, attivo dal 1960. Già sede della pretura circondariale, il paese divenne sede dal 1970 dell'ospedale di zona intitolato alla Madonna delle Grazie.
La ceramica cerretese
L'attività di lavorazione della ceramica a Cerreto ha antiche origini: il primo pezzo di cui si ha notizia è un Ecce Homo appartenuto alla prima badessa del Monastero delle Clarisse, Francesca Sanframondi, nel XV secolo.
Una maggiore produzione figulina si ebbe nei secoli XVI e XVII, grazie anche agli scambi commerciali dovuti alla presenza del vicino tratturo regio (ricordato anche come l'"autostrada delle pecore").
È pero solo dopo il terribile terremoto del 5 giugno 1688 - e con la successiva ricostruzione - che le più importanti maestranze napoletane (i "faenzari") giunsero a Cerreto Sannita rivoluzionando la decorazione ceramica in modo da associarla al più vivace stile tardo barocco. Oltre ai "faenzari" c'erano i "pignatari", tornianti specializzati nella modellazione delle pignate (usate per cuocere i legumi o nelle feste popolari), ed i "cocciolari" che creavano i manufatti di uso comune.
I più importanti ceramisti sono stati Nicola Giustiniani, cui è intitolato l'Istituto Statale d'Arte di Cerreto Sannita, Nicolò Russo e le famiglie Festa, Marchitto e Cinquegrani.
I colori della ceramica cerretese sono il giallo, il verde, il blu e l'arancio, filettati con il manganese, mentre i manufatti più conosciuti sono le acquasantiere.
Monumenti e luoghi di interesse
Il centro storico
Il centro storico di Cerreto Sannita si presenta in tardo stile barocco, ricco di scorci suggestivi, e con una regolare pianta urbana a scacchiera. Esso, infatti, è il risultato della ricostruzione all'indomani del terribile sisma del 5 giugno 1688, che distrusse il vecchio centro medievale; per questo motivo, è detto la "città di fondazione".
La ricostruzione in un sito diverso dal precedente, più a valle, venne decisa dal feudatario Marzio Carafa, appoggiato dal fratello Marino Carafa e dal Vescovo di Cerreto De Bellis, nonostante le vive proteste di alcuni cittadini.
Il progetto, o meglio, la "squadratura" delle aree e degli isolati della nuova cittadina fu affidato al regio ingegnere Giovanni Battista Manni di Napoli, che tenne presente la pianta di un rione di Torino. Questi successivamente progettò anche alcuni degli edifici più significativi, come le carceri feudali e la Collegiata di San Martino.
Tre furono gli isolati base che il Manni tenne presente, destinati ad altrettante tipologie abitative:
- isolati a corte, nati per ospitare i palazzi dei signori;
- isolati a spina, lunghi e stretti, per gli artigiani, gli operai ed il ceto meno abbiente;
- isolati a blocco, per ospitare gli edifici di culto e del clero.
Alcuni ritengono che la ricostruzione di Cerreto Sannita sia avvenuta osservando dei criteri antisismici. L'arch. Nicola Ciaburri, studioso di urbanistica, preferisce parlare, più in generale, di "cultura della protezione civile".
Si notano, infatti, diversi accorgimenti antisismici nella costruzione della nuova Cerreto: murature molto spesse, larghe fino a circa un metro, capaci di resistere agli spostamenti di tipo orizzontale di una scossa sismica; cantine con copertura a volta, le cui mura interrate sono in grado di reggere qualsiasi carico venga dall'alto; una particolare distribuzione degli ambienti interni delle case, con la cucina al piano superiore e le camere da letto al pianoterra, in modo che fosse più agevolata l'uscita in caso di sisma notturno; infine, le strade larghe, e la dislocazione di tre grandi piazze nelle parti centrali, meridionale e settentrionale della cittadina.
Tuttavia, un elemento negativo che testimonia l'assenza di una vera e propria cultura antisismica è la costruzione delle abitazioni lungo i pendii, oggettivamente instabili, dei due torrenti Turio e Cappuccini.
Architetture religiose
- Cattedrale della Santissima Trinità: chiesa episcopale della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti, edificata fra il 1690 ed il 1736 e decorata da ricchi stucchi settecenteschi del Caldarisi e del Silva. Costituita da tre navate conserva sui numerosi altari pregevoli dipinti barocchi di autori locali e napoletani.
- Collegiata di San Martino: imponente edificio sacro voluto dal Conte Marzio Carafa e progettato dal regio ingegnere Giovanni Battista Manni, progettista della cittadina. Il Tritta poi nel 1736 vi progettò le eleganti scalee, due diritte e due curvilinee, che danno accesso alla chiesa avente pianta a croce latina.
- Ex Monastero delle Clarisse: completato nei primi anni del XVIII secolo e costituito dal monastero, del cui aspetto originario non resta quasi nulla, e dalla Chiesa, ricca di opere d'arte, con stucchi barocchi e con un ampio pronao interno pavimentato interamente con originarie maioliche cerretesi del '700.
- Chiesa di Santa Maria: chiamata anche Santa Maria del Monte dei Morti o Madonna Assunta per la scultura che vi si venera in agosto. Costituita da un'unica navata con transetto e cappelle laterali, ha un imponente portale del 1754 ad opera del maestro scalpellino Antonio Di Lella su progetto del Tritta.
- Chiesa di San Gennaro: grazioso tempio a pianta ellittica, edificato nel 1722 per volere dei coniugi Giuseppe Giamei ed Elisabetta Biondi, sovrastato da un'alta cupola a gradoni con filari di embrici maiolicati giallo e verdi. L'interno che nel XVIII secolo ospitava le riunioni dell'Universitas, ora è sede del Museo civico di arte sacra.
- Chiesa di Sant'Antonio: primo edificio sacro completato nell'attuale Cerreto, era la chiesa del Convento dei Padri Antoniani oggi Palazzo Sant'Antonio (sede comunale), chiuso agli inizi del XIX secolo con le leggi eversive di Gioacchino Murat. L'attuale chiesa, con ricchi stucchi, è stata ridotta nelle sue dimensioni dopo che un terremoto nel 1805 fece crollare il transetto, la cupola ed il presbiterio, non ricostruiti.
- Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli: voluta dall'omonima confraternita, la più ricca nella Cerreto del XVIII secolo, ha pianta a croce latina ed è ricca di stucchi e di antiche tele salvatesi dal terremoto del 5 giugno 1688. Sull'altare maggiore è la scultura della Vergine del cerretese Silvestro Jacobelli.
- Chiesa di San Giuseppe: edificata agli inizi del '600 e ricostruita dopo il 1688 a spese dell'abate Giuseppe Ciaburro che abitava nel palazzo sito quasi di fronte a tale luogo sacro, oggi sede della Comunità Montana del Titerno. Ad aula unica, conserva una cupola con affreschi barocchi ed un altare in stucco con colonne tortili. Attualmente è chiusa al culto.
- Chiesa di San Rocco: capella citata già nel XVI secolo, ampliata per devozione della popolazione a seguito della peste del 1656 e ricostruita dopo il sisma del 1688. Custodisce una scultura settecentesca del Jacobelli. La vecchia chiesa sulla quale venne edificata l'attuale costituisce una cripta sepoltura, interessante sito che testimonia l'antica usanza di seppellire nei luoghi sacri.
- Santuario della Madonna delle Grazie: costituito dalla chiesa e dal convento, edificati nel XVI secolo ma più volte ampliati nei secoli, è meta di continui pellegrinaggi. Vi si venera una scultura settecentesca della Vergine, risalente al '700 ed attribuita allo sculture cerretese Silvestro Jacobelli.
- Chiesa della Madonna della Libera: edificata nel XVII secolo a spese dell'Universitas su di una preesistente cappella medievale, nel luogo dove sorgeva un antico tempio sannita in età romana dedicato alla dea Flora.
Altri edifici di culto sono la Chiesa di Sant'Anna, edificata nel 1460, la Chiesa della Madonna del Carmine, risalente al medioevo ma ampliata nel XVII secolo, la Cappella della Madonna del Soccorso, citata per la prima volta nel 1638, la Chiesa di San Giovanni, del 1630 e la Confraternita della Madonna del Pianto.
Architetture civili
- Palazzo Sant'Antonio: nato come monastero dei Padri conventuali di Sant'Antonio fu abbandonato dai frati a seguito dei decreti eversivi di Gioacchino Murat fu poi smembrato per ospitare nel corso degli anni un orfanotrofio, un educandato e delle scuole. Attualmente ospita la sede comunale e gli uffici distrettuali dell'Agenzia delle Entrate. Al piano terra è sito il Museo civico e della ceramica cerretese.
- Palazzo del Genio: originariamente sede dell'Universitas ospitò dal 1737 degli spettacoli teatrali sino alla costruzione di vero e proprio teatro in stile neoclassico agli inizi del XIX secolo, negli anni 1930 distrutto dai fascisti. Oggi l'edificio è utilizzato come centro culturale e di promozione della cultura e del genio cerretese.
- Ex Carceri feudali: terminate nel 1712 al piano terra erano reclusi i condannati per reati penali ed al piano superiore le donne ed i condannati per illeciti civili. Le massicce mura sono spesse oltre 2 metri. Vi è ancora una cella con alle pareti le scritte dei detenuti.
- Episcopio: palazzo vescovile sede anche degli uffici della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti, terminato nel 1696. Nella sala degli stemmi vescovili vi è una tela di Luca Giordano raffigurante la Crocifissione ed un pavimento in ceramica cerretese del XIX secolo con decoro a rosa dei venti.
- Seminario diocesano: grande edificio edificato nel 1700 ed ingrandito più volte sino alla fine dell'800. Attualmente ospita il Liceo Classico paritario Luigi Sodo ed una Biblioteca completa di oltre 10.000 volumi fra cui diverse cinquecentine.
- Ex Palazzo Ducale: la sua costruzione iniziò verso la metà del '700 e fu concepito come residenza di villeggiatura, in una zona allora semi periferica della cittadina. Non fu mai completato e nel XIX secolo era in stato di abbandono. Divenuta proprietà ecclesiastica fu venduto alla provincia che lo ristrutturò per adibirvi un Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri, ancora attivo.
- Ex Palazzo Ungaro: edificato subito dopo il 1688 dai Mazzacane e dai Valletta, venne donato da questi ultimi ai conti Carafa che a loro volta lo donarono a Giulio Ungaro, governatore della contea. Sotto questa potente dinastia venne decorato da affreschi di Francesco Celebrano divenendo il fulcro della ricca borghesia cerretese. Oggi è smembrato in più unità;
- Vecchia fucina: antica bottega di fabbri, originariamente opificio per la lavorazione dei panni lana cerretesi.
Altre architetture civili degne di nota sono Villa Langer, palazzo Mastrobuoni, l'unico edificio che agli inizi XVIII secolo era costituito da tre piani, palazzo Ciaburri successivamente orfanotrofio, palazzo Mazzarelli oggi Ventrone, costruito sulle prime baracche nate dopo il terremoto del 1688 e di cui si vedono ancora tracce, palazzo Mastracchio, palazzo Gizzi, palazzo Nardella, con curiosi monogrammi sotto il cornicione e palazzo D'Adona.
Fontane e monumenti
- Fontana dei delfini: è la celebre fontana di piazza mercato a Napoli dalla quale Masaniello arringava la folla. Venne acquistata nel 1812 dal comune di Cerreto Sannita per essere posta nel cuore del paese, in piazza San Martino. Essa è costituita da quattro delfini in pietra da cui sgorga l'acqua, e da una pigna centrale dello stesso materiale.
Altre fontane degne di importanza sono la fontana cap da for, nei pressi della casa abitata dal brigante Cosimo Giordano, rifatta nel 1767, la fontana di San Giuseppe su largo San Rocco, con un mascherone in pietra, la fontana della tinta anch'essa con due mascheroni in pietra, la fontana di piazza Roma, la fontana di Sant'Anna e la fontanna della Madonna della Libera, costituita da blocchi di pietra provenienti dai resti di un tempio sannita che sorgeva in loco.
All'ingresso della cittadina, in piazza luigi Sodo, è il monumento ai caduti di tutte le guerre raffigurante la vittoria alata ed eretto nel 1960 dopo che il precedente, raffigurante un soldato, venne fuso durante la seconda guerra mondiale per ricavarne munizioni. Al termine del corso principale ed antistante l'Istituto Leone XIII (Ex Monastero delle Clarisse) è un monumento eretto nella metà del XX secolo in onore della Madonna delle Grazie, protettrice della Diocesi.
Siti archeologici
In località Madonna della Libera sono siti i resti di un tempio sannita che in età romana venne dedicato alla dea Flora e che era sito in prossimità del luogo dove sorgeva Cominium Cerritum. Del tempio restano un tratto del basamento sistemato nel luogo originario a seguito dei recenti restauri, alcuni blocchi squadrati dai quali è stata ricavata la vasca di una vicina fontana, alcuni pezzi di colonne a tutto tondo e dei capitelli di ordine corinzio. Fra i monti Erbano e Cigno lungo il corso del fiume Titerno è invece sito un ponte con arco a tutto sesto chiamato ponte di Annibale perché secondo una leggenda vi passò il celebre condottiero cartaginese durante le vicende della seconda guerra punica.
Della Cerreto medievale restano alcuni tratti delle mura sporgenti su via san Giovanni ed i massicci ruderi del torrione della porta orientale che aveva funzioni carcerarie.
Diversi sono i siti di archeologia industriale connessi all'antica industria dei panni lana cerretesi che ebbe la massima floridezza dal XVI al XVIII secolo e di cui il simbolo più emblematico sono i resti della Tintoria Ducale dove venivano tinti i panni lana. L'attuale Tintoria, ricostruita dopo il sisma del 5 giugno 1688 e terminata nel 1712 sul sito della precedente, è costituita da diversi grandi vani aventi nel pavimento delle vasche dove venivano immersi i capi. Attualmente il sito è in ristrutturazione. Sparse nel territorio comunale erano i ruderi di altri opifici collegati alla lavorazione dei panni lana come alcune gualchiere. Alcuni resti di una di essa si notano ancora fra la fitta vegetazione esistente su una riva del torrente Turi', nei pressi della Cappella di San Giovanni.
Nel 2007 in alcune foto satellitari sono stati individuati i resti di un probabile insediamento sannita in località monte Coppe.
Siti naturalistici
- Morgia Sant'Angelo o Leonessa: masso calcareo avente le sembianze di un felino che si erge su monte Coppe, rivolta verso la valle Telesina. Nel suo ventre è una grotta adibita a chiesa per diversi secoli e in cui fu sepolto mons. Biagio Caropipe, vescovo nel XVI secolo. Nella zona antistante la leonessa alla fine dell'800 furono trovati un sepolcro tufaceo, i resti di un forno primitivo ed altri reperti archeologici oggi dispersi.
- Forre del Titerno: piccoli canyon scavati dall'erosione dell'acqua del torrente omonimo, avvenuta nel corso dei millenni. Le forre sono profonde sino a 30-35 metri e sono presenti in un tratto corrispondente alla gola esistente fra i monti Erbano e Cigno.
- Grotta dei Briganti o grotta chiusa, esplorata il 6 agosto 1935 da un gruppo di speleologi capitanati dai proff. Umberto Franco e Silvestro Mastrobuoni. L'ingresso difficoltoso dà accesso ad una serie di ambienti ricchi di stalattiti e stalagmiti che terminano nella "cattedrale", maestoso locale alto circa 20 metri.
Economia
L'economia locale è basata principalmente sull'agricoltura e sulle piccole aziende di trasformazione dei prodotti agricoli. Il comune ha una superficie agricola utilizzata di 2260,26 ettari (2000).
Negli ultimi anni ha avuto luogo un significativo aumento del turismo e del settore dei servizi.
Dialetto
La parlata cerretese rappresenta una alterazione o una varietà del dialetto campano. Essa risente di influenza tardo latina con la presenza di numerosi termini spagnoli, francesi, greci, germanici e perfino arabi e turchi.
Cultura
Istruzione
A Cerreto Sannita hanno sede tre scuole secondarie superiori:
- Istituto Statale d'Arte di Cerreto Sannita;
- Liceo Classico Luigi Sodo;
- Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Marzio Carafa.
Sino agli anni '90 del XIX secolo erano pure attivi un Istituto ed una Scuola magistrale, ed un Liceo linguistico paritario tenuto dalle Suore di Carità di Nostra Signora del Buono e Perpetuo Soccorso.
Gastronomia
Il "Virno", o fungo di San Giorgio, è definito il re della cucina cerretese essendo presente in molti piatti di questa, dalle tagliatelle fatte in casa alla stracciatella con i virni, dalla frittata alle bruschette. Altre specialità cerretesi sono gli "abbuoti" (budelline di agnello da latte) al sugo; le "quagliatelle cu i cicr" (tagliatelle fatte in casa con i ceci); la trippa con i fagioli; le "scagnuzzell" (bruschette) con pomodoro, aglio ed olio extravergine di oliva.
Eventi e manifestazioni
- Carnevale cerretese;
- L'priatorie, asta di beneficenza (marzo);
- Sagra degli asparagi selvatici (maggio);
- Sagra del virno o fungo di San Giorgio (maggio);
- Festa della Santa Croce (2 maggio);
- Solennità di Sant'Antonio di Padova, patrono (10-14 giugno);
- Festa dello sport (giugno);
- Notte delle Janare (giugno);
- Festa della Madonna delle Grazie (2 luglio);
- Festa della Madonna del Carmine (16 luglio);
- Festa di Sant'Anna (26 luglio);
- Festa di Gesù Redentore (31 luglio);
- Festa dell'Assunzione (15 agosto);
- Festa di San Rocco (16-17 agosto);
- Immagini, parole e note (agosto);
- Mostra bovina (agosto);
- La movida: la notte bianca (settembre);
- Pane e olio in frantoio (novembre);
- Presepiarte (dicembre-gennaio);
- Biennale di arte ceramica contemporanea (dal 1998 ad anni pari).
Contrade e rioni
Il nuovo statuto comunale, entrato in vigore nel 2005, prevede la ripartizione del territorio rurale in cinque consigli di contrada:
- Madonna della Libera - Raone - Trocchia - Madonna del Carmine - San Giovanni;
- Sant'Anna - Pontecolonna - Madonna del Soccorso;
- Montrino - Cerquelle - Madonna delle Grazie - Pezzalonga;
- Cesine di sopra;
- Cesine di sotto - Dodici Angeli - Acquara.
Il centro storico è invece tradizionalmente diviso in rioni:
- Capo da fuori (in dialetto Cap da for, al termine dell'abitato);
- San Rocco;
- Sopra le monache;
- Spineto;
- Conceria;
- Tinta;
- Cartoniera;
- Congregazione;
- San Martino;
- Cattedrale.
N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera
Wikipedia.
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