Nàpoli (IPA: ; in greco: Νεάπολις; in napoletano: Napule, IPA: oppure ) è una città italiana capoluogo dell'omonima provincia e della regione Campania.
« Napoli, la gran città carica di storia, con Parigi, la sola possibile capitale europea. »
(Stendhal)
Presentazione
« Per la sua bellezza e per la sua fecondità, gli Dei si contendono il possesso della città. »
(Polibio)
La città di Napoli è situata in posizione pressoché centrale sull'omonimo golfo, tra il Vesuvio, e l'area vulcanica dei Campi Flegrei in uno scenario definito "tra i più celebrati e incantevoli al mondo". Il suo vasto patrimonio artistico ed architettonico è tutelato dall'UNESCO, le cui commissioni hanno incluso il centro storico di Napoli tra i siti del patrimonio mondiale dell'umanità.
Nel suo primo insediamento di Partenope sulla collina di Pizzofalcone, fu fondata tra il IX e l'VIII secolo a.C. da coloni greci; successivamente rifondata come Neapolis nella zona bassa tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C., essa viene annoverata tra le principali città della Magna Grecia .
Nel corso della sua storia quasi trimillenaria Napoli vedrà il susseguirsi di lunghe e numerose dominazioni straniere, rivestendo una posizione di rilievo in Italia e in Europa.
Dopo l'impero romano, nel VII secolo la città formò un ducato autonomo, indipendente dall'Impero bizantino; in seguito, dal XIII secolo e per circa seicento anni fu capitale del più grande stato italiano preunitario, che comprendeva tutta l'Italia meridionale peninsulare e, in alcuni periodi, anche la Sicilia. Da Napoli, Ladislao I di Durazzo, agli inizi del XV secolo tentò di riunificare tutta la penisola italiana mentre, successivamente, la città divenne il centro politico dell'Impero Aragonese .
Per motivi storici, artistici, politici ed ambientali fu, dal basso medioevo fino all'Unità, tra i principali centri di riferimento culturale, al pari delle altre principali capitali del continente .
Con l'annessione al Regno d'Italia la città e, in generale, tutto il meridione d'Italia, caddero in un relativo declino socio-economico; la Napoli contemporanea rimane tuttavia tra le più grandi e popolose metropoli italiane e mediterranee, conservando ancora la sua storica vocazione di importante centro culturale, scientifico e universitario di livello internazionale. La città di Napoli si è aggiudicata l'organizzazione del Forum Universale delle Culture 2013 . A Napoli si trova Villa Rosebery, una delle tre residenze ufficiali della Presidenza della Repubblica.
Nel mondo esistono infine oltre 20 città e/o villaggi che si chiamano Napoli (o Naples, Nàpoles, Neapolis).
Geografia fisica
Napoli sorge al centro dell'omonimo golfo, dominato dal massiccio vulcanico del Vesuvio e delimitato ad est dalla penisola sorrentina con Punta Campanella, ad ovest dal golfo di Pozzuoli con Capo Miseno, a settentrione dalle appendici dell'Appenino Campano.
La città storica è andata sviluppandosi preminentemente sulla costa; il primo nucleo della città fu costituito dall'isolotto di Megaride, ove coloni greci diedero avvio al primo emporio commerciale che comportò lo sviluppo della città odierna. Il territorio di Napoli è composto prevalentemente da colline (molti di questi rilievi superano i 150 metri d'altezza per giungere fino ai 452 m della Collina dei Camaldoli) sulle quali sono nati veri e propri quartieri e/o rioni storici, ma anche da isole, insenature e penisole a strapiombo sul Mar Tirreno.
L'intero territorio ha una storia geologicamente complessa: il substrato recente è composto perlopiù da detriti di varia natura vulcanica.
Per quanto riguarda il rischio sismico è classificata nella zona 2 (sismicità medio alta) dall'Ordinanza P.C.M. n. 3274 del 20/03/2003 .
Clima
Napoli gode di un clima tipicamente mediterraneo, con inverni miti e piovosi e estati calde e secche, ma comunque rinfrescate dalla brezza marina che raramente manca sul suo golfo. Il sole splende mediamente per 250 giorni l'anno . La Classificazione climatica di Napoli inserisce la città nella zona climatica "C". La particolare conformazione morfologica del territorio del capoluogo comunque obbliga in questa sede ad aggiungere che la città possiede al suo interno differenti microclimi con la possibilità così di incontrare variazioni climatiche anche significative spostandosi di pochi chilometri (più continentale rispetto al centro della città, ad esempio, risulta essere la zona di Capodichino, dove è situato l'unico aeroporto cittadino, al pari della maggior parte dei quartieri della zona nord del capoluogo, come Poggioreale o Secondigliano). Anche la zona dei Camaldoli, a causa della maggiore altitudine, si caratterizza per un clima leggermente più freddo nei mesi invernali, ed un clima meno afoso in quelli estivi. Non sono mancati però anche episodi di gelo: restano infatti celebri le nevicate su Napoli del Febbraio 1956, del Marzo 1971, del Gennaio 1985, del Febbraio 1986, del 16 dicembre 1988 e del 26 gennaio e 1 marzo del 2005, dove vi furono accumuli fino a 10 cm anche lungo la costa.
Tessuto urbano e popolazione
Capoluogo della provincia omonima e della regione Campania, è il terzo comune d'Italia per numero di abitanti: dati ISTAT dell'ultima stima (31/07/2008) rilevano una popolazione di 967.085 abitanti, pari a oltre un sesto dell'intera popolazione regionale e quasi un terzo di quella della sua provincia. Attualmente il comune di Napoli è 18° in Europa per popolazione.
La città vera e propria si estende tuttavia ben oltre la superficie comunale, sebbene non possa essere univoca una definizione dei suoi confini. Dati ONU del 2005 assegnano all'intero agglomerato urbano napoletano una popolazione di circa 2.200.000 abitanti , ma va ricordato che vi sono dati di diverse fonti che appaiono anche estremamente discordanti a seconda del metodo di calcolo utilizzato (non solo per l'agglomerato urbano ma anche soprattutto per la definizione dei confini dell'area metropolitana). L'area metropolitana di Napoli secondo le stime dell'OCSE giungerebbe a circa 3.100.000 abitanti, dietro Milano e Roma . Da altre fonti risulta essere la seconda area metropolitana d'Italia per popolazione dopo Milano, solo per citarne alcune: per l' U.S. Census Bureau and Times Atlas of the World ne stima una popolazione di circa 3 milioni di abitanti ,dati Eurostat ne contano circa 4 milioni mentre fonti SVIMEZ ne attribuiscono 4.434.136 distribuiti su un'area di 2.300 km², facendone la seconda area metropolitana italiana per popolazione .
L'area metropolitana risulta, ad ogni modo, una delle più popolose e densamente popolate dell'Unione Europea (al 2007 risulta ottava in Europa e 86° al mondo) : è prossima inoltre l'istituzione della città metropolitana che dovrebbe andare a sostituire la Provincia di Napoli. Gli urbanisti chiamano l'intero territorio urbanizzato "la grande Napoli"; la crescita della città è riuscita infatti ad integrare a sé comuni della provincia di Salerno e Caserta quasi senza soluzione di continuità. La costa metropolitana si estende ininterrottamente da Capo Miseno a Castellammare di Stabia.
La popolazione dell'intero agglomerato urbano napoletano è alquanto giovane, soprattutto se si considerano gli abitanti della stessa città e quelli della sua provincia; infatti, il ben 19% della popolazione risulta sotto i 14 anni, mentre, il 13% ha più di 65 anni, in netta contrapposizione alla media nazionale del 14% e del 19%, rispettivamente.
Il comune è composto dalla "città storica" (corrispondente ai quartieri di Avvocata, Chiaia, Mercato, Montecalvario, Pendino, Porto, Posillipo, San Carlo all'Arena, San Giuseppe, San Lorenzo, Stella, Vicaria), da alcune frazioni fuse con la città in varie fasi già dall'epoca di Gioacchino Murat (Arenella, Bagnoli, Miano, Piscinola, Fuorigrotta, Vomero) e dai comuni aggregati infine durante il ventennio fascista (attualmente suddivisi nei quartieri di Barra, Chiaiano, Pianura, Soccavo, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, San Pietro a Patierno, Secondigliano e Scampìa).
Napoli, attualmente, ha un tasso di natalità più elevato rispetto ad altre parti del paese, con 10,46 nascite ogni 1000 abitanti; mentre, la media italiana è di 9,45 nascite.
I quartieri più popolosi sono appunto quelli corrispondenti al territorio dei comuni aggregati durante il ventennio. La sovrappopolazione di tali zone, che hanno da sole i due terzi della popolazione della città, è dovuta principalmente alla scelta politica - poi rivelatasi fallimentare - di individuare in quei luoghi le aree in cui realizzare gli agglomerati ex legge 167/1962 (edilizia residenziale pubblica) e legge 219/1981 (edilizia residenziale pubblica per i terremotati del 1980).
A differenza di molte città italiane del nord vi sono molti meno immigrati a Napoli, soprattutto se si considera il comune: il 98,5% delle persone sono italiane. Nel 2006, ci sono stati 19.188 stranieri, la maggioranza dei quali proveniva da Ucraina e Polonia, ma anche dall'Est asiatico. Le statistiche mostrano che la stragrande maggioranza degli immigrati sono di sesso femminile; questo è dovuto al fatto che i lavoratori di sesso maschile tendono a trasferirsi prevalentemente al Nord del paese.
Storia
Epoca preistorica
Alcune tombe risalenti all'epoca eneolitica (fine III millennio a.C.) rinvenute nel quartiere di Materdei, da attribure alla antichissima Cultura del Gaudo provano che l'area cittadina fu abitata già prima dell'arrivo dei coloni greci.
Età antica
La città fu probabilmente fondata dagli abitanti della colonia greca di Cuma tra il IX e l'VIII secolo a.C., con il nome di Partenope, sull'attuale Monte Echia. Tale insediamento sarebbe stato successivamente chiamato Palepolis ("città vecchia"), quando la città sarebbe stata rifondata poco lontano nel V secolo a.C., con il nuovo nome di Néa-pólis, ("città nuova"). Nel 326 a.C., a seguito delle guerre sannitiche, i Romani conquistarono definitivamente la città, che conservò però la lingua greca almeno fino al II secolo d.C. Nei secoli seguenti Napoli ospitò molti patrizi ed imperatori romani che trascorsero qui pause di governo. Augusto la scelse come sede dei giochi Isolimpici, una specie di giochi Olimpici italici poiché era la città più "greca d'Italia" . Nel 476 d.C. l'ultimo imperatore romano d'occidente Romolo Augusto fu imprigionato nel Castel dell'Ovo.
Medioevo
Nel 536 Napoli fu conquistata dai Bizantini durante la guerra gotica e rimase saldamente in mano all'Impero anche durante la susseguente invasione longobarda, divenendo in seguito ducato autonomo, retto dagli esponenti di spicco delle cosiddette "famiglie magnatizie". La vita del ducato fu caratterizzata da continue guerre, principalmente difensive, contro i potenti principati longobardi vicini ed i pirati Saraceni. Attorno al 990, pochi anni dopo l'istituzione dell'arcidiocesi di Capua, Sergio fu il primo arcivescovo della città, quando la sua diocesi fu elevata a provincia ecclesiastica dal Papa, poco dopo che Leone III l'Isaurico, a seguito delle dispute teologiche sorte attorno al movimento iconoclasta, passò le diocesi dell'Italia bizantina sotto l'autorità del patriarcato di Costantinopoli. Nel 1137 i normanni di Ruggero II conquistarono la città, ponendo fine al ducato: Napoli entrò così a far parte del territorio del Principato di Capua, nel neonato Regno di Sicilia, con capitale Palermo; ciononostante la città conservò la sede dell'arcidiocesi. Dopo la dominazione sveva, durante la quale fu compresa nel giustizierato di Terra di Lavoro, nel 1266 gli Angioini occuparono il Mezzogiorno e, non avendo conquistato la Sicilia, insediarono la capitale a Napoli durante il regno di Carlo II, trasformando da allora quella che era stata una delle tante città marinare del Tirreno (Amalfi, Gaeta, Sorrento) in uno dei più importanti centri di potere della penisola italiana. L'ultima grande impresa degli angioini napoletani fu la spedizione militare di Ladislao I di Napoli, il primo tentativo di riunificazione politica d'Italia, agli inizi del XV secolo.
Età moderna
Nel 1442 anche Napoli cadde in mano aragonese, diventando una delle città più influenti del dominio Aragonese e ospitando stabilmente, durante il regno di Alfonso il Magnanimo (1442-1458), il re e la corte di questo grande stato mediterraneo. Nel 1501, nell'ambito delle guerre d'Italia, il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli e, per oltre due secoli, governato da un viceré, per conto di Madrid. Nel XVII secolo la città vide la famosa rivolta di Masaniello e la nascita di una effimera repubblica indipendente.
Nel corso della guerra di successione spagnola l'Austria conquistò Napoli (1707) e la tenne fino al 1734, anno in cui il regno fu occupato da Carlo di Borbone, che vi ricostituì uno stato indipendente. Sotto la dinastia dei Borbone Napoli rafforzò il suo ruolo di una tra le principali capitali europee. Con la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, Napoli vide prima la nascita di una repubblica giacobina e poi la conseguente restaurazione borbonica. Nel 1806 fu nuovamente conquistata dalle truppe francesi condotte da Napoleone Bonaparte che affidò il regno a suo fratello Giuseppe e quindi, in seguito, a Gioacchino Murat. Nel 1815 con la definitiva sconfitta di Napoleone e il Congresso di Vienna Napoli ritornò nuovamente ai Borbone.
Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie fu conquistato dai Mille di Garibaldi e annesso al Regno d'Italia capeggiato dal Piemontese Cavour.
Durante la seconda guerra mondiale Napoli vide, dopo l'8 settembre, la rivolta popolare contro l'occupante tedesco comunemente detta delle Quattro giornate di Napoli.
Personalità legate a Napoli
Stemma Gonfalone e Onorificenze
Lo stemma si compone di uno scudo sannitico diviso in due parti orizzontali di uguale altezza, quella superiore colorata d'oro e l'altra di rosso («troncato d'oro e di rosso»), sormontato da una corona turrita con cinque bastioni merlati visibili, di cui solo uno, quello centrale, dotato di porta d'ingresso.
Il gonfalone riprende i due colori dello stemma, oro e rosso, che occupano rispettivamente la metà superiore e la metà inferiore dell'intero drappo («troncato»), riprendendo simmetricamente la disposizione dei colori dello scudo araldico cittadino.
« troncato d'oro e di rosso, caricato dello stemma civico, con l'iscrizione in oro «Comune di Napoli». »
Onorificenze
Napoli è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione; è stata infatti la prima città a liberarsi con le sue sole forze dall'occupazione nazista e quindi insignita della medaglia d'oro al valor militare per i sacrifici della popolazione e per le attività nella lotta partigiana durante la rivolta detta delle Quattro giornate di Napoli.
Medaglia d'oro al valor militare
«Con superbo slancio patriottico sapeva ritrovare, in mezzo al lutto ed alle rovine, la forza per cacciare dal suolo partenopeo le soldatesche germaniche sfidandone la feroce disumana rappresaglia. Impegnata un'impari lotta col secolare nemico offriva alla Patria, nelle "Quattro Giornate" di fine settembre 1943, numerosi eletti figli. Col suo glorioso esempio additava a tutti gli Italiani, la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria.»
- Napoli, 27 - 30 settembre 1943, data del conferimento: 10 settembre 1944
Economia
L'economia cittadina, dall'Unità d'Italia ad oggi, ha visto sempre l'alternarsi di periodi di relativa crescita a periodi di decadimento, senza avere tuttavia mai un reale decollo.
Napoli e l'industrializzazione
Un primo impulso allo sviluppo industriale si ebbe a Napoli con la legge speciale del 1904, quando furono create le due zone industriali, rispettivamente a oriente e a occidente della città. Questo, più o meno coincise con il rafforzamento della funzione commerciale che fu provocato dall'intensificazione dell'attività portuale, a sua volta derivante dalla grande ondata migratoria dell'ultimo decennio dell' '800 e del primo decennio del' '900. Il commercio trasse poi vantaggi dalle ambizioni coloniali, manifestatesi tra alterne vicende dagli anni delle sconfitte crispine a quelli delle sconfitte mussoliniane. Di effettivo avvio all'industrializzazione nel retroterra napoletano si può parlare solamente fra la seconda metà degli anni '50 e la prima metà degli anni '60. Ma a interromperlo, quando se ne cominciavano a intravedere gli effetti positivi e altri ne andavano maturando, è sopravvenuta la crisi dello sviluppo in Italia; e di qui anche le difficoltà non solo di creare nuovi stabilimenti, ma anche di far vivere e prosperare quelli che si erano creati dopo la legge del 1904 (si pensi alla siderurgia di Bagnoli) o, più ancora, negli ultimi anni (si pensi alle fibre di Casoria). Così i risultati di qualificazione terziaria, e quindi metropolitana, che sembrava lecito attendersi a Napoli negli anni '70, come conseguenza dell'avviata industrializzazione del retroterra provinciale e regionale, sono stati in buona parte frustrati. Napoli non ha mai vissuto pienamente una fase industriale completa. Come accaduto in quasi tutto il sud, a partire dalla metà degli anni '50 del secolo scorso, ci sono stati dei tentativi che non hanno determinato grossi successi. Nel secondo dopoguerra e durante il periodo del boom economico (spesso grazie agli investimenti della cassa per il Mezzogiorno), in città ebbe un altro forte impulso il comparto industriale, con nuovi impianti nel campo della siderurgia, dell'industria metalmeccanica e petrolchimica, in particolare nella periferia orientale e settentrionale della città: alla fine degli anni 70 Napoli poteva essere considerata una città in cui il settore industriale aveva un posto preminente.
Nei decenni successivi tuttavia, la crisi irreversibile dell'industria di stato, unita ad un generale processo di deindustrializzazione, nonché alla concorrenza dei mercati emergenti ha di fatto mutato radicalmente questa situazione, portando alla chiusura o, nei casi migliori, alla riconversione di un grande numero di aziende (emblematico, anche se non isolato, il caso dell'Italsider di Bagnoli, o la riconversione dell'ex Olivetti di Pozzuoli). L'ultimo grande polo produttivo dell'area metropolitana sopravvissuto alla crisi industriale è quello di Pomigliano d'Arco, sviluppatosi attorno agli stabilimenti Fiat e Alenia, con un indotto che fa sentire i suoi effetti fin dentro la città di Napoli.
Rimangono comunque presenti ancora numerose attività industriali nel campo siderurgico, metalmeccanico e petrolchimico, accanto alle quali sono fiorite diverse piccole e dinamiche realtà di società di servizi alle imprese, progettazione e consulenza (con un'alta concentrazione in particolare nel Centro Direzionale di Napoli) che sfruttano sia ai mercati industriali presenti sul territorio che quelli tradizionali del nord Italia. Rilevante anche il settore dell'industria alimentare, meccanico ed elettrotecnico.
Nonostante questi brevi periodi di miglioramenti l'occupazione non ha mai raggiunto un livello stabile o adeguato alle necessità cittadine: oggi uno dei motivi è la presenza di infiltrazioni camorristiche che rendono difficile la nascita di nuove imprese e quindi di attrarre investimenti; tuttavia le attività illegali napoletane hanno un'ingente ripercussione sull'economia nazionale, anche grazie agli scambi commerciali con la Cina (in particolare, con Shanghai) , non senza ripercussioni negative sulle strutture sociali e ambientali cittadine: per contrastare questo fenomeno vengono attuati maggiori controlli, soprattutto nell'area portuale .
Servizi e turismo
La mancanza di un vero e proprio sviluppo industriale ha determinato l'affermarsi di punti di forza differenti che hanno configurato la città come importante centro del terziario, soprattutto nei campi: commerciale, amministrativo, finanziario, oltre a quello culturale, sempre storicamente rilevante, nonché quello editoriale. Il porto della città è uno dei principali scali marini d'Italia, nonché un'importante voce di reddito per la città (il secondo al mondo dopo quello di Hong Kong per scalo passeggeri, con circa 9 milioni di presenze all'anno ).
Oltre ad ospitare fra centro e agglomerato urbano un importante nodo ferroviario e stradale (Napoli è il capolinea dell'Autostrada del Sole), la città, nell'ultimo decennio, ha investito anche su un ambizioso programma di lavori pubblici molto articolato, che ha posto le basi del sistema metropolitano su scala cittadina e regionale.
L'immenso patrimonio artistico della città dovrebbe essere il volano di partenza per accogliere i turisti provenienti da tutto il mondo. Infatti, il turismo, nonostante la vastità dell'offerta monumentale e museale di cui la città dispone non trova sufficiente valorizzazione economica: i problemi d'immagine della città di Napoli legati al problema della criminalità organizzata, nonché l'insufficienza di strutture ricettive di medio-basso livello sono il principale ostacolo al decollo di un'efficiente promozione alberghiera. Il flusso turistico è essenzialmente di passaggio, diretto verso località periferiche Pompei (in cui si registra una media di 3 milioni di turisti l'anno), o le isole del golfo (Capri e Ischia), la costiera sorrentina e quella amalfitana, dove la qualità ambientale e l'offerta ricettiva raggiunge livelli di prestigio internazionale. Negli ultimi anni si è riscontrata nel porto di Napoli una notevole crescita nel settore croceristico.
Di discreto interesse turistico è anche la tradizione artigianale napoletana, specializzata e promossa in apposite mostre, nell'arte presepiale e nella lavorazione di ceramiche e porcellane; infine, un importante settore industriale cittadino è occupato dalle produzioni tessile e dell'abbigliamento.
Luoghi d'interesse
Napoli è una delle città mondiali a maggior densità di risorse culturali e monumenti che ne testimoniano la sua evoluzione storico-artistica; il centro storico, annoverato dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità, è il risultato di sovrapposizioni di stili architettonici, a racchiudere circa 2.800 anni di storia e a testimonianza delle varie civiltà che vi hanno soggiornato; su un territorio relativamente poco esteso sono presenti, tra gli altri, un grande numero di castelli, residenze reali, palazzi monumentali, chiese storiche e resti dell'età classica. L'eredità di questa storia millenaria si può comunque ammirare anche in tutta la città e nei suoi dintorni.
Vestigia antiche
L'ossatura dell'assetto urbano di Napoli era di fatto già definita in epoca greca; basti pensare che l'attuale forma del Centro antico, rispecchia ancora la rielaborazione degli antichi tracciati (infatti ancora oggi sono visibili gli antichi decumani). Nel tempo, le trasformazioni urbane che hanno interessato il primo nucleo della città si sono concentrate per lo più sull'allargamento delle mura e sulla creazione di nuovi rioni. Ciò avvenne almeno sino al XVIII secolo, in quanto nel secolo successivo, con il cosiddetto risanamento, ci furono dei veri e propri sventramenti che interessarono anche il centro storico.
Sotto la "civiltà-madre" greca, Napoli non era una città votata all'attività guerriera ed il suo sviluppo andò affermandosi preminentemente in ambito commerciale. Infatti, in concomitanza con il calo dell'influenza ateniese, il porto della città divenne tra i più importanti scali del Mediterraneo. Notevole l'importanza, per la città, della sfera politico-religiosa nonché di quella culturale (la cultura greca di Napoli, sarà essenziale per la società romana ). La Napoli greca ci ha lasciato varie testimonianze del suo passato: dalle mura alle antiche torri di difesa, resti della necropoli, resti di templi, il foro e le innumerevoli architetture antiche poste nel suo sottosuolo.
Con l'avvento della civiltà romana, la città diviene una rinomata residenza estiva dell'impero, in cui imperatori ed altri politici, amavano soggiornare per lunghi periodi (in città sono tutt'oggi riscontrabili vari impianti di ville romane); come già accennato, la polis divenne anche un celebre luogo di cultura (Nerone si esibirà numerose volte nel teatro che oggi è sottostante la città moderna e Virgilio vi scriverà l'Eneide).
Nel II-III secolo d.C. Puteoli e Miseno eclissarono Napoli nei settori commerciale e militare ed iniziò un periodo di decadenza anche a seguito dell'eruzione del 79 d.C., ma la città, con i suoi 30.000 abitanti rimase un crocevia di razze e culture differenti; fiorirono le comunità orientali e la venerazione del Dio Mitra (oggi a rappresentanza di questo periodo vi è in particolare la statua del Dio Nilo nell'omonima piazzetta). A testimonianza della Napoli romana troviamo anche acquedotti, terme, mura, resti di templi, domus, ipogei.
Infine, come testimonianza della Napoli antica, vi sono anche le opere funerarie, le più famose sono le catacombe cristiane, anche se ne esistono esempi legati al periodo greco e preellenico.
Castelli
La Napoli antica che aveva a lungo goduto di un'eccellente protezione da parte della capitale dell'Impero romano (anche grazie alla vicinanza con quest'ultima), al passaggio dall'età classica al medioevo, dovette presto ritornare a difendersi da sola. Città di mare e senza difese naturali nell'entroterra, (ma anche destinata ad assumere un ruolo di rilievo), fu protagonista di numerosi assedi che dovette subire soprattutto nel periodo del Ducato autonomo; in questo periodo la città si ritrovò in una continua e quasi ininterrotta sequenza di guerre, prevalentemente difensive, contro i principati longobardi di Benevento, di Salerno e di Capua, gli imperatori bizantini, i pontefici ed infine i Normanni che la riuscirono ad espugnare definitivamente nel 1137.
I castelli difensivi giunti sino a noi intatti nella struttura sono sei, cinque nel centro storico (Maschio Angioino o Castel Nuovo, Castel Capuano, Castel Sant'Elmo, Castel dell'Ovo e la Caserma Garibaldi, costruita appunto a mo' di castello fortificato), e l'altro in zona periferica, il Castello di Nisida di epoca tardo-angioina che oggi ospita la Colonia di Redenzione per Minorenni. Vanno inoltre menzionati i resti di altri due castelli: il Forte di Vigliena e il Castello del Carmine. Altre strutture della città hanno forme ed aspetto di castelli (Castello Aselmeyer), il cui interesse storico è limitato al significato artistico e decorativo della struttura.
Castel Nuovo
I primi castelli di Napoli ebbero per lo più la funzione di residenze reali: Carlo I d'Angiò decise di erigere il Castel Nuovo principalmente come sua residenza. La dinastia Aragonese rimaneggiò le sue strutture, ma del nuovo rifacimento nulla rimane, a parte la Cappella di Santa Barbara. Cinque imponenti torri di piperno e tufo ne delimitano le spesse mura; il notevole arco di trionfo in marmo, fra le torri di Mezzo e di Guardia, fu costruito alla metà del Quattrocento da Francesco Laurana e celebra l'entrata di Alfonso I d'Aragona in Napoli il 26 febbraio 1443. La monumentale Sala dei Baroni, che oggi ospita le riunioni del Consiglio comunale, era la sala centrale del castello. Fu così chiamata perché nel 1487 vi furono arrestati i baroni che congiurarono contro Ferrante I d'Aragona, ivi riuniti dal sovrano per celebrare le nozze della nipote. Oggi l'edificio ospita l'omonimo Museo Civico. Nella sua Sala centrale, Pietro da Morrone, salito al Soglio come Celestino V, nel dicembre 1294 -come ricorda Dante - «fece per viltade il gran rifiuto» aprendo la strada all'ascesa di Bonifacio VIII, dopo un conclave tenutosi nello stesso locale.
Castel dell'Ovo
Il Castel dell'Ovo, a funzione prettamente difensiva delle coste cittadine, fu così chiamato perché secondo la leggenda Virgilio nascose nelle sue segrete un uovo, a reggere tutta la struttura dell'edificio che, nel momento in cui fosse stato rotto avrebbe fatto crollare il castello e portato alla distruzione della città. Il castello sorge sull'isolotto di Megaride, dove nel VII secolo a.C. sbarcarono i Cumani che fondarono Partenope. Dopo alterne vicende, nel XII secolo fu ricostruito dai Normanni e poi ristrutturato dagli Aragonesi. Attualmente vi si svolgono mostre e convegni ed è liberamente visitabile.
Castel Capuano
Castel Capuano aveva la funzione di proteggere l'entroterra di Napoli e fu costruito nel 1153 da Guglielmo I di Sicilia, come residenza reale normanna. Con l'avvento degli Svevi, Federico II soggiornò spesso a Napoli e curò in particolare la fortificazione del castello, strategicamente posizionato sulla principale via d'accesso alla città da terra. Fino all'avvento della dinastia aragonese, la Porta Capuana era posizionata proprio dinanzi al Castel Capuano. Quella che si può ammirare oggi, d'epoca rinascimentale, fu fatta edificare poco discosto da Ferrante d'Aragona ad opera di Giuliano da Maiano. Sotto il viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, al castello furono riuniti i Tribunali del Regno. Per i successivi cinquecento anni, Castel Capuano è stato sinonimo di Tribunali da poco trasferiti nei moderni edifici del Centro direzionale.
Castel Sant'Elmo (o Castel Sant'Erasmo)
Il Castel Sant'Elmo, all'epoca chiamato Belforte, è stato sempre un possedimento molto ambito per la sua favorevole posizione in altura che ne assegnava una funzione di controllo della città; determinante è stato il suo ruolo nei fatti d'armi della Repubblica partenopea. Fu edificato sulla cima della collina del Vomero verso il 1275 da Carlo I d'Angiò e ristrutturato tra il 1538 e il 1546 dal viceré Don Pedro de Toledo, assumendo l'attuale pianta a stella. Il castello è attualmente raggiungibile attraverso l'antica via Bonito.
Residenze reali moderne
La città di Napoli ha due vere e proprie residenze reali, nonostante altre ville o palazzi siano state abitate da sovrani (come Villa Rosebery).
Il Palazzo Reale si affaccia su Piazza del Plebiscito ed ha le forme tipiche di una reggia europea. Fu costruito a partire dal XVII secolo, e rimase ufficiale residenza reale anche sotto la monarchia sabauda, sino al 1946.
Le stanze del palazzo riassumono svariati stili architettonici ed artistici; di particolare rilievo monumentale sono lo scalone d'onore in marmo e il giardino esotico del 1841. La facciata risale al XIX secolo, ed è ornata da una serie di statue rappresentanti i monarchi più influenti e importanti che hanno governato direttamente o indirettamente la città: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso I d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat, Vittorio Emanuele II di Savoia.
Carlo III di Borbone, insieme allo storico palazzo reale, nel progetto di risistemare la funzionalità urbana di Napoli e del circondario, fece erigere una seconda residenza regia, la Reggia di Capodimonte. Il palazzo, che oggi ospita una celebre pinacoteca, fu progettato e costruito in uno spazio che divenne poi un'importante zona verde della città, nel tentativo di orientare una pianificazione urbanistica coerente con i principi dell'illuminismo.
La residenza fu abitata anche da Ferdinando IV e da Gioacchino Murat, infine nel 1950 fu adibita a sede dell'omonimo Museo Nazionale. Le opere d'arte raccolte nella pinacoteca comprendono collezioni di porcellane e importanti dipinti, fino alle tele dell'Impressionismo francese.
In linea con le pianificazioni urbanistiche della capitale, Carlo III di Borbone estese il progetto di modernizzazione territoriale alla Terra di Lavoro, dove concentrò le spese statali nel tentativo di costituire una moderna corte reale sul modello di quella francese di Versailles, disponendo la costruzione a Caserta dell'omonima reggia: il progetto, fortemente dispendioso, fu poi seguito da Ferdinando IV di Napoli che in Terra di Lavoro favorì l'insediamento dei primi sistemi industriali moderni del regno di Napoli.
Un'altra reggia periferica, di minor peso urbanistico, è la Reggia di Portici.
Palazzi monumentali
L'edilizia civile in epoca medievale risentì ampiamente delle numerose guerre e dell'incertezza politica del periodo, molto più dell'architettura religiosa; poco o nulla resta in città dei palazzi edificati nel periodo ducale e vescovile. Successivamente, la classe di feudatari che si andò costituendo con l'instaurarsi della monarchia, e che andò a trasferirsi progressivamente in città dopo l'avvento della dinastia angioina, iniziò ad edificare dimore e palazzi nobiliari anche con l'intento di prender parte più strettamente alla vita di corte. Nel periodo dell'Umanesimo numerose furono le testimonianze di palazzi lasciate in città, in particolare da artisti catalani e, a partire dal XV secolo più marcata fu invece l'impronta toscana caratteristica dell'edilizia civile rinascimentale. Numerose e di valore sono anche le testimonianze artistiche di epoca barocca e neoclassica.
Sono diverse centinaia i palazzi di valore artistico monumentale della città, molti dei quali in rovina (come nel caso del rinascimentale Palazzo Penne, importante esempio di architettura civile quattrocentesca). Altri palazzi mostrano il proprio originario splendore: tra questi spiccano per importanza storico-architettonica il Palazzo Gravina, a tipico modello tosco-romano, il Palazzo Casamassima ai Banchi Nuovi, il Palazzo Cellamare a Chiaia, il Palazzo Carafa di Maddaloni nel suo imponente stile barocco. Di rilevo per la ottima conservazione degli ambienti interni vanno segnalati invece il Palazzo Doria d'Angri nei pressi di Piazza Dante e il Palazzo Corigliano in Piazza San Domenico Maggiore. Altri edifici civili di interesse, nonostante siano quotidianamente visitati, difettano di un periodico piano di restauro e di salvaguardia, come ad esempio nel caso del rococò Palazzo Tarsia.
I palazzi ai numeri 20 e al 22 di via Nilo rappresentano, anche se molto rimaneggiati con le sopraelevazioni e le nuove decorazioni, esempi di architettura quattrocentesca in cui è evidente il passaggio tra lo stile catalano del numero 22 e quello rinascimentale al 20.
Edifici di culto
Le numerose catacombe cristiane che sorsero fuori le mura, testimoniano sì l'arte, la storia e l'architettura della primissima Napoli cristiana, ma rappresentano anche l'inizio di un'accentuata fede nella nuova dottrina, che per secoli ha caratterizzato la vita socio-religiosa della città; allo stesso modo può essere valutato l'eccessivo numero di luoghi sacri (tra basiliche, chiese, monasteri, ritiri, conventi, ecc..). Per spiegare ciò, vi è da tener conto non solo di questa "predisposizione", ma anche di fondamentali riferimenti storici.
Le varie dominazioni straniere che hanno caratterizzato la storia di Napoli, influenzarono notevolmente anche la religiosità della città: come nel caso dei regnanti Angioini ed Aragonesi (dinastie anch'esse cristiane che diedero maggior credito alla già latente devozione al cattolicesimo); mentre, per i secoli successivi la città fu ancora saldamente nel campo della controriforma, direttamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna.
Questi, dunque, furono tra i principali motivi che forgiarono l'etica religiosa della città e giustificano le numerose costruzioni di edifici di culto: nel XVIII secolo Napoli raggiunse il numero record di 100 fra conventi e monasteri, e 500 chiese, tanto che le valse il soprannome di città dalle 500 cupole. In epoca più moderna, il periodo del Risanamento, i terremoti e soprattutto i 181 bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno sottratto alla città partenopea più di 60 chiese; ma, nonostante tutto, Napoli continua a possedere il maggior numero al mondo, di chiese, di conventi ed altre strutture di culto . Anche se si considerano solo le chiese storiche, il numero è particolarmente elevato; esse raggiungono infatti le 448 unità .
Molte sono le chiese proibite, dalle porte sbarrate da secoli o abbandonate senza custode ma che spesso contengono anche opere di alto valore artistico (come ad esempio la chiesa di Santa Maria della Sapienza su Via Costantinopoli che contiene tele di Luca Giordano ed un ricco interno barocco) . Le chiese napoletane sono testimonianze artistiche, storiche ed architettoniche formatesi nell'arco di diciassette secoli; ad esse, seppur in maniera indiretta, sono legate per lo più le vicende artistiche ed architettoniche della città, nonché i suoi repentini cambiamenti.
Le prime chiese cristiane, a Napoli, risalgono a poco dopo l'editto di tolleranza costantiniano di Milano del 313. In città vi si trovano differenti tipi di "tracce" paleocristiane, le più eclatanti sono: quelle in cui resti absidali, affreschi e quant'altro, sono locati ad esempio negli ipogei delle ben più recenti barocche; oppure, quelle in cui l'architettura paleocristiana si è fusa con le successive correnti artistiche (un mescolamento che ha poi dato vita a delle vere e proprie chiese "ibride"). Tuttavia, esempi di chiese paleocristiane "pure" e/o pressoché integre, sono riscontrabili invece in alcune catacombe. Tra le più antiche chiese paleocristiane vi è sicuramente la basilica di San Pietro ad Aram; l'edificio, seppur rifatto secondo altri stilemi, possiede ancora marcate origini paleocristiane, come testimoniato soprattutto dai suoi grandi sotterranei che hanno conservato rigorosamente arte ed architettura paleocristiana. Molto simile al caso precedente è la chiesa di San Giorgio Maggiore che possiede al suo interno, un raro esempio di abside antica completa .
Per quanto riguarda le chiese gotiche ricordiamo la basilica di Santa Chiara che con il suo elegante gotico provenzale e la sua navata lunga circa 130 metri ed alta 45, è la maggiore opera gotica cittadina: al suo interno, inoltre, vi sono vari monumenti sepolcrali di varie dinastie o famiglie nobiliari dell'epoca oltre ad altri riferimenti artistici e/o architettonici. Altro punto di riferimento è la chiesa di San Domenico Maggiore, eretta secondo i classici canoni del gotico; venne rimaneggiata nel Rinascimento (a causa soprattutto dei terremoti e incendi che imperversarono in questo periodo), successivamente, fu rimaneggiata anche secondo gli stilemi del barocco. Altro esempio gotico è la San Pietro a Majella, la cui struttura ha conservato l'aspetto sfoglio originario, ad eccezione del soffitto barocco. La chiesa di San Lorenzo Maggiore, invece, rappresenta una pregevole mescolanza in stile gotico francese con quello francescano; anch'essa, subì poi dei ritocchi barocchi.
Il Rinascimento si impose grazie alla presenza di Alfonso d'Aragona, il quale trasformò Napoli in una delle principali città rinascimentali del tempo. In realtà i legami artistici e culturali con Firenze avevano già prodotto un parziale mutamento nel contesto architettonico della città; lo dimostra soprattutto la chiesa del Gesù Nuovo che con la sua classica facciata a punta di diamante, rispecchia i primi esempi e/o elementi rinascimentali della città. Altro esempio rilevante di questa corrente è Sant'Anna dei Lombardi che attraverso le sue grandi cappelle a pianta centrale fa intuire chiaramente come sia stata influenzata dalle analoghe costruzioni fiorentine. Con l'avvento del manierismo, infine, il rinascimento a Napoli è in piena caduta ma ciò nonostante, l'ultimo cinquantennio produce la notevole chiesa rinascimentale di Santa Maria la Nova.
Le chiese monumentali di Napoli si presentano per lo più sotto una veste barocca. La loro pittura, soprattutto quella del XVII secolo, è stata influenzata direttamente o indirettamente da Caravaggio ; mentre, l'architettura ha rispettato i canoni del barocco romano solo per trent'anni circa. In seguito, saranno riconoscibili le sgargianti decorazioni marmoree e di stucchi, tipiche del barocco napoletano.
La certosa di San Martino, tra i maggiori complessi monumentali e religiosi di Napoli, costituisce in assoluto, uno dei maggiori esempi di questa corrente. Un altro importante esempio barocco della città e non, è la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro della cattedrale di Napoli: uno dei gioielli universali dell'arte, ricca di marmi, affreschi, dipinti e altre opere d'arte dei migliori artisti dell'epoca è sicuramente uno dei monumenti più importanti del barocco napoletano seicentesco, per l'insieme di decorazioni che videro la partecipazione di artisti di eccezionale levatura.
Tra le più "recenti" chiese monumentali della città, vi sono quelle partorite dal neoclassicismo; queste, si possono dividere in due categorie distinte, ovvero: nella prima appartengono le chiese che sono ancora vicine al tardo barocco, conservando ancora un'impronta tipica di quest'ultimo periodo; mentre, nella seconda tipologia appartengono le chiese caratterizzate da interni e/o da facciate severe, che preludono al neoclassico puro. La maggiore opera inerente a questo periodo, nonché uno dei monumenti più celebri della città è la basilica di San Francesco di Paola realizzata da Pietro Bianchi, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell'opera e dall'intelligenza delle soluzioni tecniche .
Fontane
Le fontane di Napoli venivano costruite anzitutto allo scopo di distribuire le acque (provenienti da acquedotti ed acque sorgive) al popolo; l'altro motivo è invece prettamente politico: i sovrani succeduti al trono, molto spesso, "regalavano" al popolo nuove e maestose fontane, a dimostrazione della loro generosità o simbolo del loro potere. Napoli sul finire del XVIII secolo, possedeva un gran numero di fontane; nel tempo, molte di queste, sono state spostate, modificate o nel peggiore dei casi, razziate. Oggi, il loro numero è comunque elevato, ma, molte di quelle visibili, versano in stato di degrado; mentre, altre ancora, sono rinchiuse nei depositi comunali del Chiatamone, in attesa di restauro e di visibilità.
Musei di Napoli
- Museo A.R.C.A. - Museo d'Arte Religiosa Contemporanea
- Museo di anatomia umana (Seconda università di Napoli)
- Museo di anatomia veterinaria
- Reggia e gallerie nazionali di Capodimonte
- Cappella dei Sansevero
- Città della Scienza
- Conservatorio di San Pietro a Majella
- Museo del corallo
- Museo di fisica dell'Università di Napoli Federico II
- Museo d'arte della fondazione Pagliara
- Museo Civico Gaetano Filangieri
- Museo artistico industriale Filippo Palizzi
- Museo civico di Castel Nuovo
- Museo d'arte contemporanea Donnaregina
- Museo del tesoro di San Gennaro
- Museo dell'Opera di Santa Chiara
- Museo dell'attore napoletano
- Museo nazionale della ceramica Duca di Martina
- Napoli sotterranea
- Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa
- Osservatorio astronomico di Capodimonte
- Palazzo Reale di Napoli
- Palazzo delle Arti di Napoli
- Pio Monte della Misericordia
- Museo di San Martino
- Stazione zoologica Anton Dohrn
- Teatro San Carlo
- Villa Pignatelli
Ville
Napoli, nel corso della sua storia, per la sua felice posizione e il suo clima mite, è stata più volte scelta anche come luogo di villeggiatura.
Secondo gli esami storici, i primi a "scoprirla" sotto questo punto di vista furono i romani (anche se alcune ricerche archeologiche hanno fatto intuire che zone della città furono individuate come "zone di ozio" anche dai greci); successivamente, anche tutte le altre dominazioni straniere videro in Napoli un luogo di vacanza, incrementando l'edificazione di sontuose ville entro e fuori le mura.
Ricordiamo che queste architetture hanno assunto anche una "veste reale" (come Villa Rosebery che fu residenza dei Borboni, o Villa Pignatelli che dapprima di proprietà di Ferdinando IV di Borbone, ne fece dono alla sua seconda moglie). Le ville napoletane rappresentano pregevoli ed importanti testimonianze architettoniche; esse spaziano dal periodo romano (ruderi) ai primi del XX secolo; sono più di cento le ville entro il territorio di Napoli e sono situate maggiormente in zone panoramiche o nelle immediate vicinanze della costa.
Le costruzioni più rilevanti si ebbero nel 700 e nell'800; infatti, in questo periodo, le famiglie nobiliari napoletane si appellarono ai migliori architetti ed artisti provenienti dal resto d'Italia e non solo, affinché venissero costruite le loro residenze estive e non. Le ville napoletane del miglio d'oro, molte delle quali volute anche da stranieri residenti in città, sono riconducibili proprio a questo lasso di tempo. Nel XX secolo, invece, si susseguirono in gran numero le costruzioni di ville in stile Liberty; mentre, in seguito, con le speculazioni edilizie e le demolizioni di massa degli anni cinquanta, il numero di queste strutture subì un brusco calo.
Generalmente, molte delle ville in questione versano in assoluto degrado, mentre, altre sono visitabili o sono in fase di restauro.
Cimiteri monumentali
La città possiede numerose aree cimiteriali monumentali, quelle più vaste e quelle che rappresentano meglio il "culto dei morti" in città, sono: Il Cimitero delle Fontanelle ed il Cimitero di Poggioreale.
Realizzato in una cavità ubicata all'interno del Rione Sanità, il Cimitero delle Fontanelle fu per secoli oggetto di culto da parte del popolo napoletano. All'interno vi sono depositati migliaia di resti di ossa umane delle persone decedute a causa dell'epidemia di colera che investì Napoli nel XVII secolo (circa quarantamila teschi che venivano venerati, adottati, curati con l'auspicio di ottenerne delle grazie). Questo culto venne interrotto a causa del naturale contrasto della Chiesa verso i riti pagani, intorno agli inizi degli anni settanta. Dopo 20 anni di chiusura il cimitero è stato restaurato e recentemente riaperto al pubblico.
Il cimitero di Poggioreale consta di diverse parti distaccate che si arrampicano sulle colline partenopee da Poggioreale fino a San Carlo all'Arena. La parte principale è il cimitero monumentale che data la ricchezza di statue, lapidi, chiese e cappelle è da considerarsi un museo a cielo aperto e sicuramente uno dei posti meno conosciuti artisticamente (Il cimitero contiene circa 1.000 statue). Uno dei posti più interessanti è il Quadrato degli uomini illustri dove riposano tutte le personalità che hanno dato lustro alla città: Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Raffaele Viviani, E. A. Mario, Vincenzo Gemito, Saverio Mercadante, Luigi Giura, Tito Angelini, Gilda Mignonette e tanti altri. Un'altra parte importante da segnalare è quella della chiesa di Santa Maria del Pianto dalla quale diparte un vialetto a zig zag che scende dalla collina e dove si possono incontrare le cappelle di private di Antonio de Curtis ed Enrico Caruso. Recandosi di persona alla cappella privata di Totò, si può notare che quest'ultimo riceve tutt'ora, inserite all'interno della cappella, lettere da ammiratori che recano in molti casi l'intestazione "Antonio De Curtis - Cimitero di Napoli".
La città e il suo doppio: Napoli Sotterranea
Napoli sotterranea ha quasi la stessa estensione della città che è sorta in superficie e rappresenta un'importante testimonianza archeologica e storica; è possibile effettuare visite guidate nel sottosuolo che mostrano la stratificazione del territorio della città nel corso della storia. È un percorso guidato attraverso vecchie cisterne sotterranee, risalenti in gran parte all'epoca greco-romana e che furono attive fino all'Ottocento: Napoli era l'unica grande città europea ad avere l'acqua potabile nelle case, attraverso un sistema di pozzi collegati direttamente alle cisterne dell'acquedotto sotterraneo. Tali cisterne sono state ricavate mediante scavi nel sottosuolo di tufo, la tipica roccia vulcanica sulla quale e con la quale la città è stata costruita.
L'esame delle cavità, alcune di gigantesche proporzioni, ha permesso di stabilire che il tufo per costruzione è stato estratto sin dai primordi della città (è presente dello stucco greco lungo le pareti che serviva come impermeabilizzante). In pratica si può dire che gli edifici venivano costruiti con materiale estratto sotto gli stessi. Circa un chilometro di gallerie, delle decine presenti sotto la città, è visitabile. In diversi luoghi della città e dei dintorni sono presenti anche diverse catacombe.
Altri luoghi d'interesse
Segue un elenco di alcuni tra gli ulteriori principali monumenti :
Gallerie
- Galleria Umberto I
- Galleria Principe di Napoli
Palazzi storici
- Palazzo della Borsa
- Palazzo Donn'Anna
- Palazzo Bonifacia
- Palazzo Malatesta
- Palazzo Pisanelli
- Palazzo Muscèttola di Luperano
- Palazzo De Maio
- Real Albergo dei Poveri
Mura
- Mura Greche
- Mura Romane
- Mura Bizantine
- Mura Normanne
- Mura Angioine
- Mura Aragonesi
- Mura Spagnole
Porte
- Porta Capuana
- Porta Nolana
- Port'Alba
- Porta San Gennaro
Obelischi
- Obelisco dell'Immacolata
- Obelisco di San Gennaro
- Obelisco di San Domenico
Monumenti funebri
- Mausoleo Schilizzi
Statue all'aperto
- Statua del Nilo
Altro
- Scale di Napoli
- Teatro San Carlo
- Stazione Marittima di Napoli
- Cappella dei Sansevero
Piazze, strade e luoghi tipici
Tra le arterie principali di Napoli vi è di certo Via Toledo, (denominata "Via Roma" durante il ventennio fascista) voluta dal viceré Pedro de Toledo che la edificò nel 1536. Grazie alla pedonalizzazione, la lunga strada è ora il fulcro dello shopping cittadino con i suoi numerosi negozi (soprattutto di abbigliamento) e del turismo con i suoi palazzi storici che vi si affacciano: il Banco di Napoli, Palazzo Doria d'Angri, palazzo Colonna di Stigliano, la la chiesa Spirito Santo, Piazzetta Augusteo, l'accesso est della Galleria Umberto I. Sfocia su Piazza Trieste e Trento dove è presente la San Ferdinando e su Piazza del Plebiscito.
Tra le piazze maggiori di Napoli vi è Piazza del Plebiscito. Su di essa si affacciano due importanti monumenti : il Palazzo Reale e la basilica di San Francesco di Paola, che con il suo colonnato forma un'ellisse nei cui fuochi sono poste due statue equestri in bronzo: una di Antonio Canova raffigurante Carlo III e l'altra di Antonio Calì raffigurante Ferdinando IV. Sono da segnalare le statue dei leoni sul basamento ai lati del colonnato: nel cuore della piazza ogni anno nel periodo natalizio vengono realizzate opere d'arte contemporanea da artisti internazionali, concerti ed eventi di grande richiamo come il Concorso ippico internazionale di Napoli. Quest'ultimo concorso si è svolto nelle più grandi piazze del mondo fin quando la produzione dello stesso ha deciso di rendere Napoli il luogo fisso in cui svolgerlo.
Più antica è Piazza Dante: tra il Cinquecento e il Seicento era detto "Mercatello" perché vi si tenevano i mercati 'periferici', ma tra il 1757 e il 1765 fu completamente ricostruita sotto Carlo III da Luigi Vanvitelli, che edificò l'emiciclo sulla cui sommità eresse ventisei statue raffiguranti le virtù del sovrano. Al centro della piazza la statua equestre di Carlo non fu mai posta poiché venne occupata dall'albero della libertà durante la Repubblica napoletana e poi dalla statua di Napoleone Bonaparte durante il regno di Murat. L'attuale statua di Dante Alighieri che dà il nome alla piazza fu posta dopo l'unità d'Italia. Al lato nord vi è Port'Alba col suo mercato dei libri e al lato sud la chiesa di San Michele. Nel 2002 è stata ristrutturata su progetto dell'architetto Gae Aulenti e resa ancora più spaziosa per ospitare l'omonima fermata della metropolitana. L'edificio vanvitelliano ospita il Convitto e Liceo Vittorio Emanuele.
La zona di San Gregorio Armeno è nota ai più poiché vi si tiene il mercato del presepe, una grande tradizione natalizia napoletana. Le botteghe espongono i modelli più raffinati e più singolari di pastori, santi, Gesù bambini e altre amenità (come i personaggi dell'anno o personalità legate a Napoli come Totò, Massimo Troisi o Eduardo de Filippo. La via prende il nome dalla chiesa di San Gregorio Armeno, costruita tra il 1574 e il 1580 affrescata all'interno da Luca Giordano. Ogni martedì vi si tiene il miracolo della liquefazione del sangue del dente di Santa Patrizia.
Da Piazza del Gesù Nuovo a Piazza San Domenico si distende Via Benedetto Croce tratto centrale della cosiddetta Spaccanapoli, il Decumano inferiore della Napoli greco-romana, che nel suo sviluppo assume diverse denominazioni. Su Piazza del Gesù Nuovo si affaccia la chiesa del Gesù Nuovo mentre al centro si erge un obelisco, noto come Guglia dell'Immacolata, alto 34 metri sulla cui cima è posta la statua bronzea della Madonna Immacolata eretta nel 1747. L'8 dicembre di ogni anno vi si tiene una cerimonia che consiste nella posa di una corona di fiori sulla statua in cima alla colonna. Via Benedetto Croce, invece, prende invece il nome dall'omonimo filosofo napoletano d'origini abruzzesi che in quella strada - e precisamente a Palazzo Filomarino - abitò per gran parte della sua vita e fondò l'Istituto Italiano per gli Studi Storici.
Il lungomare di Napoli prende il nome di Via Caracciolo, in onore dell'ammiraglio Francesco Caracciolo fatto impiccare da Orazio Nelson sulla nave Minerva (già da lui comandata) nel golfo della città, per la sua adesione alla Repubblica Napoletana. La strada in realtà è recente, risale alla fine dell'Ottocento quando sostituì l'arenile che la Villa Reale (con l'Unità, Villa Comunale) separava dalla Riviera di Chiaia. Il lungomare si snoda per chilometri di passeggiata con vista e, dopo Castel dell'Ovo prende il nome di Via Partenope, strada realizzata con riempimenti a mare. Negli ultimi anni sono state rese balneabili le sottili spiagge vicino alle scogliere artificiali.
Parchi, oasi protette e boschi
Napoli possiede 33 giardini storici e parchi aperti al pubblico: la Villa Comunale di Napoli (prima dell'Unità denominata "Villa Reale") fu fatta realizzare da Ferdinando IV su disegno del Vanvitelli nel 1780 per dare alla nobiltà napoletana un'oasi di gran ricercatezza sull'allora lungomare, impreziosendola di statue, fontane e alberi esotici ma proibita al popolo. Al suo interno di primaria importanza è la Stazione Zoologica Anton Dohrn, aperta al pubblico nel 1874, istituzione scientifica e di ricerca sita in un edificio neoclassico e ospitante, fra l'altro, l'acquario cittadino: il più antico del mondo (fu aperto al pubblico il 12 gennaio 1874).
Una estesa vista su Napoli e le sue coste a nord e a sud si può osservare dalla Collina dei Camaldoli e dal Parco del Poggio.
Oltre al già citato parco di Capodimonte, la cui pianta odierna fu realizzata dal tedesco Friedrich Dehnhardt nel 1833, è da citare la Villa Floridiana. Il parco prende il nome da Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, moglie morganatica di Ferdinando IV, che appunto abitò in questa villa del Vomero il cui parco fu realizzato nel 1817 da Dehnhardt e Antonio Niccolini in stile neoclassico con statue, finte rovine, boschetti, anfratti e un teatrino di verzura all'aperto. Nella villa attualmente ha sede il Museo Nazionale della Ceramica Duca di Martina e la zona panoramica sul golfo.
Le coste settentrionali della Provincia di Napoli ospitano il Parco sommerso di Baia e di Gaiola, esempi unici nel Mediterraneo di Parchi archeologici sommersi. Il Parco sommerso di Gaiola (istituito congiuntamente dai Ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali), localizzato all'apice del promontorio di Posillipo intorno agli isolotti della Gaiola incorpora considerevoli valori ambientali a reperti archeologici di età Romana, sommersi nel corso dei secoli da un fenomeno di bradisismo negativo che ha causato l'affondamento della costa di circa 6/8 metri. Più periferica è l'Oasi degli Astroni, diretta dal WWF, che si trova in una grande conca vulcanica risalente a 3.700 anni fa nei Campi Flegrei. Riserva di caccia aragonese, poi di Carlo III, fu arricchita di alcune torri e casini di caccia ancora esistenti. Immersa completamente nel verde, l'oasi si distingue per il grande lago, la ricca flora e la presenza di numerose specie di uccelli oltre che piccoli animali.
Complessi architettonici moderni
L'aspetto meno noto del panorama dell'architettura partenopea è la nuova concezione architettonica novecentesca, nata dopo la maniera del Liberty e dell'eclettismo.
In questo periodo, gli architetti napoletani si schierano tra i Razionalisti e tra i Monumentalisti mentre, la presenza di architetti venuti da fuori, progettano importanti edifici: come ad esempio Marcello Piacentini che progetterà la sede del Banco di Napoli in Via Toledo e Armando Brasini che opererà nella zona del rione Carità-San Giuseppe; o ancora, Giuseppe Vaccaro e Gino Franzi che vinceranno il concorso per il nuovo Palazzo delle Poste. Quest'ultimo edificio in particolare, si presenterà come un vero e proprio manifesto dell'architettura funzionalista e razionalista della città.
Altre opere sono invece affidate a valenti architetti che lavorano alle dipendenze della propaganda fascista come Marcello Canino, Ferdinando Chiaromonte e Camillo Guerra mentre, i razionalisti, progettano anche dei complessi periferici; i più noti sono Giulio De Luca, Carlo Cocchia e Luigi Cosenza; quest'ultimo, sarà il più attivo dei tre nel periodo antecedente la guerra. Cosenza progetterà sia edifici pubblici che privati: le sue ville a Posillipo sono soltanto un esempio, mentre, un'altra sua pregevole opera razionalista è il Mercato Ittico nella zona del porto.
Cocchia e De Luca saranno i realizzatori della Mostra d'Oltremare: l'enorme complesso di 720.000 m² comprendente edifici, padiglioni espositivi, teatri, fontane e giardini; la struttura monumentale verrà inaugurata nel 1940 e ripristinata negli anni cinquanta dagli stessi progettisti. Ricordiamo che, nel 1959, l'architetto Cocchia progetterà anche lo Stadio San Paolo, che in seguito sarà deturpato dall'aggiunta di una copertura in ferro durante i Mondiali del 1990.
Luigi Cosenza, sarà anch'egli attivo nel dopoguerra, che lo vedrà impegnato in un piano particolareggiato per l'area industriale e commerciale, situata nella zona compresa tra Fuorigrotta e Bagnoli. Viene di nuovo ricostruita la Mostra d'Oltremare e i complessi industriali di Bagnoli e, con i progetti INA-Casa e IACP viene impiegato, per la ricostruzione delle periferie, un'ingente numero di architetti razionalisti. In questo periodo verranno progettati i migliori esempi di architettura razionale, quelli intervenuti sono: Franz Di Salvo, Eirene Sbrizolo, Alfredo Sbrizolo, Gerardo Mazziotti, Elio Lo Cicero, ecc. sono solo alcuni tra i realizzatori in questione.
Durante la speculazione edilizia di Achille Lauro vengono saccheggiate molte aree agricole destinate a diventare grossi quartieri satelliti dell'estrema periferia di Napoli; i progetti urbanistici vengono redatti dagli architetti sopracitati, che lavorano sempre in gruppo e suddividendo la progettazione in lotti.
Negli anni settanta vengono avviati i nuovi cantieri della metropolitana che, alla sua realizzazione, parteciparono sia ingegneri che architetti. In principio le stazioni dei Colli Aminei, Medaglie d'Oro e Vanvitelli vennero affidate a Michele Capobianco mentre, oggi, i lavori e gli ampliamenti sono affidati ad architetti di fama internazionale.
Inoltre, ricordiamo che negli anni ottanta, nella zona orientale della città, viene realizzato il Centro Direzionale su progetto urbanistico di Kenzo Tange; il resto è invece opera di architetti napoletani della nuova generazione come Massimo Pica Ciamarra, Nicola Pagliara, Alberto Izzo e altri, nel CDN c'è anche un edificio di Renzo Piano e il grattacielo più alto d'Italia: la Torre Telecom Italia.
Da non sottovalutare anche la Zona ospedaliera dove sono riuniti i principali complessi sanitari della metropoli. L'ospedale Cardarelli e il Monaldi rappresentano un'esuberante accademismo degli anni trenta, mentre, il Cutugno di Giulio De Luca è un pregevole esempio di architettura organica. Infine, il Nuovo Policlinico di Carlo Cocchia e aiuti rappresenta un esempio di architettura brutalista.
Strutture ricreative
Il tempo libero ha un polo di grande attrattiva nel quartiere di Fuorigrotta. Qui sorge lo Stadio San Paolo inaugurato nel 1959 che ospita le partite di calcio del Napoli ed è stato ristrutturato per i mondiali di calcio del 1990, questo stadio è stata la casa del più celebre giocatore del Napoli: Diego Armando Maradona; la Mostra d'Oltremare realizzata nel 1940 dal fascismo per ospitare i prodotti delle colonie e diventata area espositiva di 750.000 metri quadri con 9 padiglioni per mostre e fiere, 30 sale congressuali fino a 2.000 posti, teatro al chiuso e all'aperto per complessivi 3.000 posti, due piscine, quattro campi da tennis, e che ospita numerosi eventi di portata nazionale e internazionale; il parco dei divertimenti Edenlandia più "antico" d'Italia, fondato nel 1965; il Giardino Zoologico altrimenti detto Zoo di Napoli; in più la zona ospita un bowling, un multicinema con 11 sale, fast food, sale giochi, campi di calcio, calcetto e tennis, nonché la Piscina Scandone, olimpionica, utilizzata per le gare di pallanuoto delle squadre napoletane ed utilizzata precedentemente per i Giochi del Mediterraneo del 1964. Nella zona era anche sito il Palazzetto dello Sport "Mario Argento" destinato in particolare alla pallacanestro, abbattuto nel 2005 ed in corso di ricostruzione. Le attività della pallacanestro di vertice si svolgono ora nel PalaBarbuto (5500 posti) costruito di fronte al vecchio palazzetto per permettere alle squadre napoletane di affrontare il massimo campionato e le competizioni europee. A Bagnoli, ha sede dal 1993 la Città della Scienza (museo scientifico sui generis primo in Europa), mentre nei pressi di Piazza Carlo III è presente il Real Albergo dei Poveri - che diverrà Città dei Giovani. Arterie di shopping principali nella città sono, oltre le già citate, quelle che fanno capo a Piazza dei Martiri (Via Chiaja, Via dei Mille, Via Calabritto e Via Carlo Poerio) che insieme formano la zona dello shopping con le più note firme mondiali. Altre vie dello shopping più popolari sono quelle al Vomero di Via Scarlatti, Via Luca Giordano e Via Cilea, e a Soccavo quella di Via Epomeo.
Cultura
Università
A Napoli sono operativi quattro atenei statali e due privati:
L'Università degli Studi di Napoli Federico II è la principale della città. Nata come espressione della cultura ghibellina contrapposta a quella guelfa di Bologna, fu fondata da Federico II nel 1224, ed è la terza in Italia. L'Ateneo Federiciano, che ha assunto il nome del suo fondatore con decreto del 7 settembre 1987, è comunque la più antica università statale e laica del mondo , ed è considerato uno degli atenei più prestigiosi per gli studi ingegneristici, giuridici e letterari. Fra gli altri vi ha insegnato il celebre grecista Marcello Gigante, massimo esperto dei papiri rinvenuti a Ercolano.
L'Università degli studi di Napoli "Parthenope" (IUN, o Istituto Universitario Navale sino al 2001), fu istituita nel 1920 come Regio Istituto Superiore Navale, originariamente specializzato per gli studi economici, con una particolare attenzione agli scambi commerciali internazionali. L'ateneo attualmente è composto dalle facoltà di Economia, Ingegneria, Giurisprudenza, Scienze Tecnologiche e Scienze Motorie. Per quanto riguarda le sedi ve ne sono numerose e disparate in varie zone del territorio: la centrale di Via Acton, Via De Gasperi, Villa Doria, la nuova sede di Ingegneria che si trova nel Centro direzionale, la sede d'ingegneria gestionale ad Afragola, la sede di Giurisprudenza di Nola, la sede di Torre Annunziata e la sede di Potenza.
La Seconda Università degli Studi di Napoli è stata istituita nel 1989 per decongestionare quella federiciana; è articolata in poli omogenei situati nelle città di Aversa, Capua, Caserta, Santa Maria Capua Vetere, mentre ha operativa in città una Facoltà di Medicina e Chirurgia che comprende le lauree specialistiche e gli altri corsi dell'area sanitaria. Le strutture assistenziali e didattiche sono suddivise tra il policlinico vecchio (nel centro storico) ed il nuovo Policlinico nella zona collinare (quest'ultimo è però in massima parte occupato da strutture dell'università Federico II). La sede amministrativa, tuttavia, è a Caserta e così come le facoltà, che sono nella provincia, per cui ha legami con Napoli solo per il nome e per una facoltà, anche se importante. Di fatto è università di Terra di Lavoro.
L'Università degli studi di Napoli "L'Orientale" (fino al 2002 "Istituto Universitario Orientale" o IUO, oggi UNIOR) è la più antica università di orientalistica e sinologia del continente, fu fondata nel '700 dal padre missionario Matteo Ripa come "Collegio dei Cinesi" e oggi è tra le maggiori istituzioni europee per gli studi filologici e linguistici sulle aree extra-europee. È composta dalle facoltà di lettere e filosofia, lingue e letterature straniere, Studi arabo-islamici e del Mediterraneo, scienze politiche (con un occhio di riguardo alle relazioni internazionali). Vi si insegnano numerose lingue antiche ed oltre 140 lingue moderne.
L'Università degli studi Suor Orsola Benincasa (ex Istituto Universitario omonimo, oggi UNISOB), è un libero ateneo fondato dalla religiosa Orsola Benincasa, pensatrice molto in vista nei salotti intellettuali napoletani del periodo della controriforma (inizi XVII secolo), nato come istituto superiore di magistero e tuttora specializzato negli studi umanistici e sociali, con un particolare riguardo alla tradizione educativa introdotta dalla pedagogista suor Orsola.
Napoli è inoltre sede della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale che vi opera attraverso la Sezione San Tommaso d'Aquino e la Sezione San Luigi la prima delle quali è legata al seminario arcivescovile e trae origine dalla facoltà teologica già presente nel primo ordinamento dell'ateneo federiciano nel 1224 e la seconda alla Compagnia di Gesù (gesuiti). La facoltà teologica è nata nel 1969 riunendo e lasciando distinte le due scuole.
Edifici di culto
Le seguenti architetture religiose cristiane (la certosa, le basiliche e le chiese "maggiori") sono tutte situate nel centro storico ad eccezione della basilica di Santa Maria della Neve di Ponticelli, della basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte e della certosa costruita sulla collina del Vomero.
Così come altre chiese della città, anche molte basiliche e chiese maggiori rappresentano il cuore di un ben più vasto disegno monumentale.
In particolare, sono descritti anche dei complessi religiosi privi di chiese o cappelle: sia quelli che meritano una descrizione specifica poiché, pur rappresentando interessanti strutture monumentali, risultano poco conosciuti; sia quelli propriamente "orfani" di luoghi di preghiera, ma, che ad ogni modo, rappresentano anch'essi importanti testimonianze del costruito storico-religioso di Napoli. Inoltre, costituiscono una voce a sè, anche quelle strutture religiose che hanno spiccate differenze storiche, dalle chiese ivi annesse.
Certosa
- San Martino
Basiliche
L'attribuzione del titolo di basilica è basata su dati forniti dall'Arcidiocesi di Napoli.
- Cattedrale di Santa Maria Assunta
- Battistero di San Giovanni in Fonte (basilica)
- Basilica di Santa Restituta (basilica)
- Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro
- Cappella dei Capece Minutolo
- Cappella del Succorpo
- Basilica della Ss. Annunziata Maggiore
- Basilica di Santa Chiara
- Basilica di San Francesco di Paola
- Basilica di San Gennaro fuori le mura
- Basilica del Gesù Vecchio
- Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio
- Basilica di San Lorenzo Maggiore
- Basilica di Santa Maria del Carmine Maggiore
- Basilica di Santa Maria della Neve
- Basilica di Santa Maria della Pazienza o Cesarea
- Basilica di Santa Maria della Sanità
- Basilica di San Paolo Maggiore
- Basilica di San Pietro ad Aram
- Basilica dello Spirito Santo
Chiese maggiori
- Chiesa della Trinità Maggiore
- Chiesa Maggiore
- Chiesa di Sant'Agostino Maggiore
- Chiesa di Sant'Agnello Maggiore
- Chiesa di San Domenico Maggiore
- Chiesa di Sant'Eligio Maggiore
- Chiesa di San Giorgio Maggiore
- Chiesa di San Giovanni Maggiore
- Chiesa di San Giuseppe Maggiore
- Chiesa di San Biagio Maggiore
- Chiesa di Santa Maria Maggiore
Altre chiese e complessi religiosi del centro storico
- Chiesa dell'Ascensione a Chiaia
- Chiesa dell'Addolorata a Palazzo Cassano Ayerba D'Aragona
- Chiesa Anglicana
- Chiesa dell'Arciconfraternita dei Recitanti del Santissimo Rosario
- Chiesa dell'Arciconfraternita del Rosario
- Chiesa dell'Arciconfraternita del Santissimo Rosario e San Rocco
- Chiesa dell'Arciconfraternita dell'Immacolata e San Vincenzo Ferreri
- Chiesa dell'Arciconfraternita di San Vincenzo Ferreri al Complesso di Sant'Andrea delle Dame
- Chiesa dell'Arciconfraternita di Santa Maria della Sanità
- Chiesa dell'Arciconfraternita dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo Basacoena
- Chiesa dell'Arciconfraternita della Santissima Resurrezione
- Chiesa dell'Arciconfraternita di Santa Maria della Vittoria alla Torretta (o Chiesa di Santa Maria della Luce)
- Chiesa Cor Jesus ed ex Educandato della SS. Concezione a S. Raffaele
- Chiesa di Santa Maria della Candelora
- Chiesa della Carità
- Chiesa delle Clarisse
- Chiesa della Riconciliazione
- Chiesa del Carminiello ai Mannesi
- Complesso del Carminiello al Mercato
- Complesso del Convitto Nazionale
- Chiesa del Cenacolo
- Chiesa della Compagnia della Disciplina della Santa Croce
- Chiesa della Concezione al Chiatamone
- Chiesa della Concezione a Montecalvario
- Chiesa della Concezione a Materdei
- Chiesa della Congregazione dei 63 sacerdoti
- Chiesa della Consolazione a Carbonara
- Oratorio della Confraternita dei LXVI Sacerdoti
- Oratorio della Confraternita dei Bianchi
- Oratorio di Santa Maria della Fede
- Oratorio di Santa Maria Presentata al Tempio
- Oratorio di Santa Maria Presentata al Tempio (vico Carboni ai Tribunali)
- Oratorio di Santa Lucia (Napoli)
- Oratorio della Scala Santa
- Oratorio dei Nobili e Oratorio delle Dame
- Chiesa della Croce di Lucca
- Chiesa di San Diego all'Ospedaletto
- Chiesa del Divino Amore
- Chiesa dell'Ecce Homo ai Banchi Nuovi
- Chiesa dell'Ecce Homo al Cerriglio
- Chiesa di Sant'Eligio dei Chiavettieri
- Chiesa di San Giacomo degli Italiani
- Complesso di Gesù e Maria
- Chiesa del Gesù delle Monache
- Chiesa di San Leonardo e San Paolo
- Cappella di San Nicolò alle Sacramentine
- Cappella Adoremus (Via Costantinopoli)
- Cappella del Carmelo
- Cappella della Carità di Dio
- Cappella della Vergine (Corso Vittorio Emanuele) (presso l'istituto Suor Orsola)
- Cappella della Madonna del Rosario a Trinità Maggiore
- Cappella dell'Immacolata
- Cappella Reale dell'Assunta
- Cappella Palatina a Castel Nuovo
- Chiesa dell'Assunta (Complesso dei Girolamini)
- Chiesa dell'Assunta al Cimitero delle Fontanelle
- Chiesa in via Foria n. 221
- Chiesa in via Giovanni Ninni n. 44
- Chiesina in via Salvator Rosa (presso i resti di un palazzo storico)
- Chiesa in vico Forno a Porta San Gennaro (riadattata in un palazzo, è sopravvissuta solo la facciata)
- Chiesina in via Cesare Rosaroll (di fianco a Sant'Anna a Porta Capuana)
- Chiesa dell'Immacolata Concezione alle Fontanelle
- Chiesa dell'Immacolata al Rettifilo
- Chiesa dell'Immacolata Concezione e Purificazione di Maria de' nobili in Montecalvario
- Chiesa dell'Immacolata Concezione e San Gioacchino
- Chiesa dell'Immacolata a Vico
- Chiesa dell'Immacolata e San Vincenzo
- Chiesa dell'Immacolatella a Pizzofalcone
- Chiesa dell'Ospedale di Santa Maria di Loreto Crispi
- Chiesa della Missione ai Vergini
- Cappella del Monte di Pietà
- Cappella del Monte dei Poveri
- Cappella in Corso Vittorio Emanuele (nei pressi di P.tta Mondragone)
- Chiesa dell'Ordine di Malta
- Cappella di Palazzo Ruffo di Bagnara
- Cappella di San Silvestro (vico Donnaromita)
- Chiesa di Palazzo Nunziante
- Chiesa di Palazzo Troiano Spinelli di Laurino
- Chiesa di Palazzo Sanfelice
- Chiesa dei Pappacoda
- Chiesa dei Tutti i Santi al borgo sotto via Foria
- Chiesa della Pietà dei Turchini
- Cappella di Santa Maria della Concezione (via G. Paladino)
- Cappella dei Pontano
- Chiesa di Sant'Agrippino a Forcella
- Chiesa di Sant'Alberto e Teresa
- Chiesa di Sant'Andrea Apostolo detta dei Gattoli
- Chiesa di Sant'Andrea dei Cocchieri
- Complesso di Sant'Andrea delle Dame
- Chiesa di Sant'Angelo a Nilo
- Chiesa di Sant'Angelo a Segno
- Chiesa di Sant'Anna a Porta Capuana
- Chiesa di Sant'Anna a Capuana
- Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi
- Chiesa di Sant'Anna di Palazzo
- Chiesa di Sant'Anna al Trivio
- Chiesa di Sant'Antonio abate
- Complesso di Sant'Antonio delle Monache a Port'Alba
- Chiesa di Sant'Antonio a Tarsia
- Chiesa di Sant'Antonio ai Monti
- Chiesa di Sant'Antoniello a Capuana
- Chiesa di Sant'Antoniello del Sangue di Cristo ai Ventaglieri
- Chiesa di Sant'Antoniello (via Oronzio Costa)
- Chiesa dei Santi Apostoli
- Chiesa di Sant'Arcangelo agli Armieri
- Chiesa di Sant'Arcangelo a Baiano
- Chiesa di Sant'Aspreno ai Crociferi
- Chiesa di Sant'Aspreno al Porto
- Chiesa di Santa Barbara dei Marinai
- Chiesa di San Bartolomeo
- Chiesa di San Benedetto
- Chiesa di San Bonaventura
- Chiesa dei Santi Bernardo e Margherita
- Chiesa dei Santi Bernardo e Margherita a Fonseca
- Chiesa di San Biagio dei Caserti
- Chiesa di San Biagio Maggiore
- Chiesa di San Biagio ai Taffettanari
- Chiesa di San Carlo all'Arena
- Chiesa di San Carlo alle Mortelle
- Complesso di San Gaudioso (semidistrutto)
- Chiesa di Santa Brigida
- Chiesa di Santa Caterina a Chiaia
- Chiesa di Santa Caterina a Formiello
- Chiesa di Santa Caterina da Siena
- Chiesa di Santa Caterina della Spina Corona
- Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Porta Nolana
- Chiesa dei Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi
- Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano
- Chiesa di Santa Croce al Mercato
- Chiesa di Santa Croce di Palazzo
- Chiesa dei Santi Demetrio e Bonifacio
- Chiesa di San Domenico Soriano
- Chiesa di Sant'Eframo Vecchio
- Chiesa di Sant'Erasmo ai Granili
- Chiesa di San Ferdinando
- Chiesa di San Felice in Pincis
- Chiesa di San Fillipo Neri
- Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
- Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo dell'arte dei Fornai
- Complesso di San Francesco delle Cappuccinelle
- Chiesa di San Francesco dei Cocchieri
- Chiesa dei Santi Francesco e Matteo
- Chiesa di San Francesco delle Monache
- Chiesa di San Francesco d'Assisi a Mergellina
- Complesso di San Francesco degli Scarioni
- Complesso di San Francesco di Paola (semidistrutto, è sopravvissuto solo il convento che oggi è adibito a pretura)
- Chiesa di San Gennaro all'Olmo
- Chiesa di San Gennaro a Sedil Capuano
- Chiesa di San Gennaro Spogliamorti
- Chiesa di San Giacomo degli Italiani
- Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli
- Chiesa di San Gioacchino a Pontenuovo
- Chiesa di San Giovanni Battista delle Monache
- Chiesa di San Giovanni a Carbonara
- Chiesa di San Giovanni a Mare
- Chiesa dei Santi Giovanni e Teresa
- Chiesa di San Girolamo dei Ciechi (Napoli)
- Chiesa di San Girolamo delle Monache
- Chiesa di San Giuseppe a Chiaia
- Chiesa di San Giuseppe dei Nudi
- Chiesa di San Giuseppe dei Ruffi
- Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo
- Chiesa di San Giuseppe dei Vecchi
- Complesso degli Incurabili
- Complesso dei Cinesi
- Complesso dei Padri Vincenziani
- Chiesa di Santa Lucia a Mare
- Complesso di Santa Lucia al Monte
- Chiesa di Santa Luciella a San Biagio dei Librai
- Chiesa Luterana di Napoli
- Chiesa dei Santi Marcellino e Festo
- Chiesa dei Santi Marco e Andrea a Nilo
- Chiesa di Santa Maria Addolorata (o Santa Maria a Mare)
- Chiesa di Santa Maria ad Agnone
- Chiesa di Santa Maria dell'Aiuto
- Chiesa di Santa Maria dell'Amore
- Chiesa di Santa Maria dell'Anima a Parco Margherita
- Chiesa di Santa Maria Ancillarum
- Chiesa di Santa Maria degli Angeli alle Croci
- Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta del Cappuccio
- Ex abbazia di Santa Maria a Cappella Vecchia
- Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone
- Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco
- Chiesa di Santa Maria Antesaecula
- Chiesa di Santa Maria Apparente
- Chiesa di Santa Maria Avvocata
- Chiesa di Santa Maria Avvocata dei Peccatori
- Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo
- Chiesa di Maria Santissima del Carmine
- Chiesa di Santa Maria Assunta dei Pignatelli
- Chiesa di Santa Maria del Ben Morire
- Chiesina di Santa Maria del Buon Consiglio
- Complesso di Santa Maria di Betlemme
- Chiesa di Santa Maria di Caravaggio
- Chiesa di Santa Maria del Carmine e San Giovanni Battista
- Chiesa di Santa Maria della Catena
- Chiesa di Santa Maria la Bruna a vicolo Scassacocchi
- Chiesa di Santa Maria della Colonna
- Chiesa di Santa Maria in Cosmedin
- Chiesa di Santa Maria della Concordia
- Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli
- Complesso di Santa Maria della Consolazione
- Chiesa di Santa Maria Donnalbina
- Chiesa di Santa Maria Donnaregina
- Chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova
- Chiesa di Santa Maria Donnaromita
- Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella
- Chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone
- Chiesa di Santa Maria della Fede
- Chiesa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe
- Chiesa di Santa Maria di Gerusalemme
- Chiesa di Santa Maria del Gran Trionfo
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Piazza Cavour
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Toledo
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Piazzetta Mondragone)
- Chiesa di Santa Maria Incoronata
- Chiesa di Santa Maria della Lettera
- Chiesa di Santa Maria Maddalena delle Convertite Spagnole
- Chiesa di Santa Maria Maddalena alle Cappuccinelle
- Complesso di Santa Maria di Materdei
- Chiesa di Santa Maria Materdomini
- Chiesa di Santa Maria del Monte dei Poveri
- Chiesa in Via Oronzio Costa
- Complesso di Santa Maria della Misericordia
- Chiesa di Santa Maria della Misericordia e Angelo Custode
- Chiesa di Santa Maria della Mercede a Montecalvario
- Chiesa di Santa Maria della Mercede e Sant'Alfonso Maria de' Liguori
- Chiesa di Santa Maria dei Miracoli
- Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini
- Chiesa di Santa Maria di Montesanto
- Chiesa di Santa Maria di Monteverginella
- Chiesa di Santa Maria di Monserrato (Napoli)
- Complesso di Santa Maria dei Monti
- Chiesa di Santa Maria della Neve in San Giuseppe
- Chiesa di Santa Maria la Nova
- Chiesa di Santa Maria Ognibene
- Chiesa di Santa Maria ad Ogni Bene dei Sette Dolori
- Chiesa di Santa Maria dell'Olivella
- Chiesa di Santa Maria della Pace
- Chiesa di Santa Maria la Palma
- Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina
- Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini
- Chiesa di Santa Maria Maddalena de' Pazzi
- Complesso di Santa Maria delle Periclitanti
- Chiesa di Santa Maria delle Periclitanti
- Chiesa di Santa Maria Porta Coeli ai Mannesi (scomparsa)
- Chiesa di Santa Maria a Cancello (parzialmente integra)
- Chiesa di Santa Maria a Moneta
- Chiesa di Santa Maria a Piazza
- Chiesa di Santa Maria a Sicola
- Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta
- Chiesa di Santa Maria in Portico
- Chiesa di Santa Maria di Portosalvo
- Chiesa di Santa Maria del Presidio
- Chiesa di Santa Maria della Purità
- Chiesa di Santa Maria Regina Coeli
- Chiesa di Santa Maria del Rifugio
- Chiesa di Santa Maria del Rimedio al Molo Grande
- Chiesa di Santa Maria del Rosario alle Pigne
- Chiesa di Santa Maria del Rosario a Portamedina
- Chiesa di Santa Maria della Salute
- Chiesa di Santa Maria della Sapienza
- Chiesa di Santa Maria della Scala
- Chiesa di Santa Maria della Solitaria
- Chiesa di Santa Maria della Speranza
- Complesso di Santa Maria dello Splendore
- Chiesa di Santa Maria della Stella
- Chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle
- Chiesa di Santa Maria Succurre Miseris ai Vergini
- Chiesa di Santa Maria stella del mare
- Chiesa di Santa Maria dei Vergini
- Chiesa di Santa Maria Vertecoeli
- Chiesa di Santa Maria della Vita
- Chiesa di Santa Maria della Vittoria
- Chiesa di Santa Maria della Vittoria e Santissima Trinità all'Anticaglia
- Chiesa di Santa Maria della Verità
- Chiesa di Santa Marta
- Chiesa di San Mattia
- Chiesa di San Mandato
- Chiesa di San Michele detta anche di Sant'Angelo
- Chiesa di San Michele Arcangelo
- Chiesa dei Santi Michele ed Omobono
- Chiesa di San Michele a Morfisa
- Chiesa di Santa Monica
- Chiesa di San Nicola alla Carità
- Chiesa di San Nicola dei Caserti
- Chiesa di San Nicola a Nilo
- Chiesa di San Nicola a Pistaso
- Chiesa di San Nicola da Tolentino
- Chiesa della Nunziatella
- Chiesa di Sant'Ivone degli Avvocati
- Chiesa di Sant'Onofrio a Corso Umberto I
- Chiesa di Sant'Onofrio dei Vecchi
- Chiesa di Sant'Onofrio alla Vicaria
- Complesso monastico di Suor Orsola Benincasa
- Chiesa di Sant'Orsola a Chiaia
- Chiesa di San Pantaleone
- Chiesa di San Pasquale a Chiaia
- Chiesa di Santa Patrizia
- Chiesa dei Santi Pellegrino ed Emiliano
- Chiesa della Pietatella a Carbonara
- Chiesa di San Pietro a Castel dell'Ovo
- Chiesa di San Pietro a Majella
- Chiesa di San Pietro Martire
- Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Greci
- Chiesa di San Pietro in Vinculis
- Chiesa di San Potito
- Chiesa del Pio Monte della Misericordia
- Ritiro delle Pentite
- Chiesa di San Raffaele
- Chiesa dei Santi Severino e Sossio
- Cappella dei Sansevero
- Chiesa di San Severo al Pendino
- Chiesa di San Severo fuori le mura
- Chiesa di Santa Teresa a Chiaia
- Chiesa di Santa Teresa degli Scalzi
- Chiesa di Santa Teresella degli Spagnoli
- Chiesa di Santa Sofia
- Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme
- Chiesa del Santo Sepolcro di Cristo
- Chiesa del Santissimo Redentore
- Chiesa del Salvatore a Castel dell'Ovo
- Cappella della Scala Santa
- Chiesa della Sommaria
- Chiesa di San Tommaso a Capuana
- Chiesa della Santissima Trinità alla Cesarea
- Complesso della SS. Trinità delle Monache
- Chiesa della Santissima Trinità dei Pellegrini
- Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli
- Chiesa della Confraternita del Santissimo Sacramento
- Sacro tempio della scorziata
- Chiesa del Porto militare
- Chiesa di Santa Maria dell'Arco a Portanova
- Chiesa in via Carlo Poerio
- Chiesa di Vico Donnaromita
- Chiesa degli Operatori Sanitari Cattolici
- Chiesa delle Crocelle ai Mannesi
- Chiesa Evangelica Valdese di Napoli
Chiese e complessi religiosi fuori dal centro
- Chiesa dell'Addolorata a Secondigliano
- Chiesa dell'Annunziata (Barra)
- Chiesa di San Domenico a Barra
- Chiesa di Santa Maria del Pianto
- Chiesa di Santa Maria del Pozzo
- Chiesa paleocristiana in via Manzoni (recente ritrovamento, fine anni 90)
- Cappella Cangiani
- Cappella di Santa Rosa a Villa Mastellone
- Cappella di Sant'Aniello
- Masseria dell'Architiello
- Chiesa dell'Architiello
- Masseria dei Domenicani
- Chiesa dell'Ave Gratia Plena
- Chiesa di Santa Francesca Cabrini alla Mostra d'Oltremare
- Santuario Eucaristico di San Pietro Apostolo
- Chiesa dell'Arciconfraternita Estaurita del SS. Sacramento
- Chiesa Copta di Napoli
- Complesso dell'Eremo dei Camaldoli
- Complesso dell'Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata
- Chiesa dell'Immacolata a Fuorigrotta
- Chiesa dell'Immacolata a Capodichino
- Chiesa dell'Immacolata di Nazareth
- Chiesa dell'Istituto del Sacro Cuore a Stadera
- Chiesa della Madonna della Luce
- Chiesa della Masseria Luce
- Chiesa Madre di Poggioreale
- Chiesa Madre di San Giovanni a Teduccio
- Chiesa del Corpus Christi al Corso Europa
- Chiesa del tondo di Capodimonte e grotta di Betlemme
- Chiesa della Sacra Famiglia
- Chiesa di Sant'Anna alle Paludi
- Chiesa di Sant'Antonio Abate (Pianura)
- Chiesa di Sant'Antonio di Padova a Carbonelli
- Chiesa di Sant'Antonio a Posillipo
- Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Secondigliano
- Monastero di Sant'Eframo Nuovo
- Chiesa di Sant'Eframo Nuovo a Poggioreale
- Chiesa di Sant'Erasmo a Castel Sant'Elmo
- Chiesa di San Francesco al cimitero dei Cappuccini
- Chiesa di San Francesco d'Assisi al Vomero
- Chiesa di San Gennaro
- Chiesa di San Gennaro ad Antignano
- Chiesa di San Gennaro al Vomero
- Chiesa di San Giorgio Martire
- Chiesa di San Giovanni Battista
- Chiesa di San Giovanni Battista
- Chiesa di San Giovanni Battista ai Camaldoli
- Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini
- Chiesa di San Rocco
- Chiesa di San Vitale Martire
- Chiesa di Santa Maria dell'Arco
- Chiesa di Santa Maria della Natività
- Chiesa di Santa Maria di Bellavista
- Chiesa di Santa Maria della Consolazione
- Chiesa di Santa Maria della Purità a San Pietro a Patierno
- Complesso di Santa Maria della Libera
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Purgatorio
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Capodimonte
- Chiesa di Santa Maria Solitaria a Cavalleggeri
- Complesso di San Gennaro
- Chiesa di Maria Santissima Desolata
- Chiesa di Maria Santissima del Caravaggio
- Chiesa del Santissimo Salvatore (Napoli)
- Chiesa di Santa Maria del Faro
- Chiesa di Santa Maria del Soccorso all'Arenella
- Chiesa di Santa Maria del Soccorso a Capodimonte
- Chiesa di Nostra Signora del Pilar a Castel Sant'Elmo
- Chiesa di Santa Maria del Presepe
- Chiesa dei Santi Pietro e Paolo
- Chiesa di San Pietro a Patierno
- Chiesa Regina Paradisi
- Chiesa Rurale dell'Addolorata
- Chiesa di San Tarcisio
- Chiesa di San Tommaso d'Aquino
- Chiesa di Villa Addeo
- Chiesa di Villa De Majo
- Chiesa di Villa Flordiana
- Chiesa di Villa Lieto-Garzilli
- Chiesa di Villa Regina
- Chiesa Divo Alphonso Dicatum (Via Ferrante Imparato, Ponticelli)
- Chiesa della Santissima Trinità
- Chiesa di Santo Strato a Posillipo
- Eremo dei Cappuccini
- Masseria della Chiesa
- Casa del Volto Santo
- Ospizio Marino di Posillipo
- Ospizio dei Camaldolesi
- Chiese nuove dei Camaldoli (XVIII secolo circa, ritrovamenti del 2005-06)
- Santuario delle Ancelle del Sacro Cuore
- Tempio della Gaiola
Biblioteca Nazionale
Nel 1804 fu aperta al pubblico la Reale Biblioteca di Napoli nel Palazzo degli Studi, attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale. Le collezioni librarie ivi ubicate erano state trasferite dalla Reggia di Capodimonte per volontà reale. Divenuta Reale Biblioteca Borbonica nel 1816, nel 1860 con l'unità d'Italia fu poi denominata Biblioteca Nazionale. Nel 1910 fu arricchita con la collezione di papiri ercolanensi ritrovati negli scavi della città vesuviana. Nel 1922 la sede dopo lungo dibattito e su suggerimento di Benedetto Croce fu spostata all'odierna sede nel Palazzo Reale in Piazza Plebiscito. Subì molti problemi durante la guerra sia per l'occupazione nazista che per quella alleata, ma i testi più preziosi furono trasferiti in località più sicure fino alla riapertura nel 1945. Oggi la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III contiene quasi due milioni di volumi, circa 20.000 manoscritti, più di 8.000 periodici, 4.500 incunaboli e 1.800 papiri ercolanensi ed è la terza in Italia per dimensioni dopo quelle centrali di Firenze e Roma. Ricca di preziosi volumi orientali (Napoli è anche sede dell'Istituto Orientale), è qui che Bernardo Bertolucci si è documentato sulle culture dell'Estremo Oriente, per poter dirigere poi il film L'ultimo imperatore, del 1987.
Poli scientifici
Oltre alle già citate Città della Scienza e all'Acquario Dohrn, di particolare interesse sono altri siti scientifici.
Il Real Orto Botanico fu voluto dai Borbone e approvato da Giuseppe Bonaparte nel 1807 durante il governo napoleonico e realizzato dagli architetti De Fazio e Paoletti. Caduto in degrado per i danni della seconda guerra mondiale, fu rimaneggiato e arricchito tra gli anni sessanta e ottanta dal direttore Aldo Merolla. Attualmente i 12 ettari di terreno ospitano 25.000 esemplari di piante di ogni genere disposte in collezioni all'aperto o in serre.
Nel Collegio Massimo dei Gesuiti in via Mezzocannone sono ubicati i principali musei scientifici napoletani, curati dalla Federico II:
- Il Museo di Zoologia con collezione di uccelli, mammiferi e di particolare interesse quella di conchiglie da tutto il mondo.
- Il Museo di Paleontologia con circa 50.000 reperti fossili molti dei quali da siti campani, e un grandioso scheletro completo di Allosauro.
- Il Museo di Antropologia con reperti e mummie da tutto il mondo tra cui reperti di Troia e uno scheletro umano del paleolitico.
- Il Museo di Mineralogia con minerali e pietre da tutto il mondo e il Museo Mineralogico Campano con circa 3.500 esemplari.
Per gli astrofili è da citare l'Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Voluto da Gioacchino Murat nel 1812, fu inaugurato nel 1819. Situato a 150 metri dal livello del mare sulla collina di Capodimonte, è impegnato nell'osservazione del Sole, delle stelle e della galassie grazie anche all'accesso ai più grandi telescopi ottici del pianeta e a quelli in orbita.
Presso la sede universitaria di Monte Sant'Angelo ha sede la Sezione di Napoli, dell'INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).
Arte
Napoli ha sempre avuto un ruolo centrale nell'arte italiana e più in generale nell'arte e l'architettura europea. Lo dimostrano le numerosissime testimonianze già citate di chiese, castelli e palazzi di epoca medievale, rinascimentale e soprattutto barocca. Nel XVIII secolo Napoli genera il neoclassicismo: in città, vennero promosse spedizioni speleologiche che comportarono il ritrovamento di Ercolano e poi di Pompei; molti di questi ritrovamenti vennero esposti a Napoli dove accorsero studiosi, curiosi ed artisti da tutto il vecchio continente.
L'Accademia di Belle Arti, fondata da Carlo III di Borbone nel 1752 come "Real Accademia di Disegno", è stata il centro dell'attività della Scuola di Posillipo nell'Ottocento ed è stata diretta da personalità quali Domenico Morelli, Francesco Saverio Altamura, Gioacchino Toma. Molte delle loro opere sono esposte nella collezione d'arte ospitata dall'Accademia. Vi si tengono oggi corsi di pittura, decorazione, scultura, scenografia, restauro, arredo urbano, e una scuola di nudo.
Storica è la tradizione del Conservatorio di Musica "San Pietro a Majella", nel cuore della città, fondato nel 1826 da Francesco I di Borbone come "Regio conservatorio di musica", e dove oggi si tengono insegnamenti per tutti gli strumenti musicali ed è ospitato un notevole museo della musica. Infine da segnalare l'offerta di teatri, una tradizione tra le più antiche d'Europa (il San Carlo risale al Settecento), che oggi annovera dodici teatri principali.
Sicuramente è anche da menzionare la tradizione artistica della Porcellana di Capodimonte. Nel 1743 Carlo di Borbone fondò la Real Fabbrica di Capodimonte dando inizio alla produzione artistica di opere conservate nel Museo di Capodimonte nella zona collinare di Napoli. Tale tradizione è ancor oggi tenuta viva grazie all'impegno di diverse fabbriche napoletane nate nella metà del 1800 e ancora operanti.
Arte contemporanea
Sebbene ricca di testimonianze del passato, Napoli è anche un laboratorio e una importante vetrina internazionale dell'arte contemporanea.
Molto attivi sono i due musei di arte contemporanea della città: il PAN (Palazzo delle arti Napoli) ed il MADRE (Museo d'arte Donna Regina). Il primo, inaugurato nel 2005 nel settecentesco Palazzo Roccella in via dei Mille, è adibito ad ospitare opere ed eventi artistici di ogni tendenza. Il secondo, che ha sede nell'antico convento di Donna Regina, ristrutturato su progetto di Alvaro Siza, ospita invece una collezione permanente.
Diverse peculiarità rendono Napoli un importante laboratorio di arte contemporanea: il Metrò dell'arte, in cui le stazioni della metropolitana non vengono concepite come semplici luoghi di transito, ma come un vero e proprio spazio espositivo con opere di artisti di fama internazionale (tra questi: Joseph Kosuth, Mimmo Rotella, Mario Merz) o di artisti emergenti; inoltre ogni anno è ormai tradizione ospitare, durante il periodo natalizio in Piazza del Plebiscito, istallazioni di artisti di fama internazionale; tra questi Mimmo Paladino, Richard Serra, Rebecca Horn, Luciano Fabro ed altri.
Napoli è sede infine di altri eventi internazionali, uno fra tutti la Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Medirerraneo, svoltasi nel 2005 che ha visto partecipare 700 giovani artisti da paesi europei e mediterranei.
Pittura
Tra le molte correnti pittoriche napoletane che si sono succedute nei secoli, di particolare rilevanza e pregio artistico sono risultate quelle del Seicento e dell'Ottocento.
Alla prima appartengono Carlo Sellitto, Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Bernardo Cavallino, Mattia Preti e Luca Giordano. Della seconda (la scuola di Posillipo) si ricordano invece in particolare Anton Sminck van Pitloo, Giacinto Gigante e Domenico Morelli.
Musica
La vita musicale napoletana fu molto intensa già a partire dal XV fino al XVII secolo nell'ambito della polifonia sacra e profana. Dal XVII e soprattutto nel XVIII secolo la Scuola Musicale Napoletana assunse un ruolo preminente nel campo della musica sacra e operistica con musicisti come Alessandro Scarlatti, Giovan Battista Pergolesi, Nicola Porpora.
La canzone classica napoletana, assurta a fenomeno storico nel corso delle annuali feste di Piedigrotta tra l'Ottocento e la prima metà del Novecento e con i successivi Festival della Canzone Napoletana, è oggi un patrimonio tutelato. È attivo da vari anni, presso la sede RAI di Napoli, l'Archivio Sonoro della Canzone Napoletana. Altro fenomeno musicale di particolare interesse è la cosiddetta Sceneggiata che si fonda sulla sceneggiatura di un intero spettacolo teatrale partendo da una canzone di argomento popolare, protagonista indiscusso di quest'arte fu Mario Merola.
Dagli anni '50 si diffusero i cantautori cosiddetti "Melodici" che mettevano in musica testi originali quando non poesie tradizionali in lingua napoletana, come i capolavori di Salvatore Di Giacomo. L'interprete assoluto di questo periodo della canzone napoletana è Roberto Murolo.
È comunque vasta la schiera di cantautori e musicisti che in modo moderno hanno dato e danno il loro contributo alla continuazione della tradizione musicale partenopea. Padre della nuova Napoli fu Renato Carosone, innovatore e precursore dei cambiamenti, il quale cominciò ad arricchire la melodia classica con suoni arabi, attingendo anche al miglior jazz americano. Pino Daniele, Edoardo Bennato ed Eugenio Bennato,Enzo Gragnaniello, 24 grana, Tullio De Piscopo, James Senese e i Napoli Centrale, Rino Zurzolo, Enzo Avitabile, Tony Esposito e il violinista Lino Cannavacciuolo, sono solo alcuni dei musicisti "moderni" più famosi e apprezzati.
Dagli anni '80 si è affermato, tuttavia come fenomeno locale, il genere "neomelodico", la maggior parte delle canzoni trattano storie d'amore ambientate nella Napoli moderna.
Napoli è inoltre esportatrice di techno in Europa, con una scuola definita appunto "Naples Techno", fatta di artisti napoletani emigrati in paesi come l'Inghilterra e la Spagna, che lì hanno affermato il proprio stile. Molti di questi dj hanno ultimamente conosciuto il successo anche in terra natia grazie al crescente interesse del pubblico napoletano verso la techno, in particolar modo per la corrente minimal. Dalla fine degli '80 Napoli ha dato luogo a massicce produzioni di musica elettronica, trip-hop e rock alternativo. Ricordiamo il trip-hop "napoletano" degli Almamegretta, i 99 Posse, i particolari Le Loup Garou, l'industrial dei Narcolexia, la rock-dance-psichedelica dei Planet Funk il rock tribal-elettroncico dei Desideria e tantissimi altri.
Cinematografia
« Napoli è un set a cielo aperto! »
(Carlo Ponti, produttore cinematografico e marito di Sophia Loren)
Napoli è, insieme a Roma e Venezia, una delle città italiane più rappresentate nella cinematografia nazionale e internazionale: grandi registi si sono succeduti negli anni, a partire dai Fratelli Lumiere che nel 1898 effettuarono alcune delle loro prime riprese sul lungomare di Napoli (rendendola di fatto una delle città con la testimonianza cinematografica più antica), passando attraverso gli anni sessanta e settanta con i film di Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmuller, Vittorio de Sica, Ettore Scola, Dino Risi, Mario Mattoli, Melville Shavelson fino ad arrivare ai giorni nostri con Massimo Troisi, Mario Martone, Vincenzo Salemme, Paul Greengrass, Giuseppe Tornatore, Nanni Loy, Wes Anderson, Paolo Sorrentino, Matteo Garrone.
Ambientati e girati a Napoli sono alcuni dei film storici del cinema italiano, tra i quali L'oro di Napoli, Matrimonio all'italiana e Ieri, Oggi, Domani di Vittorio De Sica e con protagonisti come Totò, Eduardo De Filippo, Sophia Loren e Marcello Mastroianni.
La città di Napoli è inoltre protagonista di diverse fiction e soap opera come Un posto al sole (la prima soap prodotta in Italia, in onda da più di dieci anni e prodotta nel Centro Rai di Napoli), La squadra, La nuova squadra, Assunta Spina, Il coraggio di Angela, Giuseppe Moscati, 'O professore e altre che si sono susseguite dagli anni ottanta in poi.
Teatro
Il teatro napoletano è una delle più antiche e conosciute tradizioni artistiche della città. Tra i suoi principali esponenti si citano Antonio Petito, Raffaele Viviani, Roberto Bracco, Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo e la sua compagnia composta fra l'altro dai fratelli Titina De Filippo e Peppino De Filippo, questi ultimi a loro volta autori teatrali.
Eduardo intraprese una originale attività di scrittura e recitazione teatrale, volta a portare sul palcoscenico l'anima di Napoli e dei suoi abitanti, la "napoletanità" considerata come cartina di tornasole, attraverso cui evidenziare i caratteri fondamentali dell'umanità e della società contemporanea. Tra le sue commedie più importanti ricordiamo Napoli milionaria!, Il sindaco del rione Sanità, Natale in casa Cupiello, Filumena Marturano, Uomo e galantuomo e Questi fantasmi! (tra l'altro riportata con successo sui palcoscenici di New York nel 2004, dall'attore e regista cinematografico John Turturro).
Tra gli autori contemporanei ricordiamo Roberto De Simone e Annibale Ruccello, prematuramente scomparso, cui si devono i drammi Le cinque rose di Jennifer e Ferdinando, il trio comico cabarettistico de La Smorfia composto da Enzo Decaro, Lello Arena e Massimo Troisi (quest'ultimo anche regista e sceneggiatore). Spicca inoltre il nome di Vincenzo Salemme, tra i suoi scritti Lo strano caso di Felice C., ...E fuori nevica e Premiata pasticceria Bellavista. Tradizionale maschera napoletana è inoltre la figura di Pulcinella, che, secondo Benedetto Croce, nacque nella Napoli del Seicento da un certo Puccio d'Aniello.
Il teatro massimo della città è il Teatro di San Carlo (il più capiente d'Italia con 3.000 posti ed il più antico d'Europa in attività), mentre il teatro stabile della città è il Teatro Mercadante. Altri noti palcoscenici sono il Diana, il San Ferdinando, l'Augusteo, il Sannazaro, il Bracco, il Bellini.
Grazie a questa secolare e duratura tradizione teatrale e al numero da record di teatri rispetto alle altre città italiane, la città di Napoli è stata scelta dal governo come sede delle prime tre edizioni del Festival Nazionale del Teatro che si terrà nel triennio 2007-2009.
Sport
Sport di squadra
« Oh mamma, mamma, mamma/ sai perché mi batte il corazon?/ Ho visto Maradona, Ho visto Maradona/ Eh mammà, innamorato son! »
(Coro abituale dei tifosi del Napoli all'ingresso nel campo di gioco di Diego Armando Maradona)
Napoli vanta una lunga tradizione sportiva che spesso ha portato a grandi successi nazionali e internazionali.
Nel calcio la massima espressione cittadina è il Napoli Calcio. Napoli aveva bisogno di qualcuno che potesse portare la squadra ai vertici del calcio italiano e mondiale, e il Napoli Calcio ha trovato un campione ideale in Diego Armando Maradona. La sua importanza sociale fu enorme: nessuna squadra del sud aveva mai vinto uno scudetto e il Napoli fu la prima squadra a battere le ricche società del nord come Juventus, Milan e Inter. Diventò l'idolo della gente, molte persone che vivevano in condizioni di povertà trovarono in lui un modo per non pensare sempre alla realtà. Con lui il Napoli calcio ha vinto due campionati (1987 e 1990), una Coppa Italia (1987), una Coppa Uefa (1989) ed una Supercoppa Italiana (1990), prima di conoscere una fase molto critica dalla quale solo ultimamente sembra essersi ripresa. La squadra ha vantato, soprattutto nel periodo aureo degli ultimi anni ottanta, la militanza nelle sue file di grandi campioni fra i quali Diego Armando Maradona, Antonio Careca, Bruno Giordano, Alemão, Ciro Ferrara, Gianfranco Zola, Fabio Cannavaro, e ai tempi d'oggi Ezequiel Ivan Lavezzi e Marek Hamsik.
Negli ultimi anni è aumentato il seguito del Napoli Basket, che nel 2006 è riuscito anche a conquistare la Coppa Italia e si è qualificato per la prima volta per l'Eurolega. Il Napoli Basket raccoglie idealmente l'eredità della Partenope Napoli, che nel 1968 conquistò la Coppa Italia e nel 1970 la Coppa delle Coppe. Purtroppo per vari problemi societari la squadra, nel Settembre del 2008, è stata condannata dalla giustizia sportiva a ripartire dalle leghe inferiori.
Nella pallacanestro femminile, la Phard Napoli ha conquistato nel 2007 il suo primo scudetto. Lo scudetto del 2007 non è però il primo della pallacanestro napoletana: nel 1941 infatti si aggiudicò il titolo la GUF Napoli.
Lunghissima la serie di successi della squadre di pallanuoto cittadine. La Rari Nantes Napoli, la Canottieri Napoli ed il Posillipo in momenti diversi hanno dominato la scena nazionale ed europea contribuendo anche, con giocatori napoletani, ai successi della nazionale.
Meritano inoltre di essere ricordati i due scudetti consecutivi della Polisportiva Partenope Rugby nel 1965 e 1966, anche se il rugby napoletano manca ormai da anni dalla massima serie.
Nella pallamano, l'Italdrink Napoli San Giorgio milita in serie B.
Nella pallavolo femminile c'è l'A.S. Orion Volley Napoli che milita in serie B2.
Nel football americano è da ricordare la Briganti Napoli che milita in Superbowl League da qualche anno.
Nel tiro a segno la Sezione di Napoli è la più titolata d'Italia e ha stabilito un primato difficilmente raggiungibile da altre società di tiro a segno, vincendo per 12 anni consecutivi (dal 1996 al 2007) il campionato italiano.
Folklore
Pizza, Vesuvio e mandolino: sono le tre famose parole magiche che si associano a Napoli nella mentalità collettiva; forse anche più note dei suoi monumenti e della sua storia. Queste espressioni della napoletanità (tra cui anche il suo territorio o i suoi paesaggi tipici) sono annoverate e riconosciute tra i più classici simboli dell'Italia nell'immaginario collettivo internazionale.
Le tradizioni napoletane sono risapute, celebrate - e a volte caricaturizzate - in tutto il mondo. Anche Pulcinella, che è una maschera napoletana, fa parte del folklore partenopeo. Non molti però conoscono la figura de o' Munaciello, allegro e dispettoso folletto, agile come un gatto, le cui intenzioni si possono dedurre dalla scazzetta nera o rossa; o ancora, la Bella M'briana, spirito del focolare domestico.
Cucina napoletana
La cucina napoletana ha antichissime radici storiche che risalgono al periodo greco-romano, e si è arricchita nei secoli con l'influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie dominazioni della città e del territorio circostante. Importantissimo è stato l'apporto della fantasia e creatività dei napoletani nella varietà di piatti e ricette oggi presenti nella cultura culinaria partenopea.
In quanto capitale del regno, la cucina di Napoli ha acquisito anche gran parte delle tradizioni culinarie dell'intera Campania, raggiungendo un giusto equilibrio tra piatti di terra (pasta, verdure, latticini) e piatti di mare (pesce, crostacei, molluschi).
A seguito delle varie dominazioni, principalmente quella francese e quella spagnola, si è delineata la separazione tra una cucina aristocratica ed una popolare. La prima, caratterizzata da piatti elaborati e di ispirazione internazionale, sostanziosi e preparati con ingredienti ricchi, come i timballi o il sartù di riso, mentre la seconda legata ad ingredienti della terra: cereali, legumi, verdure, come la popolarissima pasta e fagioli. A seguito delle rielaborazioni avvenute durante i secoli, e della contaminazione con la cultura culinaria più nobile, la cucina napoletana possiede ora una gamma vastissima di pietanze, tra le quali spesso anche quelle preparate con gli ingredienti più semplici risultano estremamente raffinate.
Nonostante le contaminazioni avvenute durante i secoli, compreso quello appena trascorso, la cucina napoletana conserva tutt'oggi un repertorio di piatti, ingredienti e preparazioni che ne caratterizzano una identità culturale inconfondibile.
Ingredienti principali
La pasta
La varietà di pasta napoletana è tale che giustificherebbe un capitolo a parte. Nella cucina napoletana è molto più diffusa la pasta di semola di grano duro, di produzione industriale, rispetto alle paste fatte in casa, che sono molto più diffuse nell'entroterra campano ed in altre regioni d'Italia. La produzione su larga scala della pasta nel napoletano risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla. A Napoli sono considerati molto importanti anche i tempi di cottura della pasta, che deve essere ben "al dente", in particolare se deve essere successivamente mantecata in padella.
Tra le varietà più diffuse vi sono, oltre a quelle più classiche, come spaghetti, linguine e bucatini, anche i formati tipici locali, come i paccheri e gli ziti, che tradizionalmente vengono spezzati a mano, prima di essere cotti e conditi con il ragù. Per la preparazione di pasta con i legumi viene usata anche la pasta mista (pasta ammescata), una volta venduta a prezzo più basso perché risultante dai rimasugli spezzati degli altri formati, ma oggi venduta come un formato a sé stante. Da non trascurare sono gli gnocchi, preparati con farina e patate. Vi sono anche formati meno tradizionali, ma oggi molto diffusi, tra i quali gli scialatielli.
Il pomodoro
Il pomodoro, originario dell'America, fu importato in Europa dagli spagnoli nel XVI secolo, ma venne ignorato dal punto di vista alimentare per circa due secoli. Solo tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo la salsa di pomodoro divenne comune a molte ricette, e la sua coltivazione si diffuse fino a diventare una delle più importanti della Campania. Tra le varietà più famose a Napoli vi è il pomodoro Sammarzano, quasi estinto alla fine del XX secolo e recentemente recuperato alle coltivazioni. Importanti sono i pomodorini del Vesuvio che si conservano a lungo raccolti a grappolo da appendere fuori al balcone ('o piennolo).
A Napoli è sorta l'industria conserviera che ha portato in tutto il mondo i celebri "pelati" e il "concentrato" di pomodoro. Molti sono poi i metodi casalinghi di conservarlo, dai pomodori in bottiglia, fatti a pezzi oppure passati per essere sempre pronti agli usi più vari, alla famosa "conserva" in cui il pomodoro viene stracotto e concentrato fino a diventare una crema scura e vellutata.
Verdure e ortaggi
I piatti a base degli ortaggi dell'agro campano, come la parmigiana di melanzane o i peperoni ripieni, possono diventare veri e propri protagonisti della tavola. Tra i prodotti più tipici vanno ricordati i friarielli, la scarola liscia o riccia, diverse varietà di broccoli, la verza, le verdure da minestra, e le puntarelle. Diffusissimi sono tutti i tipi di legumi.
Le zucchine sono ampiamente utilizzate; le più grandi vanno preparate a scapece, fritte e condite con l'aceto e la menta. I fiori maschili delle zucchine si possono preparare fritti in pastella: i sciurilli. I germogli raccolti dalle piante di zucchine in tarda estate, dopo la fase di produzione, vengono chiamati talli, e sono ingredienti di ottime zuppe oppure vanno soffritti in padella. Tra le cucurbitacee ha diffusione locale la zucchetta di pergola o zucchetta del prete, dal gusto delicato, ottima con la pasta o a zuppa con pomodorini.
Oltre ai normali peperoni di grosse dimensioni, rossi e gialli, tipici sono i peperoncini verdi dolci, che si preparano fritti. I carciofi più pregiati sono le cosiddette mammarelle, grandi, tondeggianti e con le estremità delle foglie violacee. Sono ideali per essere gustate semplicemente lesse con un pinzimonio di olio extravergine di oliva e sale.
L'insalata accompagna molti piatti, specialmente quelli a base di pesce. Più spesso della lattuga viene impiegata l'incappucciata (simile a quella che oggi viene chiamata iceberg), più croccante, che viene mescolata anche a carote, finocchio, rucola, che una volta veniva raccolta spontanea nelle campagne e venduta dagli ambulanti insieme alla meno nobile pucchiacchella, e ravanelli, tradizionalmente quelli lunghi e più piccanti, oggi sempre più rari e quasi completamente sostituiti da quelli tondi e più dolci. L'insalata di pomodori primeggia nel periodo estivo. Un accorgimento particolare per quest'insalata, che viene condita con cipolla, basilico e/o origano ed olio d'oliva, è di aggiungere un filo d'acqua, che aiuta la macerazione e la formazione di un sugo nel quale intingere il pane.
Le olive nere usate nella cucina napoletana sono quelle di Gaeta.
Formaggi e latticini
« Ti fai dare mezzo chilo di mozzarella di Aversa, freschissima! Assicurati che sia buona: pigliala con due dita, premi la mozzarella, se cola il latte te la pigli, se no desisti! »
(Enzo Turco in una scenetta con Totò nel film Miseria e nobiltà)
Presenza importante nella cucina napoletana e campana sono i latticini, la cui storia è documentata da tempi antichissimi. Tra questi sono molto importanti le produzioni di latticini in pasta filata, come fiordilatte, provola e mozzarella. La mozzarella di bufala, in particolare, viene citata per la prima volta con il nome mozzarella nel 1570 da Bartolomeo Scappi ma ha origini sicuramente più antiche, e nel 1481 appare con il nome di mozza, dal verbo mozzare, gesto col quale, a mano, si suddivide la pasta filata in singole mozzarelle. Analogamente, dalla prova, di analogo significato, prende il nome la provola.
In ordine di stagionatura, sono riportati sotto alcuni tra i più famosi formaggi e latticini usati nella cucina napoletana e campana:
- La ricotta di fuscella, freschissima e leggera, venduta originariamente in cestini vegetali
- La ricotta fresca, che viene consumata sia da sola che come condimento (ad esempio, sulla pasta al ragù)
- La ricotta salata, più stagionata, tipica del periodo di Pasqua
- La caciottella fresca della penisola sorrentina, dal sapore molto delicato
- La mozzarella di bufala, la cui produzione è concentrata soprattutto nella zona dell'aversano e nella piana del Sele
- I bocconcini alla panna di bufala, o burrielli, mozzarelline conservate in anfore di terracotta e immerse nella panna o nel latte
- Le scamorze, bianche o affumicate
- Il fiordilatte, preparato con latte vaccino, che ha la sua migliore produzione nella zona di Agerola
- La provola affumicata, un fiordilatte aromatizzato al fumo di paglia umida, colorata esternamente marrone, ed internamente giallognola, dal gusto intenso
- Il burrini di Sorrento, piccoli provoloncini dal cuore di burro
- I bebè, i provoloni e i caciocavalli di varia stagionatura.
Pesce e frutti di mare
Tutto il pesce del Tirreno è abbondantemente presente nella cucina napoletana. Molto apprezzati sono anche i pesci meno pregiati e più economici, tra i quali soprattutto le alici ed il pesce azzurro in generale. Ottimo è il pesce per la zuppa: scorfani, tracine, cuocci, così come pesci di media e grande taglia, tra i quali spigole e orate, ormai venduti prevalentemente da itticoltura, o come dentici, saraghi e pezzogne. Anche pesci di piccolissimo taglio sono usati:
- I cicenielli, novellame di pesce azzurro, piccolissimi e trasparenti, cotti lessi o fritti con la pastella.
- I fravagli, lunghi pochi centimetri, principalmente di triglia o retunni, da passare nella farina e friggere rapidamente.
A seguito del progressivo depauperamento delle riserve ittiche del mediterraneo, e delle conseguenti limitazioni sulla pesca del novellame, questi ultimi non sono più commercializzabili, mentre sono ancora venduti, nei limiti delle limitazioni imposte alla pesca, i cicenielli.
Il baccalà, importato dai mari del nord Europa, è anche un ingrediente che fa parte della tradizione, e viene preparato fritto o anche con le patate e pomodoro.
Molti cefalopodi sono utilizzati (polpi, seppie, calamari), così come i crostacei. I frutti di mare: cozze, cannolicchi, taratufi, fasolari, telline, sconcigli e maruzzielli, sono ancora oggi talvolta consumati anche crudi, sebbene sempre più raramente rispetto a qualche decennio fa. Una nota particolare la merita la definizione di vongola verace, da non confondere con la vongola filippina, spesso chiamata verace nei mercati del nord Italia, ed il lupino.
Da deprecare è il consumo di datteri di mare, per fortuna vietato per legge dal 1998, in quanto per la loro pesca vengono seriamente danneggiate le costiere calcaree, prevalentemente della penisola sorrentina.
Le carni
La carne non è troppo usata nella cucina napoletana, anche perché era un ingrediente che scarseggiava presso le mense dei poveri. Non troviamo quindi nella tradizione filetti, costate o tagliate di carne, ed anche il taglio della carne può risultare deludente per gli standard del nord e centro italia. I tagli di maiale preferiti sono le tracchie, ossia le costine, molto grasse, che sono cotte soprattutto nel ragù. Le salsicce a Napoli sono preparate con la carne tagliata grossolanamente (a ponta 'e curtiello). Una interessante variante è costituita dalle cervellatine, più sottili delle regolari salsicce.
Sono diffusi anche interiora e frattaglie varie: i fegatini di maiale, avvolti dalla tipica rete di grasso ed una foglia d'alloro, la trippa, i tipici 'o pere e 'o musso, e la piccante zuppa di soffritto, utilizzata per condire la pasta o come sugo sulle freselle.
Tra i derivati del maiale non vanno dimenticati i cicoli, prodotti dalla pressatura dei tessuti più grassi, dai quali viene estratta la sugna, ingrediente molto usato in passato come alternativa all'olio di oliva, un tempo molto più costoso, e acquistato in misurini da un decilitro.
Il Pane
Il pane più utilizzato è il "pane cafone", cresciuto a lievitazione naturale, cotto a legna, con grossi buchi all'interno e dalla scorza croccante. Sono anche diffusi gli sfilatini, rimembranze delle baguette francesi, ma più corti e un po' più larghi, le rosette, piccoli panini tondi e infine la fresella, ovvero un biscotto di pane tondo da condire con olio, olive, pomodori e altro
Primi piatti
La varietà dei primi piatti nella cucina napoletana è molto vasta, e comprende sia piatti molto semplici, come pasta al pomodoro e basilico o il semplicissimo aglio e uoglio (aglio e olio) fino a preparazioni elaborate, tra le quali il ragù che può richiedere, nella versione più tradizionale, cinque o sei ore di preparazione.
I primi piatti si rifanno a due tradizioni complementari: una cucina povera, basata principalmente su ingredienti della terra, ed una cucina più ricca, dove hanno posto frutti di mare o carne in preparazioni talvolta elaborate.
Primi piatti poveri
Tra gli alimenti più poveri ci sono le freselle, ciambelle biscottate di pane duro, dalla facile conservazione, che, bagnate, sono la base della caponata, condite con pomodoro fresco, aglio, olio, origano e basilico. Altro piatto tipico sono gli spaghetti aglio e uoglio (aglio e olio) spesso conditi con peperoncino.
La cucina più povera abbina spesso la pasta con i legumi. Popolarissime sono: pasta e fagioli, conditi con le cotiche, pasta e ceci, pasta e lenticchie, e pasta e piselli. Ormai è rarissimo l'uso delle cicerchie. In maniera analoga ai legumi sono preparate pasta e patate, pasta e cavolfiore, pasta e zucca. Il metodo di cottura della cucina più popolare consiste nel far cuocere prima i condimenti (ad esempio, soffriggere l'aglio nell'olio, quindi aggiungere i fagioli lessati, oppure soffriggere la cipolla ed il sedano ed aggiungere le patate tagliate a cubetti), quindi allungare con l'acqua, portare ad ebollizione, salare, ed aggiungere la pasta cruda. La pasta, cuocendo insieme ai condimenti, conserverà l'amido, che invece viene perso se la pasta viene cotta a parte e poi scolata. Questo procedimento rende il sugo della pasta più cremoso ("azzeccato"), ed è contrapposto ad una tradizione più "nobile" che preferisce preparare questi piatti in maniera più brodosa, aggiungendo alla fine la pasta cotta a parte. Per un primo piatto povero ma più nutriente, la pasta può essere semplicemente condita con uovo alla stracciatella e formaggio, la cosidetta pasta caso e ova.
Gli spaghetti, conditi con sugo di pomodoro, olive di Gaeta e capperi prendono il nome di spaghetti alla puttanesca. Fantasiosa è anche la ricetta ideata per le tavole più povere, in assenza di costosi frutti di mare: gli spaghetti conditi con un sugo di pomodorini con aglio, olio e prezzemolo vengono definiti spaghetti alle vongole fujute, dove le vongole sono presenti solo nella fantasia dei commensali.
La frittata di maccheroni
La frittata di maccheroni si può preparare anche con avanzi di pasta, sia in bianco che conditi col sugo di pomodoro. Si mescola la pasta cotta al dente con uovo battuto e formaggio. Può essere arricchita con svariati ingredienti. Cotta su entrambi i lati, se ben fatta risulta compatta, e può essere anche tagliata a fette e consumata durante gite fuori porta.
Primi piatti più ricchi
La cucina aristocratica usa la pasta per preparazioni elaborate, come timballi, poco utilizzati ormai nella cucina di ogni giorno. Il sartù di riso è un timballo a base di riso ripieno di fegatini di pollo, salsicce, polpettine di carne, fiordilatte o provola, piselli, funghi, e condito con ragù, o, nella versione "in bianco" con besciamella.
Tra i piatti "ricchi", ma comunque di uso comune, vi è la pasta condita con diversi sughi, come:
- La bolognese, vagamente ispirata al ragù emiliano, preparata con un trito di carota e cipolla, carne macinata e pomodoro.
- La genovese, che non ha niente a che fare con Genova, ed è preparata con un sugo di carne a base di abbondante cipolla rosolata ed altri aromi.
Con il ragù sono tradizionalmente conditi gli ziti, lunghi maccheroni cavi, che vengono spezzati a mano prima della cottura. Il ragù viene anche usato, insieme al fiordilatte, per condire gli gnocchi alla sorrentina, che sono poi tradizionalmente ripassati a forno in un pignatiello, tipico pentolino monoporzione di terracotta.
Primi piatti di pesce
Spaghetti, linguine e paccheri sono abbinati benissimo a frutti di mare e pesce. Di qui i piatti tipici da pranzi importanti (matrimoni, in particolare). I più tipici sono:
- Gli spaghetti alle vongole o ai frutti di mare (con vongole, cozze, fasolari, taratufi)
- I paccheri con la zuppa di pesce, con scorfani, cuocci, tracine ed altre specie ittiche
- La pasta con i calamari (popolarmente calamarata) cotti con una spruzzata di vino bianco
Ma esistono moltissime altre varianti, ad esempio gli spaghetti con il sugo in bianco del merluzzo. La cucina povera a base di legumi si può abbinare ai frutti di mare, così da avere, ad esempio, pasta e fagioli con le cozze, o varianti più moderne come zucchine e vongole o cozze, che però finiscono per perdere ogni connotazione tradizionale.
Piatti di riso
Oltre al già citato sartù di riso, nella cucina più povera, viene preparato tipicamente il riso con la verza, insaporito da scorzette di formaggio parmigiano che fondono durante la cottura. A base di pesce, invece è il risotto alla pescatora che si prepara con molluschi di vario tipo (vongole, lupini, polpi, seppie, calamari), gamberi, e con un brodo ottenuto da gusci e dalle scorze dei gamberi. Sono anche diffusi anche a Napoli gli arancini (detti in napoletano palle 'e riso).
La pizza
La pizza è forse il prodotto gastronomico più celebre, nel mondo, di tutta la cucina napoletana. Le sue radici sono antichissime, sicuramente risalenti almeno all'epoca romana, quando erano diffuse diverse focacce di grano, citate in alcune opere di Virgilio. Il nome, infatti, probabilmente deriva dal latino pinsa, participio passato del verbo pinsere, che significa schiacciare. La pizza vera e propria, ricoperta di salsa di pomodoro, risale a poco più di due secoli or sono, e fu presto popolarissima sia presso i napoletani più poveri e che presso i nobili, compreso i re Borbone. Il successo della pizza conquistò anche i sovrani piemontesi, tanto è vero che proprio alla regina Margherita di Savoia nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito dedicò la "pizza Margherita" che rappresentava il nuovo vessillo tricolore con il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro ed il verde del basilico. Tuttavia, quella che oggi è chiamata pizza Margherita in realtà era già preparata prima della dedica alla regina Savoia. Francesco De Bouchard già nel 1866 ci riporta la descrizione dei principali tipi di pizza, ossia quelli che oggi prendono nome di marinara, margherita e calzone:
« Le pizze più ordinarie, dette coll'aglio e l'oglio, han per condimento l'olio, e sopra vi si sparge, oltre il sale, l'origano e spicchi d'aglio trinciati minutamente. Altre sono coperte di formaggio grattugiato e condite collo strutto, e allora vi si pone disopra qualche foglia di basilico. Alle prime spesso si aggiunge del pesce minuto; alle seconde delle sottili fette di muzzarella. Talora si fa uso di prosciutto affettato, di pomidoro, di arselle, ec. Talora ripiegando la pasta su se stessa se ne forma quel che chiamasi calzone. »
(Francesco de Bourcard, Usi e costumi di Napoli, Vol. II, pag. 124)
La cottura della vera pizza necessita il forno a legna che riesce a raggiungere alte temperature tra i 450 e i 485°C. Per questo motivo, sia la pizza fatta in casa che quella preparata nei locali che utilizzano forni elettrici non riescono a pareggiare l'inconfondibile ed unico sapore della vera pizza napoletana.
Un modo tradizionale di consumare la pizza è di acquistarla e mangiarla per strada. Nel centro storico alcune pizzerie vendono ancora la pizza a libretto o a portafoglio, più piccola della pizza che si mangia a tavola, piegata in quattro insieme ad un foglio di carta per alimenti, ed ancora dal costo molto contenuto. Questa pizza è stata resa celebre da Bill Clinton che, a Napoli per il meeting del G7, del 1994 gustò la pizza in questo modo presso una nota pizzeria in via dei Tribunali.
Con la pasta della pizza si producono anche gli scugnizzielli.
Secondi piatti di mare
Fra le ricette di pesce, primeggiano i polpi alla luciana, così detti dal popolare rione di Santa Lucia nel quale nacquero, cotti con peperoncino piccante e l'immancabile pomodoro. Il polpo si prepara anche semplicemente lesso, all'insalata, condito con limone, prezzemolo, ed olive verdi. In una maniera più ricca, viene preparata l'insalata di mare dove oltre al polpo si usano seppie, calamari e gamberi.
Il pesce di media taglia viene spesso cucinato all'acqua pazza, ossia con pomodorino e prezzemolo; quelli di taglia più grande anche semplicemente grigliati, accompagnati, nelle occasioni più importanti, da gamberoni e mazzancolle.
Le cozze sono preparate in vari modi tra cui semplicemente all'impepata, rapidamente lessate e pepate, e condite con qualche goccia di succo di limone, che ogni commensale spremerà sui singoli mitili. Vongole ed altri frutti di mare sono gustati spesso sauté, passati in padella con aglio ed olio, e serviti su crostini, o al gratin, gratinati a forno con pangrattato.
Anche il pesce meno nobile viene spesso usato per gustose ricette. Tra queste:
- Le alici dorate e fritte, spinate e passate in farina ed uovo prima di essere fritte.
- Le alici marinate, sia in succo di limone che aceto.
- Le alici arreganate, spinate e cotte rapidamente in tortiera con aglio, olio, origano e condite con succo di limone o aceto.
I cicenielli, piccolissimi pesci, sono preparati lessi o fritti in una leggera pastella, così come è d'uso fare con le alghe di mare. La frittura di paranza è di solito fatta con merluzzetti, triglie, fricassuari (piccole sogliolette), ma possono esserci anche altre varietà di pesce di piccolo taglio, come alici o mazzoni. La frittura va mangiata caldissima (frijenno magnanno, si suole dire in napoletano). I piccoli gamberetti di nassa, i più freschi venduti ancora vivi e saltellanti, sono fritti rapidamente, e senza essere prima infarinati, come invece avviene per la paranza.
Secondo piatti di carne
I secondi di carne non sono troppo vari nella cucina napoletana. Capretto e agnello si gustano cucinati con patate e piselli al forno, specialmente in occasione di Pasqua; il coniglio ha la sua migliore preparazione all'ischitana e il pollo viene rosolato alla cacciatora col pomodoro; le salsicce o le cervellatine sono tradizionalmente soffritte in padella e accompagnate da contorni a base di verdure, specialmente i friarielli, oppure patatine fritte. Le tracchie (spuntature) di maiale sono tipicamente consumate come secondo piatto dopo che sono state cotte al ragù, che è stato usato per condire la pasta. Le tracchie si accompagnano o sono alternative alle braciole, che sono fatte con fettine sottili di vitello avvolte con un ripieno di uvetta, pinoli ed altri aromi, e richiuse con gli stuzzicadenti.
Un modo tipico di cucinare le fettine di carne di vitello è alla pizzaiola, ossia con pomodoro, aglio ed origano. Altri piatti di carne sono stati già citati nella sezione sugli ingredienti.
Piatti di verdure
Sono tradizionali minestre di verdure e legumi, come la minestra di scarola e fagioli, preparata con i fagioli cannellini o spollichini, i fagioli alla maruzzara, con pomodoro, aglio, sedano, origano e peperoncino, o la natalizia minestra maritata. Ma talvolta i piatti a base di verdure trasformano ingredienti semplici in piatti molto ricchi ed elaborati. Tra questi vanno citati:
- La parmigiana di melanzane, preparata con fette di melanzane fritte e disposte a strati con salsa di pomodoro, fiordilatte e basilico, e cotte al forno.
- Il gattò di patate, pasticcio di patate macinate mescolate con salumi e formaggi, cotto a formo. Il gattò fu inventato in occasione delle nozze della regina Maria Carolina, figlia di Maria Teresa Lorena-Asburgo moglie di Ferdinando I Borbone, nel 1768.
- I peperoni ripieni, ricetta che nobilita i peperoni accostandoli ad ingredienti semplici, ma gustosi: olive, capperi, pane grattugiato.
- Le melanzane a barchetta, tagliate a metà, scavate al centro, e condite con diversi tipi di ripieno.
Fritture
Oltre alla già citata frittura di pesce, molte verdure si cucinano dorate e fritte (carciofi, zucchine, cavolfiore). Nelle fritture più ricche, si aggiunge anche fegato, ricotta e, una volta, si aggiungevano anche le cervella. La mozzarella si può preparare dorata e fritta (con farina e uovo) o in carrozza, come la prima, ma fritta tra due fette di pane ammorbidite nel latte. Tra le fritture napoletane vi sono anche i crocchè di patate ed i sciurilli, acquistabili anche per strada nelle tipiche friggitorie, insieme a scagliozzi, pastacresciute e melanzane fritte.
Le frittate, non solo di maccheroni, fanno parte della tradizione napoletana. La più celebre è la famosa frittata di cipolle, che ha per base le cipolle, ben dorate.
Contorni
I contorni non sono piatti secondari nella cucina napoletana, e sono per lo più a base di verdure. Tra questi:
- Gli zucchini alla scapece, fritti e conditi con aceto e menta fresca. Sembra che il termine scapece derivi dal latino ex Apicio, dal nome del creatore.
- Le melanzane a funghetti, in due versioni: fritte a listarelle e condite con pomodorini, oppure soffritte a dadini.
- I peperoni in padella, conditi con ulive di Gaeta e capperi.
- I peperoncini verdi fritti, non piccanti, che sono poi conditi con salsa di pomodorini.
- I friarielli, soffritti con aglio, olio e peperoncino, spesso accompagnano le salsicce e cervellatine, per le quali si servono come contorno anche patatine fritte tagliate a cubetti.
- Le scarole o il cavolo cappuccia alla monachina, soffritti in padella e conditi con olive nere di Gaeta, capperi, pinoli, uva passa ed acciughe.
Rustici
Tra i piatti rustici più diffusi, vi è la pizza di scarole, preparata con scarole soffritte e condite con aglio, pinoli, uvetta, olive di Gaeta e capperi, e ricoperta di una pasta semplice di farina, acqua e lievito. Il casatiello, o tòrtano è il rustico tipico del periodo di Pasqua, consumato anche il giorno di pasquetta durante le gite fuori porta. Oggi i due nomi si usano spesso come sinonimi, ed indicano un rustico ricco di un'imbottitura di formaggi ed insaccati. Nelle versioni originali tòrtano e casatiello erano più semplici, quest'ultimo si distingueva dal primo perché caratterizzato dalla presenza di uova nell'impasto, mentre il primo era ripieno di cicoli:
« Nella sua prima semplicità popolare non è altro che un pane di forma circolare, come un grosso ciambellone, in cui si conficcano delle uova, anche uno solo, secondo la dimensione del pane, e queste uova, con tutto il guscio, sono fermate al loro posto da due strisce di pasta in croce. La pasta è la solita pasta del pane, ma intriso con lardo e strutto. Cotto al forno, le uova vi divengono sode. »
(Francesco de Bourcard, Usi e costumi di Napoli, Vol. II, pag. 274)
Anche il babà ha la sua versione rustica. La pasta del babà è infatti neutra, e nella versione da pasticceria acquista il gusto dolce dal bagno di acqua, zucchero e rum. Nella versione rustica, invece, all'impasto vengono aggiunti formaggio e salumi.
In rosticceria sono oggi molto diffusi e apprezzati i panini napoletani, che in realtà non sono panini veri e propri, bensì rustici imbottiti di salumi e formaggio.
Dolci
La tradizione culinaria napoletana annovera una grande varietà di dolci ed è sicuramente, insieme a quella siciliana, tra le migliori d'Italia e d'Europa. Tra i dolci principali, sono da ricordare i seguenti:
- La sfogliatella, frolla o riccia, ideata nel Settecento nel monastero di Santa Rosa situato a Conca dei Marini, nei pressi di Amalfi, il cui ripieno contiene una crema di ricotta, semolino, vaniglia e cedro e scorzette di arancia candite. Tra le varianti che si trovano oggi vi è la Santa Rosa, più grande e completata da crema ed amarene, e le code d'arargosta, ripiene di una pasta bignè e farcite con vari tipi di crema.
- Il babà, variante napoletana di un dolce che ha probabilmente origini polacche.
- Le zeppole di San Giuseppe, fritte o al forno, sono ciambelle ricoperte di crema e di amarene.
- La pastiera, del periodo di Pasqua, è un dolce tipicamente realizzato a casa, più che in pasticceria. Tra gli ingredienti vi è il grano, che a Napoli viene venduto già lessato e pronto per l'uso. L'uso di questo ingrediente potrebbe essere legato ai culti della fecondità di epoca greco-romana.
- Gli struffoli natalizi, dolce tipico fatto da molte palline piccole e fritte, condite con miele. Questo dolce ha probabili origini greche, come riportato nell'introduzione storica.
- La delizia al limone, creazione degli anni settanta, ma entrata di diritto nella tradizione dolciaria campana. A base di limoni della costiera sorrentina e limoncello.
- La torta caprese, a base di mandorle e cioccolato. Con la delizia al limone ed il babà è tra i dolci preferiti per i pranzi e le cene che celebrano matrimoni ed altri eventi importanti.
Famosi sono anche gelati, tra cui le coviglie e gli spumoni di preparazione più tradizionale.
I piatti delle feste
I piatti legati a periodi festivi meritano un capitolo a parte per varietà e ricchezza.
Piatti natalizi
La cena della vigilia si fa tipicamente con spaghetti alle vongole, seguiti dal capitone fritto e dal baccalà fritto, accompagnati dall' Insalata di rinforzo che è preparata con cavolfiore lesso, sottaceti, peperoni tondi sottaceto dolci o piccanti (le pupaccelle), ulive e acciughe.
I dolci natalizi sono:
- I roccocò, biscotti duri a forma di ciambella e a base di mandorle.
- I mustacciuoli, biscotti di forma romboidale ricoperti di cioccolata. I mostaccioli napoletani sono anche riportati da Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Pio V, nel suo pranzo alli XVIII di ottobre.
- I raffiuoli, dolci di pan di Spagna ricoperdi di una glassa bianca di zucchero
- I susamielli, dolci a base di mandorle a forma di "S".
- Le sapienze, variante dei susamielli, che venivano preparate dalle suore clarisse nel convento di Santa Maria della Sapienza a Sorrento.
- Gli struffoli, di cui si è già parlato.
La cena della vigilia si completa con le ciociole, ossia frutta secca (noci, nocciole e mandorle), fichi secchi e le castagne del prete, cotte a forno.
Tipici del pranzo di Natale sono la minestra maritata oppure i tagliolini in brodo di gallina.
Piatti pasquali
Il piatto principale di Pasqua è il casatiello, anche consumato il giorno di pasquetta durante le gite fuori porta, accompagnato dalla fellata, banchetto di affettati misti (principalmente salame e capocollo) e ricotta salata, oppure da agnello o capretto al forno con patate e piselli. Il dolce tipico di Pasqua è la pastiera, dolce realizzato tradizionalmente in casa, del quale esistono molte varianti, con leggere differenze in ciascuna famiglia. Una descrizione del pranzo pasquale dell'800 non si discosta molto dall'usanza odierna:
« Non descriverò il pranzo Pasquale: aprite la Cucina del duca di Buonvicino, e troverete più di quel ch'io potrei dirvi. Ma i cibi di prammatica sono la minestra di Pasqua, li spezzatello con uova e piselli, l'agnello al forno, l'insalata incappucciata, la soppressata colle uova sode, il tortano, il casatiello, e per corona a sugello del pranzo la pastiera. »
(Francesco de Bourcard, Usi e costumi di Napoli, Vol. II, pag. 274)
Altre feste
Per il carnevale la versione napoletana della lasagna non prevede besciamella. Tra i dolci è d'uso il sanguinaccio con i savoiardi, ma si preparano anche le chiacchiere, diffuse con altri nomi in tutt'Italia, ed il sanguinaccio, che nella versione originale viene preparato con sangue di maiale e cioccolato. Al sanguinaccio sono spesso abbinati i savoiardi, biscotti leggeri da pasticceria. Un altro dolce tipico di carnevale è il migliaccio, di origine beneventana, a base di semolino, in qualche modo simile al ripieno della sfogliatella.
Tipico del 2 novembre è il torrone dei morti che, a differenza del torrone classico, non è a base di miele, ma di cacao, ed è preparato in vari gusti, con nocciole o frutta secca e candita, ma anche al caffè, o altri gusti ancora.
Frutta
La frutta è spesso presente al termine del pasto, specialmente d'estate. Abbondante e molto varia è in tutte le stagioni la produzione locale, tra cui spicca la mela annurca. Dall'area vesuviana provengono crisommole, varietà di albicocche nota già nel '500 e la varietà di ciliegie detta cerase d' 'o monte. Tra le altre specialità di frutta locali, le nespole, le sorbe, che si raccolgono a grappoli ancora acerbe, diverse varietà di fichi ed i gelsi, bianchi ('e cevese annevate) e rossi, ormai molto rari. La saporita pesca gialla col pizzo (percuoco, o percoca in napoletano) viene anche usata, a pezzi, per insaporire il vino rosso del Monte di Procida, freddo, similmente alla sangria.
Le fette di anguria ('o mellone) erano una volta vendute fresche d'estate sulle bancarelle dei mellunari, ormai scomparsi, fino alla fine del secolo scorso.
La frutta secca è consumata tipicamente durante le feste di Natale, con il nome di ciociole. Le castagne sono usate per diverse ricette, tra le quali le allesse, ossia sbucciate e lessate con foglie di alloro, e consumate prevalentemente per la prima colazione.
Vini
La tradizione vinicola italiana annovera molti vini campani di qualità che si abbinano bene alla cucina locale. Tra i bianchi vi sono il Greco di Tufo, la Falanghina, il Fiano di Avellino, l'Asprinio di Aversa, mentre tra i rossi il Taurasi in primo luogo, nonché l'Aglianico, il Piedirosso o pere 'e palummo, il Solopaca, il Lacryma Christi del Vesuvio. Quest'ultimo si produce sia bianco che rosso.
Tre vini campani hanno la denominazione DOCG, tutti prodotti nella provincia di Avellino:
- Il Taurasi, rosso, anche nella versione riserva
- Il Fiano di Avellino, bianco
- Il Greco di Tufo, bianco, anche nella tipologia spumante
Caffè
« Sul becco io ci metto questo "coppitello" di carta... il fumo denso del primo caffè che scorre, che è poi il più carico non si disperde. Come pure ... prima di colare l'acqua, che bisogna farla bollire per tre quattro minuti, per lo meno ... nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata ... in modo che, nel momento della colata, l'acqua in pieno calore già si aromatizza per conto suo »
(Eduardo nel film Questi fantasmi)
Al termine di un pranzo o di una cena non può mancare una tazzulella 'e cafè, che talvolta viene servito al tavolo del ristorante, ma più spesso si va a prendere al bar. Tra i caffè più celebri di Napoli vi è sicuramente lo storico caffè Gambrinus, in piazza Trieste e Trento.
Gran parte dei Napoletani ritiene che il caffè partenopeo sia unico per aroma e densità. Molte leggende metropolitane cercano di avvalorare quest'affermazione in base a vari motivi, che vanno dall'acqua del Serino, al tipo di miscela, alla calibrazione della macchina, o, più semplicemente, all'abilità dei baristi napoletani. Nessuna di queste ipotesi ha in realtà mai ricevuto una verifica scientifica.
Nelle case la caffettiera napoletana, detta anche cuccumella, pur ancora in vendita, è ormai stata largamente rimpiazzata dalla moka.
Liquori
I pranzi e le cene più abbondanti terminano con caffè e liquore. All'ormai diffusissimo limoncello era una volta preferito il liquore ai quattro frutti, ossia limone, arancia, mandarino e limo, un agrume locale simile al bergamotto, ormai molto difficile da reperire in commercio. Il nocillo, diffuso in molte regioni d'Italia, è tra gli amari tradizionalmente più apprezzati.
Gastronomia da asporto napoletana
A Napoli da tempo immemore è diffuso l'uso di acquistare e consumare cibi tipici per strada. Questa funzione era anticamente svolta dai thermopolia di epoca romana, rinvenuti negli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano ed in numerosi altri siti archeologici della zona. Tipici sono alcuni prodotti da friggitoria che si possono ancora oggi acquistare, soprattutto nelle vie del centro storico, tra i quali vanno citate le pastacresciute, gli scagliozzi ed i sciurilli, oltre alle melanzane fritte e ai piccoli crocchè di patate. La pizza a libretto e la pizza fritta si trovano ancora presso le pizzerie di via dei Tribunali, port'Alba e piazza Cavour. Alla Pignasecca sono ancora attive alcune botteghe di carnacuttari che vendono vari tipi di trippa, 'o pere e 'o musso o la storica zuppa 'e carnacotta. Da Mergellina a via Caracciolo sono ancora numerosi i venditori di taralli 'nzogna e pepe (sugna e pepe), mentre rarissima è ormai la presenza de 'o broro 'e purpo (il brodo di polpo), una volta declamato dai venditori ambulanti. Fino a non molti anni fa erano diffuse bancarelle che vendevano 'o spassatiempo (il "passatempo"), ossia noccioline, semi di zucca e ceci tostati, lupini in salamoia, il cui nome deriva dal tempo necessario per sgusciare questi tipi di semi, frutta secca e legumi.
D'estate, offrono ancora oggi, seppur raramente, refrigerio i venditori ambulanti di una semplice granita, definita 'a rattata (la grattata), ossia, del semplice ghiaccio grattugiato a partire da un singolo grosso blocco con un apposito strumento simile ad una pialla, che viene condito con dello sciroppo dolce. I gusti più tipici sono latte di mandorla, amarena, e menta.
Tradizioni napoletane:
Il Presepe
Il presepe napoletano è una delle tradizioni natalizie più consolidate e seguite che si è mantenuta inalterata per secoli. Il termine presepe (o presepio) deriva dal latino praesepe (o prasepio o ancora praesepium) che vuol dire mangiatoia).
Origini
Il primo presepio a Napoli viene menzionato in un documento che parla di un presepio nella Chiesa di S. Maria del presepe nel 1025. Ad Amalfi, secondo varie fonti, già nel 1324 esisteva una "cappella del presepe di casa d'Alagni".
Nel 1340 la regina Sancia d'Aragona (moglie di Roberto d'Angiò) regalò alle Clarisse un presepe per la loro nuova chiesa, di cui oggi è rimasta la statua della Madonna nel museo di San Martino.
Altri esempi risalgono al 1478, con un presepe di Pietro e Giovanni Alemanno di cui ci sono giunte dodici statue, e il presepe di marmo del 1475 di Antonio Rossellino, visibile a Sant'Anna dei Lombardi.
Nel XV secolo si hanno i primi veri e propri scultori di figure. Tra questi sono da menzionare in particolare i fratelli Giovanni e Pietro Alemanno che nel 1470 crearono le sculture lignee per la rappresentazione della Natività. Nel 1507 il lombardo Pietro Belverte scolpì a Napoli 28 statue per i frati di San Domenico Maggiore. Per la prima volta il presepio fu ambientato in una grotta di pietre vere, forse venute dalla Palestina, ed arricchito con una taverna. Nel 1532 secolo registrò delle novità: Domenico Impicciati fu probabilmente il primo a realizzare delle statuine in terracotta ad uso privato. Uno dei personaggi, altra novità, prese le sembianze del committente, il nobile di Sorrento, Matteo Mastrogiudice della corte aragonese. Nel 1534 arrivò a Napoli San Gaetano da Thiene che aveva già dato prova di grande amore per il presepio in Santa Maria Maggiore a Roma. L'abilità di Gaetano accrebbe la popolarità del presepio e particolarmente apprezzato fu quello costruito nell'Ospedale degli Incurabili. Si deve ai sacerdoti scolopi, nel primo ventennio del Seicento, il presepio barocco. Le statuine furono sostituite da manichini snodabili di legno, rivestiti di stoffe o di abiti. I primissimi manichini napoletani erano a grandezza umana per poi ridursi attorno ai settanta centimetri. Il presepio più famoso fu realizzato nel 1627 dagli scolopi alla Duchessa. La Chiesa degli scolopi lo smontava ogni anno per rimontarlo il Natale successivo: anche questa fu un'innovazione perché fino ad allora i presepi erano fissi. Nel 1640, grazie a Michele Perrone, i manichini conservarono testa ed arti di legno, ma furono realizzati con un'anima in filo di ferro rivestito di stoppa che consentì alle statue di assumere pose più plastiche. Verso la fine del Seicento nacque la teatralità del presepio napoletano, arricchita dalla tendenza a mescolare il sacro con il profano, a rappresentare in ogni arte la quotidianità che animava piazzette, vie e vicoli. Apparvero nel presepio statue di personaggi del popolo come i nani, le donne con il gozzo, i pezzenti, i tavernari, gli osti, i ciabattini, ovvero la rappresentazione degli umili e dei derelitti: le persone tra le quali Gesù nasce. Particolarmente significativa fu l'aggiunta dei resti di templi greci e romani per sottolineare il trionfo del cristianesimo sorto sulle rovine delle colonne pagane. Nel Settecento il presepio napoletano visse la sua stagione d'oro, uscì dalle chiese dove era oggetto di devozione religiosa per entrare nelle dimore dell'aristocrazia. Nobili e ricchi borghesi gareggiarono per allestire impianti scenografici sempre più ricercati. Giuseppe Sanmartino, forse il più grande scultore napoletano del Settecento, abilissimo a plasmare figure in terracotta, diede inizio ad una vera scuola di artisti del presepio.
La scena si sposta sempre più al di fuori del gruppo della sacra famiglia e più laicamente s'interessa dei pastori, dei venditori ambulanti, dei re Magi, dell'anatomia degli animali. Benché Luigi Vanvitelli definì l'arte presepiale "una ragazzata", tutti i grandi scultori dell'epoca si cimentarono in essa fino all'Ottocento inoltrato.
Goethe descrive il presepe italiano nel suo Viaggio in Italia del 1787:
« Ecco il momento di accennare ad un altro svago che è caratteristico dei napoletani, il Presepe <...> Si costruisce un leggero palchetto a forma di capanna, tutto adorno di alberi e di alberelli sempre verdi; e lì ci si mette la Madonna, il Bambino Gesù e tutti i personaggi, compresi quelli che si librano in aria, sontuosamente vestiti per la festa <...>. Ma ciò che conferisce a tutto lo spettacolo una nota di grazia incomparabile è lo sfondo, in cui s'incornicia il Vesuvio coi suoi dintorni. »
L'età d'oro
Nel Seicento il presepe allargò il suo scenario. Non venne più rappresentata la sola grotta della Natività, ma anche il mondo profano esterno: in puro gusto barocco, si diffusero le rappresentazioni delle taverne con ben esposte le carni fresche e i cesti di frutta e verdura e le scene divennero sfarzose e particolareggiate (Michele Perrone fu tra gli artisti principali in questo campo), mentre i personaggi si fecero più piccoli: manichini in legno o in cartapesta saranno preferiti anche nel Settecento.
Il secolo d'oro del presepe napoletano è il Settecento, quando regnò Carlo III di Borbone. Per merito della fioritura artistica e culturale in quel periodo anche i pastori cambiarono il loro sembiante. I committenti non erano più solo gli ordini religiosi, ma anche i ricchi e i nobili.
Una delle collezioni più ricche e più grandi di presepi nel mondo si trova nel Museo Nazionale Bavarese (Bayerisches Nationalmuseum) a Monaco di Baviera. La maggior parte della collezione è arrivata al museo dalla collezione privata di Max Schmederer.
Ma il Museo della Certosa di San Martino è certamente il punto di riferimento per gli studi sul presepe Napoletano, oltre ai ricchi presepi ancora conservati integri a Napoli e altrove. Forse il più celebre e acclamato esempio di presepe napoletano è il presepe Cuciniello realizzato tra il 1887 e il 1889 ed esposto a San Martino; un altro celeberrimo, esposto talvolta a palazzo reale, è il Presepe del Banco di Napoli.
Nel Novecento questa tradizione è gradualmente scomparsa, ma oggi grandi presepi vengono regolarmente allestiti in tutte le principali chiese del capoluogo campano e molti napoletani lo allestiscono ancora nelle proprie case.
La simbologia del presepe napoletano
Si può attribuire un significato particolare a ciascun personaggio del presepe ed addirittura ai singoli elementi che compongono l'intero quadro.
I personaggi tipici del presepe napoletano
Benino: Questa figura è un riferimento a quanto affermato nelle Sacre Scritture: "E gli angeli diedero l'annunzio ai pastori dormienti". Il risveglio è considerato inoltre come rinascita. Infine Benino, nella tradizione napoletana, è anche colui che sogna il presepe.
Il vinaio e Cicci Bacco: Il percorso del presepe napoletano è anche rappresentazione della "rivoluzione religiosa" che avverrà con la morte del Messia. Difatti il vino e il pane, saranno i doni con i quali Gesù istituirà l'Eucaristia, diffondendo il messaggio di morte e resurrezione al Regno dei Cieli. Ma contrapposto a ciò, c'è la figura di Cicci Bacco, retaggio delle antiche divinità pagane, dio del vino, che si presenta spesso davanti alla cantina con un fiasco in mano.
Il pescatore: è simbolicamente il pescatore di anime. Il pesce fu il primo simbolo dei cristiani perseguitati dall'Impero Romano. Infatti l'aniconismo, cioè il divieto di raffigurare Dio, applicato fino al III secolo, comportò la necessità di usare dei simboli per alludere alla Divinità. Tra questi c'era il pesce, il cui nome greco (ikthys) era acronimo di "Iesùs Kristhòs Theoù Yiòs Sotèr" (Gesù Cristo Figlio di Dio e Salvatore).
I due compari: i due compari, zi' Vicienzo e zi' Pascale, sono la personificazione del Carnevale e della Morte. Infatti al cimitero delle Fontanelle in Napoli si mostrava un cranio indicato come "A Capa 'e zi' Pascale" al quale si attribuivano poteri profetici, tanto che le persone lo interpellavano per chiedere consigli sui numeri da giocare al lotto.
I re magi: Rappresentano il viaggio notturno della stella cometa che si congiunge con la nascita del nuovo "sole-bambino". In questo senso va interpretata la tradizione cristiana secondo la quale essi si mossero da oriente, che è il punto di partenza del sole, come è chiaro anche dall'immagine del crepuscolo che si scorge tra le volte degli edifici arabi. In origine rappresentati in groppa a tre diversi animali, il cavallo, il dromedario e l'elefante che rappresentano rispettivamente l'Europa, l'Africa e l'Asia. La parola magi è il plurale di mago, ma per evitare ambiguità si usa dire magio. Si trattava di sapienti con poteri regali e sacerdotali. Il Vangelo non parla del loro numero, che la tradizione ha fissato a tre, in base ai loro doni, oro, incenso, mirra, cui è stato poi assegnato un significato simbolico. Le soluzioni estetiche adottate per il posizionamento dei Magi sulla scena sono molteplici, spesso originali ma tutte artisticamente valide
I luoghi
Il mercato: Nel presepe napoletano del '700 le varie attività lavorative rappresentano come in un'istantanea i principali commerci che si svolgono lungo tutto l'anno. Quindi è possibile interpretare arti e mestieri come personificazioni dei mesi seguendo questo schema:
Gennaio: macellaio o salumiere Febbraio: venditore di ricotta e formaggio Marzo: pollivendolo Aprile: venditore di uova Maggio: una donna che vende ciliegie Giugno: panettiere Luglio: venditore di pomodori Agosto: venditore di cocomeri Settembre: contadino o seminatore Ottobre: vinaio Novembre: venditore di castagne Dicembre: pescivendolo
Il ponte: chiaro simbolo di passaggio ed è collegato alla magia. Alcune favole napoletane raccontano di tre bambini uccisi e seppelliti nelle fondamenta del ponte allo scopo di tenere magicamente salde le arcate. Rappresenta quindi un passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Il forno: evidente richiamo alla nuova dottrina cristiana che vede nel pane e nel vino i propri fondamenti, nel momento dell'Eucarestia, oltre a rappresentare un mestiere tipicamente popolare.
Chiesa, crocifisso: La presenza di una chiesa, come anche del crocifisso, testimonia l'anacronisticità del presepe napoletano che è ambientato nel '700.
Il monaco: viene letto in chiave dissacrante, come simbolo di un'unione tra sacro e profano che si realizza nel presepe napoletano
La zingara: e' una giovane donna, con vesti rotte ma appariscenti. La zingara è un personaggio tradizionalmente in grado di predire il futuro. In questo caso la sua presenza è simbolo del dramma di Cristo poiché porta con sé un cesto di arnesi di ferro, metallo usato per forgiare i chiodi della crocifissione.
Stefania: E' una giovane vergine che, quando nacque il Redentore, si incamminò verso la Natività per adorarlo. Bloccata dagli angeli che vietavano alle donne non sposate di visitare la Madonna, Stefania prese una pietra, l'avvolse nelle fasce, si finse madre e, ingannando gli angeli, riuscì ad arrivare al cospetto di Gesù il giorno successivo. Alla presenza di Maria, si compì un miracoloso prodigio: la pietra starnutì e divenne bambino, Santo Stefano, il cui compleanno si festeggia il 26 dicembre.
L'osteria: Riconduce, in primo luogo, ai rischi del viaggiare. Di contrasto, proprio perché i Vangeli narrano del rifiuto delle osterie e delle locande di dare ospitalità alla Sacra Famiglia, il dissacrante banchetto che in esse vi si svolge è simbolo delle cattiverie del mondo che la nascita di Gesù viene ad illuminare
La meretrice: Simbolo erotico per eccellenza, contrapposto alla purezza della Vergine, si colloca nelle vicinanze dell'osteria, in contrapposizione alla Natività che è alle spalle.
Il fiume: L'acqua che scorre è un simbolo presente in tutte le mitologie legate alla morte e alla nascita divina. Nel caso della religione cristiana, essa richiama al liquido del feto materno ma, allo stesso tempo, all'Acheronte, il fiume degli inferi su cui vengono traghettati i dannati.
Il pozzo: collegamento tra la superficie e le acque sotterranee, la sua storia è ricca di aneddoti e superstizioni, che ne fanno un luogo di paura. Una su tutte, quella per la quale un tempo ci si guardava bene dall'attingere acqua nella notte di Natale: si credeva che quell'acqua contenesse spiriti diabolici capaci di possedere la persona che l'avesse bevuta.
Il presepe oggi
La vera portata e il lascito culturale del presepe napoletano risiedono nel realismo delle sue rappresentazioni. Non è più solo un simbolo religioso, ma uno strumento descrittivo, identificativo e unificante della comunità di appartenenza, nella sua dettagliata composizione. Si potrebbe forse dire che il presepe napoletano è stato e rimane un veicolo di identifiicazione della "gens napoletana" e l'antesignano di quel realismo che ha caratterizzato le rappresentazioni teatrali e le produzioni cinematografiche napoletane.
Oggi alcuni pastorai producono anche pastori che rispecchiano le personalità dei nostri tempi, quindi non c'è da meravigliarsi se si trovano personalità conosciuti nelle vetrine della caratteristica via San Gregorio Armeno, nel centro storico di Napoli, che è famosa in tutto il mondo per la produzione artigianale di presepi. Sono presenti mostre permanenti e negozi artigiani, che permettono di comprare e quindi costruire il presepe personale a proprio piacimento. Inoltre maestri artigiani costruiscono, oltre alle classiche statuette, pastori raffiguranti personaggi moderni, come ad esempio Totò, Pulcinella o... Berlusconi, Prodi, Fassino!
In molti luoghi della Campania ci sono associazioni e gruppi di persone che ogni anno ripetono il rituale: agli inizi di Novembre danno l'avvio alla costruzione di presepi all'aperto che invitano a visitarli durante una passeggiata. Esistono anche esposizioni che vengono allestite proprio in quel periodo.
Inoltre, al giorno d'oggi, il presepe "classico" partenopeo si è evoluto: sono sempre più frequenti le notizie di nuovi e giovani artisti che hanno modernizzato l'arte presepiale, creando presepi sempre nuovi ed originali, presepi in miniatura, presepi all'interno di lampadine, presepi all'interno di una cozza, di una rosa essiccata e addirittura all'interno di un seme di zucca o di una lenticchia (ad opera del maestro d'arte Aldo Caliro) realizzando così il presepe più piccolo al mondo.
Smorfia, leggende e religiosità popolare
« Non è vero, ma ci credo. »
(Eduardo de Filippo riguardo la iettatura e le superstizioni)
Benché il gioco del lotto abbia avuto origine in Italia intorno al 1539 a Genova, esso è fortemente legato alla città di Napoli, dove venne introdotto relativamente tardi, nel 1682. La forte religiosità del popolo napoletano provocò dei "problemi di morale" giacché la Chiesa lo aveva proibito, e dopo un terremoto nel 1688 fu abolito perché considerato causa della punizione divina. La passione del gioco tuttavia ebbe la meglio, il lotto fu reintrodotto e la monarchia credette opportuno regolamentarlo per trarne i dovuti profitti. Ogni sabato le estrazioni si tenevano dinanzi alla Gran Corte dei Conti e con due testimoni del popolo al Palazzo della Vicaria. Il lotto, ufficiale e non, provocò la reazione degli intellettuali, tra cui Matilde Serao che nel suo Il ventre di Napoli criticò in due capitoli appositi la degradazione apportata dal gioco al popolino. Rimane tuttavia legata a Napoli la tradizione della smorfia. Il termine, derivante da "Morfeo", il dio greco dei sogni, si riferisce all'abitudine di giocare numeri "ricevuti" in sogno. Questi numeri non sono quasi mai ricevuti esplicitamente, ma elaborati in base a un sistema che affonda le sue origini nella Cabala ebraica e che stabilisce che per ogni evento, azione o personaggio sognato corrisponde un numero. Numerosi sono i libri che permettono di stabilire questa corrispondenza. Oggi i numeri più celebri sono quelli legati alla tombola, sorta di lotto casalingo giocato soprattutto nel periodo natalizio, e da cui ha preso tra l'altro ispirazione l'attuale gioco del Bingo.
Legato alla smorfia è il Munaciello, lo spirito demoniaco ma a volte anche benigno che ha dominato le storie e le leggende napoletane per secoli, e che ancora oggi è temuto e rispettato dai napoletani più tradizionalisti. A volte il munaciello dà a colui che ha avuto la casa infestata dalla sua presenza i numeri da giocare al lotto, ma bisogna tenere il segreto e non confidarlo ad altri. A volte si limita a fare dispetti, ma altre volte ancora porta la gente alla follia e alla morte. Matilde Serao racconta la leggenda sull'origine di questo essere: sembra sia stato il frutto di una relazione tra una giovane della borghesia aragonese (tale Catarinella Frezza) e un popolano, Stefano Mariconda. La relazione, osteggiata dalla famiglia di lei, portò all'uccisione di Stefano e alla chiusura in convento di Catarinella, che ebbe però un figlio, storpio, che le monache vestirono da frate per nasconderne le deformità. Sarebbe dunque questo 'o munaciello. Altri dicono che il munaciello era l'amministratore dei pozzi della città, le cui acque spesso avvelenava. La popolarità di questo personaggio ha portato De Filippo a scrivere uno dei suoi capolavori teatrali Questi fantasmi, e sull'argomento sono stati scritti altri spettacoli.
Numerose altre leggende napoletane sono comunque raccolte dalla Serao nel suo Leggende napoletane e nel volume di Benedetto Croce Storie e leggende napoletane.
Il folclore napoletano è fortemente legato alla religiosità popolare, in particolare domina il culto dei santi e della Madonna, cui viene attribuito di volta in volta un suffisso diverso a seconda della particolare statua, icona o chiesa cui il fedele si riferisce. Numerose sono le edicole votive nei vicoli del centro storico. Ad una di queste edicole è legata la tradizione della Madonna dell'Arco, nome che deriva da un'edicola votiva di Sant'Anastasia che rappresenta una Madonna detta "dell'arco" perché questo borgo alle porte di Napoli era contraddistinto dalle arcate di un antico acquedotto romano. Il lunedì di Pasqua del 1450, a quanto si racconta, un giovane che giocava a palla-maglio scagliò irato la palla contro l'immagine della Madonna, che iniziò a sanguinare. In seguito, si è ripetuto un numero enorme di miracoli aventi come protagonista quell'immagine della Madonna (nel 1849 fu visitata da papa Pio IX) e ogni anno nelle vicinanze di Pasqua si tengono cortei di supplicanti e adoranti che culmina il lunedì di Pasqua dinanzi all'immagine della Madonna, dove i cosiddetti fujenti ("coloro che corrono" in napoletano) implorano in modo colorito l'immagine. Uno dei santi più amati è poi Giuseppe Moscati, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987: giovane e valente medico dell' Ospedale degli Incurabili, Moscati fu stimato da tutti i poveri e i miserabili che si recavano a casa sua per farsi visitare privatamente spesso senza retribuzione. Medico e ricercatore illustre, fu dominato da un'incrollabile fede che trasfuse anche a colleghi quali Pietro Castellino e Leonardo Bianchi.
Infine discorso a parte va fatto per San Gennaro, il santo patrono della città (il cui vero nome era Ianuario, perché appartenente alla Gens Ianuaria), martirizzato nel 305 sotto Diocleziano. Il suo sangue fu raccolto in un'ampolla, e nel 431 a quanto sembra per la prima volta si sciolse improvvisamente per poi ricoagularsi. Questo avvenimento è stato testimoniato storicamente nel 1389 per la prima volta, e si è ripetuto fino ad oggi, salvo alcune "interruzioni" che secondo la tradizione corrispondono a gravi sciagure per la città. Oggi il miracolo si compie tre volte l'anno: in primo luogo il 19 settembre, giorno del martirio; poi la vigilia della prima domenica di maggio (quando le sue spoglie furono traslate da Benevento a Napoli), ed infine il 16 dicembre, anniversario del suo più famoso miracolo, avvenuto nel 1631, quando i Napoletani condussero la statua del santo al Ponte della Maddalena e la lava del Vesuvio in eruzione si fermò salvando la città. Il miracolo del sangue è stato oggetto di varie contestazioni in ambiente scientifico secondo le quali il sangue sarebbe un liquido simile a gel, dotato cioè di proprietà tissotropiche, che lo porta quindi a sciogliersi se mosso meccanicamente. Il popolo rimane però ancora legato al miracolo e al santo, e resta celebre la frase comparsa sui muri della città quando il Concilio Vaticano II decretò culto di ambito unicamente locale quello del santo: San Genna', futtatenne! (San Gennaro, fregatene!).
N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera
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