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Scafati

Provincia di Salerno

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Scafati è una città di oltre cinquantamila abitanti della provincia di Salerno, di cui occupa la parte più settentrionale. Costituisce un unico agglomerato urbano con la città di Pompei ed è confinante senza soluzione di continuità anche con Castellammare di Stabia, entrambe afferenti alla provincia di Napoli.

Geografia

Primo comune dell'agro nocerino sarnese per popolazione, ubicato alle pendici del Vesuvio, il suo territorio è attraversato dal fiume Sarno, che taglia la città capoluogo in due parti. Il territorio si presenta pianeggiante.

Clima

Il clima è mite. La vicinanza del mare fa si che vi sia un clima mediterraneo tipico del meridione italiano. Il tasso di umidità è abbastanza elevato, soprattutto in estate dove la temperatura percepita, in passato, ha raggiunto anche i 45°.

Storia

Antichità

Non si ha notizia della presenza di un insediamento umano, nell'odierna Scafati, durante la prima eta' del ferro (IX-VII secolo a.C.); in base ad alcuni scavi eseguiti nella valle in epoche diverse si ha motivo di ritenere che la popolazione del protostorico, nel corso del proprio dislocamento lungo il Sarno, non si insediò nell'area che oggi appartiene al comune di Scafati. La ragione e' da ricercarsi nel fatto che il primo nucleo abitativo di Pompei era stato fondato da genti osche dedite al commercio piu' che all'agricoltura. Il fiume Sarno era il naturale tratto d'unione fra la costa campana e il suo entroterra; su di esso gia' dai tempi della civilta' osca, correvano le imbarcazioni mercantili. I primi segni di attivita' economica nel territorio di Scafati si ebbero sul fiume prima dei campi. Due avvenimenti politici segnarono l'estendersi dell'agricoltura verso Scafati: il primo fu conseguenza della politica commerciale di Napoli che oriento' le proprie attivita' verso il retroterra vesuviano, il secondo va collegato a un fenomeno di riversamento dei sanniti piu' poveri delle montagne verso zone rimaste scoperte. Durante le guerre sannitiche Roma lego' Nocera ai suoi interessi economici e militari mediante un patto federale, grazie al quale il territorio della confederazione nocerina sarebbe rimasto esente da ogni influenza di legislazione romana, insomma, in piena autonomia economica e amministrativa.

Eruzione 79 d.C.

Il territorio pompeiano continuò a godere dei benefici della feracita' del suolo e la popolazione a fruire delle conseguenze degli intensi scambi commerciali con le altre regioni italiche, finché il terremoto del '62 e l'eruzione del 79 vennero a turbare una vita fondata sul lavoro e sull'agiatezza. Nella storiografia locale, tutta la campagna dell'Ager Nucerinus viene associata alla stessa sorte delle campagne pompeiane, ma in realta' le cose dovettero andare in altro modo. Infatti i ritrovamenti nella zona dimostrano che essa costitui' una via di scampo, dove, chi era riuscito a salvarsi ha potuto rifarsi una vita.

Medioevo

Quindi la vita economica riprese a dispetto di ogni difficolta', e la produttivita' agricola crebbe al punto di destare le mire dei duchi napoletani a partire dal VI secolo. La valle continuo' a gravitare nell'area bizantina, finche', nel 601, Arechi, duca di Benevento, l'occupo' dopo feroci devastazioni. Nel 652 Sarno passava sotto la dominazione longobarda. Il corso del fiume Sarno cesso' di essere la linea di delimitazione tra i due principati. Fu cosi' che il territorio di Scafati rimase ancora assegnato al ducato di Napoli, ma la separazione fra i due stati non garantiva una pace sicura alle popolazioni poste lungo la linea di confine. Infatti, alcuni mutamenti politici portarono alla ridefinizione dell'assetto territoriale e dall'anno 848 il territorio di Scafati entro' a far parte della valle del Sarno, passando dalla denominazione bizantina a quella longobarda del principato di Salerno.Nel 1140 Ruggiero II divenne re di Sicilia e di Puglia. Ciò porto' sicurezza nelle campagne, perche' determino' la cessazione delle furibonde guerre combattute fra i conti e i principi. Il Catalogus baronum riporta notizia di un Signore a Lettere e di un altro a Nocera, e nulla piu'. L'assenza di altri baroni nella valle conferma l'ipotesi della demanialita' della zona, che era sottoposta a particolare amministrazione per cio' che concerneva il rendimento dei terreni e la loro concessione, ma a nessuna soggezione politica. Quando quella terra si avvio' a ridiventare coltivabile e una popolazione inizio' a fermarsi per lavorarla e abitarvi, fu donata a Riccardo Filangieri. Estintasi la famiglia Filangieri, la terra di Scafati ritorno' al regio demanio e segnatamente alla corona angioina. La nuova situazione non fu certo migliore: alla tolleranza degli Svevi si sostitui' un'ostinata e crudele intrasigenza che impedi' all'Italia meridionale e alla Sicilia di raggiungere lo splendore che aveva cominciato ad annunciarsi sotto la caduta dominazione. La presenza di una monarchia stabile a Napoli, pero', determino' miglioramenti nelle condizioni di vita nella citta' e un nuovo e piu' intenso rapporto con la vicina campagna. L'Agro Nocerino-Sarnese, si trovo' così investito di piu' larghe e frequenti richieste di vettovagliamento, il che dette impulso allo sviluppo e all'incremento dell'agricoltura. Nel 1284, Carlo II d'Angio' concesse la terra di Scafati al monastero di S. Maria di Realvalle come un feudo nobile. L'abbazia tenne il feudo sino ad alcuni anni prima del 1355, quando la regina Giovanna I lo concesse al Gran Siniscalco del Regno, Niccolo' Acciaiuoli. Da qui il feudo torno' nuovamente nelle mani dell'abbazia alla quale fu tolto definitivamente nel 1464 per donazione fattane da papa Pio II a suo nipote Antonio Piccolomini, liberatore della terra scafatese per conto di Alfonso d'Aragona. Con quest'ultimo passaggio si chiuse la lunga serie di infeudazioni cui fu esposta la terra di Scafati.

Fine Medioevo - Epoca Spagnola

Intorno all'anno 1532 si verificarono alcuni fattori favorevoli al miglioramento dell'economia agricola: ai terreni vulcanici fertilissimi, si aggiunsero quelli ricavati dalla riduzione dell'area boschiva, rendendo così possibile l'estendersi dell'area messa a coltura; furono impiantati opifici e mulini feudali in localita' Bottaro e fu aperta la strada regia, lungo la quale si intensifico' il traffico commerciale. Erano i segni della nuova mentalita' rinascimentale e dell'influenza economica e finanziaria della scoperta dell'America, seguita dal rialzo dei prezzi e dalla rivalutazione dei terreni. Scafati ne fu direttamente investita e così il suo territorio assunse un' importanza mai avvertita prima che la posizionò al centro dei commerci e dei transiti nella valle del Sarno, nel momento in cui i traffici si incrementavano e il passaggio delle merci sul fiume avvertiva un proficuo sviluppo. Questa situazione di benessere richiamò, sul posto piu' vicino al fiume, nuova gente, e avrebbero di lì a poco dato inizio a una floridezza economica senza precedenti, se il signore di Scafati non avesse modificato l'alveo del fiume, causando il disastroso impaludamento di buona parte dei terreni. Connessa all'incremento demografico ed economico fu l'estensione dell'insediamento urbano . Il centro storico, che ancora oggi viene chiamato Vitrare, comincio' invece a sorgere e a svilupparsi nella seconda meta' del XVIII secolo. Infatti il fiscalismo spagnolo, la degradazione ecologica della valle da Scafati a Sarno, il calo della popolazione e le epidemie del secolo, non poterono certo incoraggiare uno sviluppo urbanistico.

Epoca di Masaniello

Nel biennio 1647-48 la valle fu teatro della guerra fra le forze popolari e quelle baronali come riflesso immediato della rivolta di Masaniello, scoppiata pochi mesi prima a Napoli. La sua caduta in mano alle forze baronali segnò l'inizio di un triste periodo di sottomissione alla volonta' dei baroni. L'ideale rivoluzionario della repubblica partenopea, nell'Agro e a Scafati in particolare, ebbe vita brevissima. La classe intellettuale rimasero indifferenti o volutamente estranei al movimento delle idee, senza lasciarsi travolgere dai fatti. In questa zona la repubblica fu una ventata insignificante che non vide piu' rivivere l'ardore e il coraggio testimoniati dall'aspra guerra contadina del tempo di Masaniello.

Regno delle due Sicilie

Fu importante centro industriale tessile e dell'armeria sotto il Regno delle Due Sicilie. Infatti, l'allora re Ferdinando II istituì un polverificio e realizzò un'opera di rettifica del basso corso del fiume Sarno per il trasporto delle polveri da sparo dall'opificio verso il mare, intervento che risolse anche diversi problemi per la popolazione legati alle continue esondazioni del fiume. Inoltre, sempre sotto la reggenza di Ferdinando II, fu costruito uno scalo ferroviario sulla storica linea Napoli - Portici, la prima ferrovia dell'Europa continentale, quando questa fu allungata fino a Nocera Inferiore.

XX secolo

Durante la Seconda Guerra Mondiale le dure rappresaglie tedesche portarono alla nascita del primo gruppo armato resistente del meridione d'Italia, successivamente denominato "Gruppo 28 Settembre" guidato da Don Vittorio Nappi, nelle azioni di guerra caddero Raffaele Cavallaro, il giovanissimo Mimì Catalano ed a causa delle ferite riportate, morirono anche Pasquale Nappo e Luigi Cavallaro. Il "Gruppo" contribuì alla liberazione del territorio comunale. Attraverso azioni armate e compiendo un grosso lavoro informativo, l'arrivo degli Alleati in città fu enormemente facilitato, grazie alle guide Partigiane gli inglesi penetrarono nel centro cittadino senza attraversare il ponte sul fiume Sarno, in piazza Vittorio Veneto (ultimo passaggio di collegamento fra le province di Napoli e Salerno) già minato dai tedeschi, riuscendo così ad evitare che quest'ultimo fosse abbattuto e scongiurando ulteriori e devastanti spargimenti di sangue. Le eroiche azioni partigiane valsero nel 1962 l'assegnazione al Comune di Scafati della medaglia d'oro da parte dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.

Origine del nome

Il toponimo Scafati deriva dal termine scafa, ossia "battello fluviale", che a sua volta deriva dal latino scapha. Tali mezzi, chiamati poi lontri, simili alle gondole, ma con fondo piatto, erano fondamentali mezzi per la navigazione del fiume Sarno. Ed è proprio per questa ragione, ma anche per il fatto che i palazzi del centro si affacciano pittorescamente sul fiume, la città di Scafati era un tempo indicata con il nome di Piccola Venezia.

La città

Nel centro cittadino di Scafati in piazza Vittorio Veneto vi si trova la chiesa di Santa Maria delle Vergini, santo patrono della città.

Dalla piazza centrale a pochi metri è possibile raggiungere il Municipio chiamato Palazzo Mayer, dove alle sue spalle vi si trova la Villa Comunale chiamata Parco Wenner. Il centro è formato dal corso principale della città Corso Nazionale; altre vie frequentate nel centro storico sono Via Giovanni XXIII e Via Martiri d'Ungheria.

La città è suddivisa da varie frazioni; tra le principali c'è San Pietro, dove è possibile trovare la chiesa di San Pietro in piazza.

Chiese e altri edifici religiosi scafatesi

Chiesa Madonna delle Grazie
Chiesa Madonna dei Bagni
Chiesa di Sant'Antonio da Padova
Chiesa di Santa Maria delle Vergini, in Piazza Vittorio Veneto
Chiesa di San Vincenzo Ferreri
Chiesa di San Francesco di Paola
Chiesa di San Francesco d'Assisi
Chiesa Croce Santa
Abbazia di Santa Maria di Realvalle in San Pietro - Suore Alcantarine
Chiesa Badiale Curata San Pietro Apostolo
Chiesa SS. Vergine del Suffragio

Scafati e la musica

Il 7 novembre 1999 a Scafati è stata fondata una "Scuola della canzone napoletana" dedicata a "Roberto Murolo - Città di Scafati", con una serata inaugurale tenuta presso "Villa Nunziante". Numerosi sono i siti di rilevanza culturale, il più noto è sicuramente il Polverificio Borbonico poi sono da citare Villa Nunziante, l'Abbazia di Realvalle a San Pietro e numerosi reperti archeologici ritrovati in territorio cittadino, come ad esempio la villa romana detta "di Popidio Narciso". Scafati si contraddistingue per la sua profonda e radicata tradizione di musica popolare: nelle sue periferie ancora a vocazione fortemente agricola, si conservano la suggestioni della "Tammurriata" che prende il nome dal tamburo che scandisce il ritmo, detto "tammorra" o "tammurro". Originario di Scafati sarebbe stato, secondo la tradizione, Felippo Sgruttendio (detto per questo "de Scaphato") autore di una raccolta di sonetti e canzoni in dialetto napoletano dal titolo "La tiorba a taccone", pubblicata per la prima volta nel 1646. N. Sapegno così ebbe a definire l'opera: "un canzoniere in vita e in morte di una Cecca, gustosa parodia, ricca di pittoreschi quadretti di vita popolana, dei modi e dei temi della lirica amorosa contemporanea".

Tradizioni

Forme di musica popolare

La "tammurriata" utilizza particolari strumenti musicali: la già citata tammorra, formata da una pelle tesa su un cerchio di legno su cui sono fissati dei sonagli detti "'e cicere" o "'e cimbale"; le castagnette o nacchere, intagliate nel legno e costituite da due parti unite fra loro da un cordoncino. In alcune zone le castagnette vengono distinte in "maschio" e "femmina" a seconda che vengano suonate rispettivamente con la destra o con la sinistra. «Questo esempio riporta ad un'antica simbologia del corpo secondo la quale l'uomo, il suo corpo in genere, è per metà maschile e per metà femminile. Una visione del genere, tipica del mondo antico ed orientale, si ritrova però anche nella concezione della divinità nel Meridione. Alcune Madonne, ad esempio, hanno nella raffigurazione iconografica il sole (sulla destra) e la luna (sulla sinistra), ovvero il "maschile" e il "femminile"» (Sergio De Gregorio, nell'opuscolo allegato all'LP "Musica e canti popolari della Campania - vol. 1").

Alla tammorra e alle castagnette si possono aggiungere anche: il putipù o caccavella (tamburo a frizione costituito da una pentola di terracotta o scatola di latta ricoperta da una pelle, su cui è fissata una canna); il triccheballacche o scetavajasse (composto da tre martelletti di legno di cui quello centrale fisso, martelletti ai quali possono essere applicati anche dei sonagli); la tromba degli zingari o scacciapensieri o marranzano. Il rappresentante illustre della "Tammurriata" è Antonio Matrone ('O Lion) col suo gruppo definito "A Paranza do' Lione".

L'altra grande forma di musica popolare è "A Fronna e Limone" (fronda di limone). Quest'ultima è una particolare forma di canto campano, eseguito a distesa e senza accompagnamento strumentale. Per quel che riguarda i testi, in genere si attinge ad un vasto repertorio di "fronne" che però, a seconda della circostanza, possono essere variate, rimescolate o improvvisate in parte dall'esecutore (e ciò avviene massimamente quando le "fronne" sono articolate tra due o tre persone che si rispondono e dialogano con tali canti). Per questa loro disponibilità al dialogo, le "fronne" sono state anche utilizzate come comunicazione con i carcerati. Infatti per il passato, era abbastanza frequente sentir cantare sotto le carceri alcuni tipi di "fronne", articolate da parenti o amici di reclusi. Spesso erano informazioni che si davano al carcerato, messaggi d'amore, parole di conforto, il tutto articolato con un linguaggio oscuro e gergale che sfuggiva anche alla comprensione dei secondini.

Nella tradizione più classica, esiste , un repertorio di "fronne" più ritualizzate, le cui tematiche si riferiscono all'amore, a fatti sessuali e alla morte. Il protagonista indiscusso di questa particolare forma di canto e "Zì Giannino Del Sorbo" senza ombra di dubbio il più grande frondaiolo vivente.

Festa di "Bagni"

Una festa considerata emblematica per tutto l'agro Nocerino Sarnese è la festa della "Madonna dei Bagni" , si svolge a Bagni, località agricola situata in periferia di Scafati al confine con Angri.

Una festa tipicamante primaverile che si consuma nei suoi rituali nelle masserie dove si canta e si danza a ritmo di "tammorra" e "castagnette" (tamburo e nacchere). Scritti antichi ci riportano ai festeggiamenti per i quali la plebe rurale traeva ispirazione dalle "Feste Ilarie", che celebravano la morte e resurrezione di Attis. Antropologicamente nell'antichità pagana il dio della natura rinasce in questo periodo. Festeggiamenti quindi per l'alterna vicenda della natura che fiorisce a nuova vita. Morte e vita, nel mondo rurale si identificano: dalla morte del seme ne consegue la nascita della pianta. Altro elemento di vita è l'acqua. Su queste premesse si innesta il rito religioso che nei giorni della festa dell'Ascensione, sulla Statale 18, nei pressi del seicentesco Santuario, si celebra in onore della "Madonna dei Bagni". La festa, secondo autorevoli studiosi, rientra nel culto delle "Sette Madonne" in Campania. A Bagni, oltre al Santuario di S. Maria Incoronata dei Bagni, risalta la fonte ('o fuosso) che contiene l'acqua ritenuta miracolosa; dove una vecchietta intinge una penna di gallina nell'olio santo, unge e benedice la gente. Altre peculiarità del "fosso" sono: la camomilla, i papaveri e "'o Vacille cu' 'e rrose", bacinella con petali di rose maggiaiole che vengono, secondo la leggenda, benedetti da un "Angelo" che passa nei campi la notte precedente l'Ascensione, donando ai fiori tipici della festa proprietà taumaturgiche e purificatorie. Icona mobile della festa "Il Carrettone" Anticamente i signorotti del napoletano raggiungevano Bagni con il "Bleak", vettura di lusso trainata da cavalli dove prende-vano posto le "maeste ncannaccate", signore con vistosi gioielli al collo.

I contadini invece si servivano dei comuni carretti che per l 'occasione "annoccavano" (addobbavano) con fronde e fiori di carta velina, per copertura, come riparo dal sole, venivano sistemate delle lenzuola. Da tali carretti deriva il nome "'O Carrettone 'e Vagne". Tale mezzo di viaggio, la cui ultima apparizione risaliva al lontano 1954, è stato riproposto, nel pieno rispetto dell'antica tradizione, dal 1982 al 1987, fino a quando la festa non ha subito un processo di trasformazione con l' immissione di elementi spurii che non hanno nessuna congruenza culturale - antropologica con la memoria autentica.

Il "Carrettone" era preceduto, nel suo "viaggio", da un folto gruppo di ragazzi che indossavano "antrite", collane di noccioline e castagne e che "guidavano" il tipico "chirchio", cerchio di bicicletta o di botte, anch'esso "annoccato" con fiori di carta, penna di gallina e immaginetta della Madonna.

La Festa della Madonna dei Bagni conserva oggi il suo fascino in ragione delle esibizioni spontanee della gente che rimane protagonista autentica quando accompagnandosi con le inseparabili "castagnette" si disinibisce e si esprime a lungo in una frenetica "tammurriata" collettiva.

N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera Wikipedia. Tutti i testi di Wikipedia sono rilasciati sotto licenza GFDL.
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